Un’ora con…Pino Sabatelli de I fiori del peggio

Senza nome-scandito-41

Ritratto dello #Stronkman da giovane

Signore e signori, fate largo all’instancabile censore della parola scritta, a colui davanti al quale la pagina impallidisce, a colui che ha scudisciato Pynchon e ha detto de Il cardellino di Donna Tartt, parafrasando DFW,

non posso dire che è scritto male, “ma richiede al lettore una quantità di fatica che è ridicolmente sproporzionata rispetto alla soddisfazione che ne trae”.

#Facciamolabreve: largo a Pino Sabatelli, a.k.a. Stronkman (e qui mi partirebbe una variante del tormentone di Frozen, Do you want to meet a Stronkman? Tuttavia, nel tentativo – vano – di mantenere accettabili i – bassissimi – livelli di serietà di questo spazio, mi limiterò a canticchiarla tra me e me, lasciando la parola al buon Pino).    

I fiori del peggio: come e perché?

Il blog nasce dal desiderio di parlare dei libri che leggo con chi condivide la mia passione. Quando ho iniziato ad usare Twitter, non avrei mai immaginato di imbattermi in un’accolita di bibliofili accaniti quanto me. In un primo momento ho provato a ridurre le recensioni in 140 caratteri: impossibile. La concisione del mezzo è più adatta ad esperimenti icastici e divertentissimi, anche se non banali, come #fallabreve, piuttosto che a recensire in maniera sensata un testo. A onor del vero, un altro motivo per cui ho iniziato il blog è rappresentato dalla volontà, donchisciottesca, di contrappormi alla melassa imperante con cui si parla di libri su Twitter. Ma qui si dovrebbe aprire una discussione piuttosto impegnativa, per cui glisso. Quanto al titolo, si tratta del nome del file su cui, da anni, annoto le frasi che più mi colpiscono in un libro. Poiché, nella gran parte dei casi, dei libri c’è ben poco da ricordare, il titolo mi è venuto spontaneo: un gioco di parole piuttosto scontato, in effetti.

Chi c’è dietro I fiori del peggio?

Solo un lettore appassionato, onnivoro e dai gusti difficili, dicono. Non ho alcun interesse professionale nel mondo dell’editoria e per vivere mi occupo di tutt’altro. Non so se questo sia un bene o un male. Probabilmente, se dovessi scrivere di libri per lavoro, non mi divertirei così tanto. E, quasi certamente, non sarei così libero.

Il tuo scaffale d’oro

È uno scaffale molto lungo! Difficile fare una classifica, perché il gusto si evolve e, non avendo mai riletto un libro, non so se nella maturità confermerei l’olimpo della mia gioventù. Per limitarmi agli scrittori con i quali sono cresciuto e di cui apprezzo pressoché tutta l’opera, direi: Mann, Dostoevskij e Proust. Da diversi anni ho sviluppato una predilezione per la letteratura americana, nel cui oceano, se devo scegliere cinque nomi, dico: McCarthy, Yates, Wallace, Philip Roth e Carver. Ma è un gioco molto crudele!

Un personaggio in cui ti immedesimi particolarmente

Per quanto sia un lettore che sospende immediatamente l’incredulità, quando il libro merita, non ricordo di aver mai provato questa sensazione. Facendo lo stesso gioco con i fumetti, penso che sarei Topolino: un personaggio saccente, pignolo e insopportabile (che però ha sempre ragione)!

Se il tuo blog fosse una canzone

Senza pensarci troppo dico: Paranoid Android.

Il tuo rapporto con la scrittura

Adoro scrivere, intendo proprio il gesto fisico di scrivere con una penna sul foglio bianco. Il blog ha esacerbato la mia ossessione per la cura formale del testo: per ogni post impiego anche cinque, sei ore per la prima stesura, cui seguono almeno altre due o tre riscritture, in cui mi capita anche di sovvertire completamente l’architettura iniziale del pezzo, e un numero imprecisato di riletture per limare, sottrarre, ripulire. Quando mi accorgo che mi sto annoiando a rileggere, pubblico. Qualcuno penserà: “Visto il risultato, facevi più bella figura a dire che scrivi di getto!”.

Progetti in cantiere

Quest’anno voglio leggere Infinite Jest. Inoltre, visto il discreto successo di quella che ho fatto per La cresta dell’onda di Pynchon, conto, entro l’anno, di pubblicare le guide alla lettura di Infinite Jest e, udite udite, L’arcobaleno della gravità. Riguardo al blog, dovrebbe esserci qualche novità sulla piattaforma e sul nome di dominio.

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