Un’ora con…Francesca Crescentini di Tegamini

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La blogger di oggi non ha certo bisogno di molte presentazioni. È uno dei personaggi più colorati, camaleontici ed estrosi del web, capace di pettinare i minipony con la destra e scrivere con la sinistra (è mancina) una guida onnicomprensiva alla lettura di Infinite Jest, che utilizzerò quando mi deciderò a smettere di aver paura di DFW (quando? Quando? Quando?).
Avete capito di chi si tratta? (Certo, il titolo e la foto fanno un po’ da spoiler….)

Di colei che ha ammesso che fare i selfie non è facile (ha tutta la mia comprensione: nei miei pochi, miseri tentativi di autoscatto appaio con l’itterizia, il triplo mento e i capelli ad angolazioni improbabili), disquisendo con grazia di Joan Didion e gestendo la carriera di una vera star dell’Instagram, Ottone von Accident, tra un calendario e l’altro.

Ottonne

E come dimenticare lo Storify di #Annasottoaltreno, ironica rilettura commentata su Twitter della mia amata, amatissima Anna (Karenina?)
Bando alle ciance, ecco a voi Madame La Tegamini, al secolo Francesca Crescentini (che fa pure rima, tra l’altro).
Buona lettura!

1) Come nasce Tegamini?

Tegamini è un incrocio di circostanze fortuite e improbabili. Potevo trovare un Pokémon, allevarlo come se fosse mio e girare l’Italia a piedi sfidando i barboncini dei passanti. Potevo iscrivermi a un corso di contorsionismo, studiare da spogliarellista o collezionare sassi dalla forma curiosa. Potevo andare a correre, che tanto male non mi avrebbe poi fatto. E invece no. Ho cominciato a scrivere su Tegamini. Era il 2011 e vivevo in un monolocale astutissimo. Il letto era una specie di gigantesca asse da stiro incastrata in una complessa struttura a parete. E si trasformava in un divano, quando lo tiravi su. Visto che non avevo mai ospiti perché a Torino non conoscevo praticamente nessuno, la modalità-salotto del monolocale non è mai stata sfruttata a pieno. In compenso, avevo un sacco di tempo per leggere, per metabolizzare la nuova vita, per imparare a rianimare una caldaia bloccata dal gelo e per raccontare delle scemenze su Internet. Ho sempre avuto un blog, sarà che sono figlia unica. Visto che ero diventata grande, però, mi sembrava il caso di ripartire con qualcosa di nuovo. E l’ho chiamato Tegamini, un nome adatto per un contenitore di piccole cose felici.

2) Chi c’è dietro Tegamini?

Tegamini funziona grazie a un vasto staff. Di recente abbiamo addirittura dovuto aprire un nuovo ufficio, capace di contenere e arginare la debordante estensione del TEAM. O forse sono semplicemente ingrassata, anche se MADRE sostiene il contrario. A dire la verità, ci siamo solo io e il gatto. Amore del Cuore, dopo aver verificato i fondamenti etici delle mie richieste, concede la sua preziosa collaborazione solo in caso di particolari emergenze grafiche. O se c’è bisogno di tenere in mano il telefono mentre mi vuoto una bacinella d’acqua gelata sulla testa. Se vogliamo proprio buttarla sul biografico, invece, non è che ci sia chissà che mistero. A marzo compio trent’anni (lutto incombente e sterminato), sono nata a Piacenza e vivo a Milano. Ho lavorato nell’editoria e, da un paio di mesi, sbalordisco il cosmo dalla mia nuova scrivania, in un’agenzia social. Di notte – e non per motivi d’insonnia – traduco libri per ragazzi, prevalentemente molto spassosi e pieni zeppi di giochi di parole che mi provocano acutissime emicranie. Ho sviluppato una dipendenza per la focaccia alle olive. Mi piacciono i dinosauri, gli animalini, le bestie mitologiche e i film con i supereroi. Mangio molto lentamente, apprezzo il surreale, sono orba e scrivo con la sinistra. In un lontano passato ero una superba sportiva. Non so stirare e non intendo imparare.

3) Il tuo scaffale d’oro

Anna Karenina, Una cosa divertente che non farò mai più, Il GGG, Niccolò Ammaniti, Kazuo Ishiguro, Gary Shteyngart e tutto quello che Michel Pastoureau ha mai avuto voglia di spiegarci. E Il manuale di zoologia fantastica di Borges. E Michele Mari.

4) Un personaggio in cui ti immedesimi particolarmente

Stonecipher LaVache Beadsman III. Anche se non somiglio a Satana.

5) Se il tuo blog fosse una canzone…

Il cavallo di battaglia di un coro di alpini sbronzi, forse. Sono estremamente amusicale, in realtà. Non so che dire. Per rendere la faccenda meno assurda, ho elaborato una spiegazione degna di una sceneggiatura di serie B. Trauma infantile. I traumi infantili funzionano sempre. Il mio è il pianoforte. Mi hanno costretta a suonarlo, ho patito parecchio e finalmente mi sono ribellata, sviluppando un’acuta insensibilità alla musica nel suo complesso. Non mi sembra di conoscere abbastanza canzoni per trovarne una che abbia qualcosa in comune con Tegamini. Non è questione di “Cielo, Tegamini è troppo speciale per essere classificato musicalmente in qualche modo”. Zero, è proprio ignoranza. Quello che posso fare, però, è buttarmi sulle colonne sonore. Quelle fanno miracoli anche per la gente coi problemi, tipo me. Mi farò dunque soccorrere dal tema di Jurassic Park, per forza. E con immane fierezza.
Potere ai velociraptor!

6) Il tuo rapporto con la scrittura

Bisogna coltivare le cose che si fanno volentieri. O almeno credo. Io scrivo volentieri. Mi fa contenta. Non so quanto faccia contenti gli altri, ma per me – soprattutto quando si tratta del blog – è una gioia. Con il passare del tempo, quando mi sono accorta che c’era qualcuno che veniva incredibilmente a leggere quello che succedeva, ho addirittura cominciato a impegnarmi un po’. Credo che una sterminata componente della voglia di scrivere dipenda anche dalla curiosità e da come si è fatti. Io ho una naturale propensione per gli entusiasmi, per dire. Se scopro qualcosa che mi interessa e che tocca in qualche modo i pezzettini del mio mondo sono in grado di sviluppare invasamenti dal potenziale enciclopedico. E devo assolutamente dirlo a tutti. Come i bambini piccoli. Mi piace anche pensare che, scrivendo, si impari a coltivare il proprio sguardo. Accorgersi anche di quello che non si vede… e trovare il modo di raccontarlo, quello sarebbe proprio un bell’esperimento.
Quando scrivo per lavoro, invece, mi rilasso parecchio. Sembra una scemenza atomica, ma per me va così. Quando scrivo per lavoro non ci sono i miei pensieri da mettere in ordine. Magari il vostro cranio contiene un placido laghetto alpino. Liscio. Soave. Disciplinato. Io sono una specie di groviglio di polpi che si picchiano dei barattoli sul muso, con foga e prepotenza. Il fatto che i polpi siano in grado di aprire i barattoli è una roba che mi affascina oltre ogni immaginazione. Avranno il muso, i polpi? Comunque. Quando scrivo per lavoro, chissà poi come, riesco a creare quella magica bolla di distacco che mi permette di diventare efficiente. Penso solo a quello che devo dire, a come sta venendo fuori, alla logica di quello che ho davanti. I miei polpi trovano finalmente il modo di svitare e avvitare i loro barattoli in santa pace. Ordine. Disciplina. Un inedito aroma di croccante sensatezza. E mi pagano pure.

7) Progetti in cantiere

Sto scrivendo una cosa buffa. Ci tengo molto e mi piacerebbe finirla in un tempo ragionevole. Se poi qualcuno se la vorrà pigliare, tanto meglio. Sto anche cercando di far crescere dei vegetali nei vasi che mi sono ritrovata sul balcone. E vorrei una seria ristrutturazione del guardaroba: solo vestiti con delle bestie stampate sopra. Sarebbe anche bellissimo diventare una persona che ha il tempo di tenere un cane. Vorrei un volpino di Pomerania. Piccolissimo e straordinariamente gonfio. Lo chiamerei Rasputin. E ho bisogno di leggere i classici russi. Tutti.

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