Sylvia Plath tra poesia e mito

I think I would like to call myself “The girl who wanted to be God”
(Sylvia Plath, Words)

paris

Perché continuiamo a leggere Sylvia Plath, a cinquantadue anni dalla sua morte, e ad immedesimarci nei suoi scritti?
Perché Sylvia Plath incarna e simboleggia la dicotomia che ogni donna (e, in una certa misura, ogni essere umano) si trova ad affrontare: l’eterna lotta tra essere e dover essere, tra io privato e io pubblico. La disperata ricerca di conformarsi allo stereotipo di ragazza americana (sana, bella, intelligente, simpatica, sportiva, competitiva) cercando di nascondere, dietro questa patina dorata, il suo essere una ragazza di vetro sotto una campana di vetro.

american girl

Questa dicotomia viene analizzata da Ginevra Bompiani nel suo Lo spazio narrante, e viene messa in relazione con la poetica della Plath.
Nell’estate del 1954, Sylvia cerca di dare forma concreta (e ironica) alle contraddizioni che le straziano l’anima (l’anno precedente la ragazza aveva cercato di uccidersi ed era stata ricoverata in una serie di cliniche psichiatriche, dove aveva sperimentato una delle sue più grandi paure, l’elettroshock; l’intera esperienza viene raccontata dalla Plath nel suo unico romanzo, The Bell Jar, La campana di vetro) tingendosi i capelli biondo platino.

Il suo io biondo platino rappresenta il suo tentativo di ribellarsi all’io bruno, “…la grigio vestita, sobria, bevitrice d’acqua, presto-a-letto, economa, pratica ragazza che ero diventata…” (da una lettera alla madre del 13 ottobre 1954).
Non stupisce dunque che Sylvia abbia scelto come argomento di tesi il tema della doppia personalità in Dostoevskij, né che elementi come lo specchio, l’acqua, il riflesso, le ombre, i gemelli diventino parte integrante dell’immaginario mitico della sua poesia. La cura rigorosa, quasi maniacale della forma e dello stile serve a contenere, a plasmare quelle poesie che “…non sono ispirate da nient’altro che un ago o un coltello o quel che sia” (da una dichiarazione per la  BBC del 1963, prima di un suo reading di poesie).

reading
Non c’è tuttavia una contraddizione tra un “io vero” e un “io falso” nella Plath: la poetessa accetta il mondo per quello che è, pur vedendolo come una comunità a lei estranea in cui ha bisogno di essere riconosciuta.
Per questo motivo Sylvia cerca di conformarsi e di accettare quelle regole che la vogliono studentessa modello, figlia affezionata, moglie innamorata, madre devota. La Sylvia delle lettere è la Sylvia pubblica, la Sylvia bruna: tutta la vita degli affetti appare nelle sue corrispondenze costante e tale da riscuotere l’approvazione dell’Americano medio. Nelle lettere, Sylvia dichiara di amare sua madre, suo fratello, le amiche, i bei ragazzi alti e sportivi.

pinkLa Sylvia bionda, che non ha bisogno di essere riconosciuta, emerge nelle sue poesie: qui viene fuori l’odio/amore per la madre, garante della Sylvia convenzionale, che si rifiuta di accettare la confusione, i problemi mentali della figlia.

enhanced-buzz-20118-1389222990-13

Le lettere di Sylvia alla madre sono sempre piene di affetto e di riconoscenza nei suoi confronti, in contraddizione con l’insofferenza e il rancore che emergono in The Bell Jar; Aurelia, la madre-vampiro, non deve, non può vedere sua figlia come quel calice di cristallo, prossimo a frantumarsi, come quella ragazza di vetro dentro una campana di vetro dopo che Ted l’ha lasciata. Silvia, spezzata dal dolore, proibisce alla madre di raggiungerla a Londra.
Un’altra delle colpe imputate alla madre Aurelia è la morte del padre Otto. Quest’ultimo aveva deciso che sarebbe morto precocemente di malattia e si era autodiagnosticato un tumore, chiudendosi nelle sue stanze e vivendo totalmente alienato dai figli. In realtà, Otto sarebbe morto nel 1940 di diabete. Per Sylvia, il padre avrebbe rappresentato, nel suo immaginario poetico, la volontà di morte.
Altro rapporto problematico è quello col fratello Warren. A due anni e mezzo, mentre Sylvia cammina sulla riva del mare (che identifica come il suo elemento naturale; appena in grado di gattonare, Aurelia l’aveva portata sulla spiaggia e Sylvia si era diretta con decisione verso l’onda) le viene annunciato l’arrivo del fratello.

warrenLa bambina, mentre riflette su quest’inaspettata notizia dalle prospettive incerte, avverte per la prima volta la “separatezza” di ogni cosa:

Avvertii  la parete della mia pelle: Io sono Io. Questa pietra è una pietra. La mia meravigliosa fusione con le cose di questo mondo era finita.
(Ocean 1212-W)

plath1

Sylvia definisce quel giorno “l’orribile compleanno dell’alterità”, data in cui ha inizio il suo esilio dall’unità.
Tutti questi elementi si ritrovano nell’immaginario poetico di Sylvia, che la Bompiani ricollega a quello che Northrop Frye in The Secular Scripture definisce “the Night World”, la terza fase di discesa negli Inferi, nell’utero della terra. Questa fase è caratterizzata da sofferti riti di passaggio, parte del ciclo della morte e della rinascita; da sacrifici umani;  da una progressiva, solitaria alienazione; da figure oracolari e dal tema del Doppelgänger, il doppio, che si ritrova in elementi quali lo specchio.
Nella raccolta The Colossus (Il Colosso), la figura maschile è legata all’abisso e alle profondità marine. I suoi colori sono quelli dei fondali dell’abisso: il fango, il nero, il verde.
La figura femminile appartiene invece alla superficie; è algida e fredda, pallida come la luna, bianca come il ghiaccio.

ST2
La sapienza di questo mondo di uomini marini e vergini lunari è oracolare: la conoscenza non arreca sollievo e non può essere salvifica, ma pura consapevolezza di un destino ineluttabile.
Il sangue invece è la vita, il suo calore, la terra, il corpo, il sesso: non a caso il primo rapporto sessuale di Sylvia/Esther in The Bell Jar culmina in un’emorragia.

Le nozze di Sylvia e Ted sono nozze di sangue: nella sua poesia Pursuit (Inseguimento), Sylvia scrive:

There is a panther stalks me down:
One day I’ll have my death of him;

I hurl my heart to halt his pace,
To quench his thirst I squander blood;
He eats, and still his need seeks food,
Compels a total sacrifice.

(C’è una pantera che m’incalza:
un giorno me ne vorrà morte.

Scaglio il mio cuore per fermarne il passo,
per spegnerne la sete effondo il sangue;
lui mangia, e ancora il suo bisogno vuole cibo,
pretende un assoluto sacrificio.)
(da Sylvia Plath – Tutte le poesie, Oscar Mondadori, trad. Anna Ravano).

ST3Da queste nozze di sangue nasce la Sylvia, poetessa.

Not easy to state the change you made
If I’m alive now, then I was dead.
Though, like a stone, unbothered by it,
Staying put according to habit.
You didn’t toe me just an inch, no –
(Non è facile dire il cambiamento che operasti.
Se adesso sono viva, allora ero morta
anche se, come una pietra, non me ne curavo
e me ne stavo dov’ero per abitudine.
Tu non ti limitasti a spingere un po’ col piede, no –
(Love Letter – Lettera d’amore, da Sylvia Plath – Tutte le poesie, Oscar Mondadori, trad. Anna Ravano).

Dopo il matrimonio con Ted, la maternità diventa un altro elemento essenziale della poesia di Sylvia: è per la poetessa un’esperienza profondamente simbolica e salvifica, perché trasmette la vita. La madre si rigenera nel figlio, mentre il padre scompare (come Otto era scomparso per la sua volontà di morte, come Ted scompare per inseguire Assia).
Nel suo poemetto a tre voci Three Women (Tre donne), trasmesso dalla BBC nell’agosto del 1962, la maternità viene rappresentata in tutti i suoi aspetti e tutti i suoi contrasti, senza idilli né idealizzazioni. Le protagoniste sono tre donne: una ragazza madre che abbandona il bambino (il rifiuto); una donna che lo perde (l’incapacità; Sylvia stessa perde un bambino, tra Frieda e Nicholas); la donna che abbraccia la sua nuova condizione di madre (l’accettazione).

mom

La Bompiani osserva che il viaggio poetico di Sylvia coincide anche col suo viaggio esistenziale: la maturità poetica coincide con la fine del viaggio.
Al  Alvarez, saggista inglese che era anche stato amico della Plath, nel suo The Savage God, una riflessione sul suicidio, osserva che “la poesia di quest’ordine è un’arte omicida”: la poesia succhia a Sylvia la vita che le è rimasta, taglia i suoi ultimi legami col mondo, traduce in morte il desiderio di morte. I versi sono specchio ed emulazione di una tragedia per attrice sola, un monologo che vede come protagonista Sylvia, chiusa nella sua campana di vetro, in un freddissimo inverno londinese.
La poesia, non l’amore, ha fatto nascere e rinascere Sylvia Plath.
Attraverso la poesia Sylvia Plath conosce e riconosce la realtà, quella stessa realtà che non riesce ad accettare.
Di quella stessa poesia la ragazza di vetro, la ragazza che voleva essere Dio, muore.

smiling

Letture consigliate:
– Ginevra Bompiani, Lo spazio narrante. Jane Austen, Emily Brontë, Sylvia Plath, et al. edizioni
– Katie Crouch, Making sense of suicide with Sylvia Plath (trovate l’articolo in traduzione qui sul blog)
– Sylvia Plath, Tutte le poesie, Oscar Mondadori, trad. Anna Ravano, prefazione a cura di Seamus Heaney
– Northrop Frye, The Secular Scripture: A Study of the Structure of Romance, Harvard University Press
– Sylvia Plath, La campana di vetro, Mondadori, trad. Adriana Bottini, Anna Ravano
– Al Alvarez, The Savage God, Bloomsbury Publishing PLC

– Andrew Wilson, Mad Girl’s Love Song. Sylvia Plath and Life before Ted, Scribner

bc329-jarlo-spazio-narrante-L-yiqH8o

Advertisements

17 thoughts on “Sylvia Plath tra poesia e mito

  1. rossellalofaro says:

    Che bel ritratto che ci hai offerto! Tra l’altro nell’identificazione del sangue con la vita mi è venuta in mente una delle mie scrittrici preferite: Elsa Morante.
    Ho letto il suo Diario esattamente un anno fa, mi ha devastato a tal punto da non voler toccare più nulla della Plath; ma adesso mi fai riconsiderare l’idea di leggere la sua poesia: voglio conoscere la Sylvia bionda 🙂

    Liked by 1 person

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s