Un’ora con…Manuela Bosio di Parole senza rimedi

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Sono passati già sei mesi dalla prima puntata di Un’ora con, rubrica di interviste spuntata fuori un po’ come un fungo dopo un acquazzone a seguito di una lunga chiacchierata transoceanica con Giulia di The Blooker, che all’epoca viveva ancora in Nuova Zelanda, scrivendo e esportando Bookstee a tutti noi poveri book nerd.

Ci ho preso gusto, a parlare di persone che mi piacciono. Persone belle, persone da cui imparare, persone che, pur attraverso conversazioni esclusivamente virtuali (email, Skype, chat, whatsapp) mi hanno toccato, mi hanno arricchito, mi hanno lasciato qualcosa.

Ho chiacchierato quindi con Alessandra di Una lettrice, con Valentina Stella di Bellezza rara, con Valentina Meloni di Travel Upside Down e con Marta Ciccolari Micaldi de LaMcMusa, tanto per farvi il riassunto delle puntate precedenti.

E sono felice di inaugurare il 2015 con una blogger che riempie le sue pagine virtuali di poesia, perché ultimamente mi sono interrogata un bel po’, sul valore, sullo status e sul ruolo (apparentemente inesistente) della poesia nella nostra società: Manuela Bosio di Parole senza rimedi.

Il blog di Manuela è un posto bello. È un posto in cui rifugiarsi quando si ha bisogno di cercare quella bellezza, quel sempre nei mai di cui parla la Barbery ne L’eleganza del riccio.

Parole senza rimedi è la prova che la poesia è più necessaria che mai, oggi. Perché si ha bisogno di pensieri di bellezza per contrastare tutta la bruttezza che ci circonda. E Manuela la rende accessibile, la poesia, distillandola, alternandola a pillole di pensieri e vissuto. Grazie a lei ho scoperto – o riscoperto, a seconda dei casi – Luzi, Manganelli, Raboni, la Valduga.

E mi sono persa nella sue parole – che fossero parole che non avrebbe dovuto scrivere, riflessioni sulla memoria nate in una sala d’aspetto, bilanci di fine anno apparentemente casuali, altri e bassi della vita da prof.

E mi sono tuffata nelle sue recensioni, mai asettiche, sempre partecipate, quasi come se in realtà si stesse parlando davanti a una tazza di tè e la Mallarmeana fosse lì a raccontarti Giusi Marchetta, o Paolo Cognetti .

Ultima cosa, giuro: Manuela è una persona spontanea e lunare, trasparente come i pensieri e i frammenti di sè che riversa nei suoi post. È una persona che si mette in discussione e si pone domande, cosa che riscontro sempre di meno nell’esercito di tuttologi imperanti. E questa è una delle qualità che apprezzo di più in una persona.

Quindi, che aspettate a perdervi nelle sue parole senza rimedi?

Manuela Bosio

1) Come nasce Parole senza rimedi, e cosa rappresenta per te?

Come e quando, soprattutto. Il blog nasce in un gennaio particolarmente freddo di un anno molto importante per la mia vita, il 2012, a cui devo molto del mio essere attuale.

Non parlo soltanto di fatti, parlo soprattutto di sensazioni. È stato un crescere e un regredire contemporaneamente, il punto di avvio di una stagione stabile e inquieta allo stesso tempo.

Tutta questa necessità di dire aveva bisogno di uno spazio che la contenesse.

Così, il blog, che parte prima come luogo di commento poetico, o di libri letti e amati, di parole nascoste nelle pieghe delle pagine, poi si trasforma – e questo non so se sia un bene o un male – in parentesi di impressioni sulla realtà che mi circonda, di stati interiori che spesso galleggiano tra il detto e il non detto.

Nasce parallelamente alla mia esperienza come Professoressa di Italiano alla Scuola Secondaria, alla paura matta che avevo della mia vita in rapido cambiamento, a una visione nuova di alcune cose.

Provare a crescere a trent’anni senza rete di sicurezza è più difficile di quanto si creda.

Tra i primissimi post, quello a cui sono più affezionata è quello che riguarda Le notti difficili e il mio incontro con la lettura di Buzzati, autore che amo da sempre, che risulta ancora oggi uno dei più letti.

2) Chi c’è dietro Parole senza rimedi?

Bella domanda. Ci sono soprattutto io, penso si percepisca, ma anche chi mi sta intorno, la mia casa, il mio lavoro. E c’è anche chi è distante, soprattutto temporalmente, i personaggi dei libri che leggo, la loro vita pensata e immaginata, o fisicamente, ma presente attraverso le parole, dei libri, delle poesie, dei discorsi persi nella memoria.

C’è la provincia, facile e difficile, il mondo della scuola, i ragazzi con cui passo la maggior parte del tempo e ci sono i piccoli alunni con cui lavoro oggi.

Ci sono i ricordi, tanti, e i desideri. C’è la mente ma anche il corpo, le sue ferite, i suoi segni. Tutto condito con un po’ di malinconia, che non penso sia il mio tratto caratteriale predominante, ma esce spesso quando scrivo, chissà perché.

3) Il tuo scaffale d’oro

Premetto, non amo le liste. Chi mi conosce sa che rifuggo ogni idea di progetto che preveda elenchi di cose da dire o da fare. Per te farò un’eccezione.

Nel mio scaffale d’oro non può mancare la poesia, che compro e leggo da quando ero piccolissima, e tutti dicevano “Che schifo la poesia”, mentre io rimanevo affascinata da quei versi che sembravano dire ciò che io non sarei mai riuscita.

lo scaffale d’oro è un luogo che non contemplo, sarebbe infinito, ma ti posso dire ciò che occupa alcuni spazi importanti

Tutte le poesie di Giovanni Raboni

I sessanta racconti di Dino Buzzati

Il Maestro e Margherita di Bulgakov

Poesie 1972-2002 di V. Lamarque

L’isola di Arturo di Elsa Morante

Tutte le poesie di e. e. cummings

per dirti dei nomi, così, i primi che mi sovvengono.

4) Se Parole senza rimedi fosse una canzone (o una colonna sonora)….

Anche questa domanda è difficile, forse sarebbe una di quelle musiche brasiliane che sanno di tormento e abbandono e che, nel passaggio dopo esplodono di allegria, come un lampo, guardando con nostalgia al passato, all’infanzia e con gioia al presente e illusione al futuro, magari.

Una nenia che culla come un’onda, che annoia un po’, che poi, però, lascia qualcosa di dolce.

Ascolto musica di quasi tutti i generi, mi piace variare, dipende dai periodi, spesso dall’umore.

5) Cos’è per te la poesia, e una poesia che ti rappresenta, che senti tua (o più di una se vuoi)

Per me la poesia è molto importante, un fatto quasi naturale (lo so, è patetico, lo so.)

Devo premettere che non vengo da una famiglia di grandi lettori, a parte mia madre.

Quando ero piccola, mi accostavo alla lettura soprattutto su testi scolastici e, guarda caso, i testi più accattivanti risultavano sempre quelli poetici.

È un linguaggio che riesce a toccarmi nel profondo, che parla con le parole che vorrei sentirmi dire. Il passato ha visto anche un periodo di sventurata produzione poetica adolescenziale che ho dato in pasto alla polvere e all’umidità della cantina.

Ci sono molte poesie che sento mie, sarebbe impossibile elencarle tutte.

Mi piace molto una poesia di Giorgio Manganelli, il cui primo verso recita:

Desideravo vederti, desidero la fantasia dei tuoi capelli.

È un componimento che esprime un tormento d’amore e che mi piace soprattutto perché dice fantasia dei tuoi capelli, che considero da sempre una bellissima immagine.

Un’altra poesia che amo è quella, bellissima, di cummings

Mi piace il mio corpo

quando è con il tuo / corpo. È una cosa tanto nuova…

perché è l’idea che ho dell’amore.

Ultima, una poesia di Giovanni Raboni che mi è rimasta nel cuore per la malinconica familiarità che accomuna le nostre vite:

Vivi, io e te, per quanto?

contenuta nei Barlumi di storia.

Amo molto Patrizia Valduga e Vivian Lamarque, donne di poesia molto diverse tra di loro, ma capaci di appassionare le diverse parti di me.

Ce ne sarebbero molte altre, ma temo che non ci sia lo spazio sufficiente.

6) Il tuo rapporto con la scrittura

Premetto che nutro parecchi dubbi su ciò che sia realmente la scrittura e sul fatto che ciò che lascio sul blog possa essere definito tale.In generale, posso dire che il mio rapporto con la scrittura è abbastanza conflittuale.

Ci sono momenti in cui sento il bisogno compulsivo di scrivere, una sorta di “fame” che mi spinge a tracciare segni e raccontare le mie storie, lasciando andare impressioni emozioni anche molto intime e profonde.

Ci sono altri periodi in cui non mi è possibile nemmeno il pensiero della scrittura, e spesso ciò accade nei giorni in cui sto poco bene, o sono molto felice.

La scrittura resta comunque una passione che non mi lascia, che mi accompagna da anni e mi aiuta a liberarmi di certi fantasmi, a lasciarli andare, o a creare loro uno spazio confortevole..

Importante il legame con la lettura, infatti, più leggo cose che mi stimolano e mi coinvolgono, più riesco a vedere ciò che mi circonda con occhi nuovi, e magari a scriverne un frammento, un’immagine.

7) Progetti in cantiere

Progetti nuovi, no, oltre a quello di vivere tutto, forte. Ultimamente scrivo poco, un po’ perché ho meno tempo, a volte perché mi sembra di avere meno cose da dire. Spero di continuare a scrivere ancora per un po’ su Parole senza rimedi senza annoiare troppo chi mi legge, raccontando storie a chi le vuole sentire, consigliando i libri e le poesie che amo e ho amato di più. Regalando parole. Senza rimedi, naturalmente.

verde

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