La pace delle cose selvagge: perché tradurre le poesie di Berry è un imperativo morale

wendellberryAlla fine del 2014 ho scoperto lo scrittore americano Wendell Berry, e l’ultimo libro dell’anno per me è stato il suo intenso Hannah Coulter. Innamorarsi di uno scrittore, come ogni infatuazione, richiede una buona dose di irrazionalità, un cuore aperto, una dose immensa di curiosità, una sete inestinguibile di conoscerlo meglio.

Come accade per ogni infatuazione che si rispetti, bisogna leggere qualcosa di suo ogni giorno, sentire il suono della sua voce mentre legge qualcosa che ha scritto, cercare vecchie interviste e articoli su di lui, promettere a se stessi di leggere tutto quello che ha scritto.

E Berry è a many splendored thing, per dirla con Han Suyin. Ha inventato una cittadine fittizia nel Kentucky, Port William, dove sono ambientati Hannah Coulter e Storia della vita di Jayber Crow, barbiere, membro della comunità di Port William, scritta da lui medesimo, entrambi pubblicati in Italia dai simpaticoni di Lindau nella collana Senza frontiere.

Per Berry, l’agricoltura è la vera base dell’economia americana tutta, il pilastro sul quale è stata fondata e che sostiene il sistema. In diversi saggi, come quelli della raccolta The Unsettling of America: Culture and Agriculture, Berry critica con veemenza la politica agricola statunitense, che promuove sovrapproduzione, inquinamento, erosione del suolo.

Leon V. Driskell, che ha contribuito al Dictionary of Literary Biography, ha definito The Unsettling of America

an apocalyptic book that places in bold relief the ecological and environmental problems of the American nation

(un libro apocalittico che mette coraggiosamente in rilievo i problemi ecologici ed ambientali della nazione americana).

Un’altra sua raccolta di saggi, Recollected Essays, 1965-1980, è stata paragonata da diversi critici a Walden di Thoureau. Charles Hudson, in un articolo pubblicato nella Georgian Review, ha scritto che

like Thoreau, one of Berry’s fundamental concerns is working out a basis for living a principled life. And like Thoreau, in his quest for principles Berry has chosen to simplify his life, and much of what he writes about is what has attended this simplification, as well as a criticism of modern society from the standpoint of this simplicity

(come per Thoureau, anche nel caso di Berry una delle preoccupazioni fondamentali era trovare un modo per vivere una vita di princìpi. E, come Thoureau, Berry, nella sua ricerca di princìpi, ha scelto di semplificarsi la vita. Molto di quello che scrive riguarda la conquista di questa semplicità, e, al tempo stesso, la critica della società moderna partendo dal punto di vista della semplicità stessa).

Ma Wendell non è solo uno scrittore, un saggista, docente presso le università di Stanford, Georgetown College, NYU, Cincinnati, Bucknell, Kentucky (la sua Alma Mater): Wendell è un grande poeta, che celebra nei suoi versi la vita bucolica, l’alternarsi delle stagioni, la famiglia, la natura in tutti i suoi aspetti, specie quello spirituale, la vita delle piccole comunità locali, il ritmo dolce e melodico della vita della fattoria, lo scorrere gentile del tempo.

Nella sua recensione a Collected Poems, 1957-1982, David Ray del New York Times Book Review ha scritto che

(Berry)…can be said to have returned American poetry to a Wordsworthian clarity of purpose. … There are times when we might think he is returning us to the simplicities of John Clare or the crustiness of Robert Frost. … But, as with every major poet, passages in which style threatens to become a voice of its own suddenly give way, like the sound of chopping in a murmurous forest, to lines of power and memorable resonance. Many of Mr. Berry’s short poems are as fine as any written in our time.

(si può dire che Berry abbia fatto tornare la poesia americana a quella chiarezza di intenti che era caratteristica di Wordsworth… Ci sono momenti in cui pare quasi che stia tornando alla semplicità di John Clare o all’asprezza di Robert Frost… ma, come accade con ogni grande poeta, alcuni passaggi in cui lo stile minaccia di prendere il sopravvento lasciano improvvisamente spazio, come il suono della legna tagliata a pezzi in una foresta piena di sussurri, a versi pieni di potere, di risonanza memorabile. Berry ha scritto alcune delle poesie brevi più belle dei nostri tempi).

Purtroppo, le poesie di Berry non sono state (finora) tradotte in Italiano, privando i suoi lettori della musicalità dei suoi versi, della bellezza semplice e poco pretenziosa delle immagini che prendono vita tra le strofe.

Edizioni Lindau ha annunciato su Twitter, qualche giorno fa, la prossima pubblicazione di un’altra opera di Berry, che rimane tuttora top secret, lanciando l’hashtag #TotoBerry.

Nella speranza che qualcuno raccolga la sfida, che poi è un imperativo morale, e pubblichi una traduzione delle sue poesie (si, amici di Lindau, vi sto facendo l’occhiolino), vi propongo una mia modestissima traduzione di una della poesie che preferisco, The peace of wild things (La pace della cose selvagge).

When despair for the world grows in me

and I wake in the middle of the night at the least sound

in fear of what my life and my children’s lives may be,

I go and lie down where the wood drake

rests in his beauty on the water, and the great heron feeds.

I come into the peace of wild things

who do not tax their lives with forethought

of grief. I come into the presence of still water.

And I feel above me the day-blind stars

waiting for their light. For a time

I rest in the grace of the world, and am free.

Wendell Berry, “The Peace of Wild Things” from The Selected Poems of Wendell Berry. Copyright © 1998. Published and reprinted by arrangement with Counterpoint Press.
Source: Collected Poems 1957-1982 (Counterpoint Press, 1985)

Quando ho il cuore pieno di disperazione per lo stato del mondo

e mi sveglio nel cuore della notte al minimo rumore

paventando quello che potrebbe accadere a mia moglie, ai miei figli

vado a sdraiarmi lì dove il maschio dell’anatra

riposa nell’acqua in tutta la sua bellezza, e l’airone azzurro si nutre.

Mi addentro nella pace delle cose selvagge

che non caricano la loro esistenza di premonizioni

di sofferenza. Raggiungo l’acqua immobile.

E avverto sopra di me le stelle, pallide e cieche durante il giorno,

in attesa di venire accese. Per un istante,

riposo nella grazia del mondo, e sono libero.

portwilliammap_large

Mappa di Port William dal sito http://www.wendellberrybooks.com/index.html

 

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