21ac5608c6edd2db06839f72b582901d Non ho senso dell’orientamento. Mi perdo in continuazione. Le mie peggiori nemiche sono le fermate della metropolitana con mille uscite su strade diverse: perdo l’uscita, non riconosco i dintorni, mi perdo. Imparo a memoria il percorso, per essere libera di leggere, ascoltare musica, sognare a occhi aperti, giocare a Ruzzle, pensare.

È un esercizio di ripetizione, un allenamento di vuoti a perdere, un balletto, una coreografia da ripetere pedissequamente, minuziosamente: casa – fermata della metro – un’occhiata al pannello della direzione – sei fermate – scorciatoie – ufficio. Oggi è bastata un’uscita della metro chiusa per lavori a distruggere tutto il processo. Senza nemmeno rendermene conto, sono uscita dalla parte opposta e ho continuato a camminare, Bruce Springsteen nelle cuffiette, il sole, la giornata fredda ma straordinariamente limpida, pulita. Ho camminato finché mi sono resa conto che sarei arrivata in ritardo alla mia lezione di portoghese; allora mi sono affidata a Google maps, che mi ha trascinata per un dedalo di stradine secondarie, nascoste. Sapevo che stavo allungando inutilmente il percorso, ma ho continuato a camminare – destra, sinistra, alla rotonda la seconda a destra,The river, Hungry heart, Thurder Road, I’m on fire.

E ho pensato che questo camminare è un po’ come vivere (a orecchio, improvvisando) e che non c’è Google maps che possa interpretare le ragioni del cuore (sostiene Pereira), dirimere i desideri più reconditi, separare i pro dai contro, fare una raccolta differenziata dei propositi (raggiungibili, utili, auspicabili, pericolosi, distruttivi), studiare l’anatomia di una passione, spegnere la ragione e accendere l’istinto. E ho pensato che ci muove al buio, a tentoni, alla cieca, e che l’intrico di stradine altro non è che il labirinto delle ore, dei giorni, delle settimane: percorsi spazio-temporali che spesso appaiono come vicoli chiusi.

E mi sono venuti in mente questi versi di Raymond Carver:

The nights are very unclear here.

But if the moon is full, we know it.

We feel one thing one minute, something else the next.

(Qui le notti sono molto offuscate/Ma se c’è la luna piena, ce ne accorgiamo. /Proviamo qualcosa per un attimo, l’attimo dopo è qualcosa di diverso).

E ho pensato che qui le notti sono veramente buie, e che è difficile vedere la luna o le stelle; ma quando non si sa dove andare, i giorni non sono poi tanto diversi, avvolti da una nebbia fitta, imperscrutabile. Una nebbia che spesso impedisce di riconoscere quello che si prova, lo rende liquido, confuso, cangiante.

E in questo andare si incontrano passanti. Alcuni ci sfiorano appena la spalla, frettolosi. Altri toccano la nostra vita per un attimo o per sempre, in modi misteriosi e insondabili, e lasciano il ricordo delle loro spalle mentre si allontanano, la loro ombra, le loro orme, il loro profumo, un desiderio, un rimpianto. E si continua a camminare, con o senza navigatore, senza un’idea chiara del percorso, o della destinazione. E si spera nel meglio. Soundtrack: Strade, Subsonica