Raw with love (l’amore secondo Bukowski)

Little dark girl with
kind eyes
when it comes time to
use the knife
I won’t flinch and
I won’t blame
you,
as I drive along the shore alone
as the palms wave,
the ugly heavy palms,
as the living does not arrive
as the dead do not leave,
I won’t blame you,
instead
I will remember the kisses
our lips raw with love
and how you gave me
everything you had
and how I
offered you what was left of
me,
and I will remember your small room
the feel of you
the light in the window
your records
your books
our morning coffee
our noons our nights
our bodies spilled together
sleeping
the tiny flowing currents
immediate and forever
your leg my leg
your arm my arm
your smile and the warmth

of you
who made me laugh
again.
little dark girl with kind eyes
you have no
knife. the knife is
mine and I won’t use it
yet. 

Ragazzina mora dagli occhi gentili

quando verrà il tempo di usare il coltello

non batterò ciglio

e non incolperò

te,

mentre guido lungo la costa, da solo

mentre ondeggiano le palme,

palme brutte, pesanti

quando i vivi non arrivano

e i morti non se ne vanno

non incolperò te,

invece

ricorderò i baci

le nostre labbra scorticate d’amore

e ricorderò come mi hai dato

tutto quello che avevi

e come io ti ho offerto

quello che restava di me

e ricorderò la tua stanzetta

il senso di te

la luce alla finestra

i tuoi dischi

i tuoi libri

i nostri caffè mattutini

i nostri pomeriggi le nostre notti

i nostri corpi fusi

addormentati

flussi e correnti minime

immediate ed eterne

la tua gamba la mia gamba

il tuo braccio il mio braccio

il tuo sorriso e il tuo calore

tu

che mi hai fatto ridere

di nuovo.

Ragazzina mora dagli occhi gentili

non hai un coltello.

Il coltello è mio e non lo userò

non ancora.

Ci sono poesie che sono ferite aperte e ogni verso getta un po’ di sale nel taglio.
Ci sono poesie che appartengono a tutti, perché parlano un linguaggio semplice e diretto.
Ci sono poesie che sono come strali, perché sono nude. Perché sono vere.
C’è Charles Bukowski, e ci sono notti che arrivano accompagnate da una malinconia pertinace, che si attacca alla pelle come l’afa di agosto, quell’afa che contiene già in grembo la promessa delle piogge di fine estate che verranno e porteranno via con sè la sabbia dai teli da mare, insieme a ricordi di cose che sono state e non sono più. Cose che potevano essere e non saranno mai.
C’è Bukowski, e c’è una ragazzina dagli occhi profondi e gentili, e c’è l’impossibilità di viverlo nel momento, l’amore, perché c’è la consapevolezza che finirà, che andrà via, come il solleone di agosto che si scioglie nelle piogge di settembre torrenziali e piangenti di cardarelliana memoria.
C’è un coltello, perché l’amore è una lama sottile e affilata, che può facilmente ferire anche le pelli più dure.
C’è l’amore, e ci sono gli amanti, separati e tenuti insieme dalla promessa e dalla minaccia di questa lama sospesa nel mezzo, prigionieri del dilemma dei porcospini di Schopenauer:  se si avvicinassero troppo, se decidessero di vivere come un’entità sola, gli aculei dell’uno infliggerebbero sicuramente dolore all’altro, e viceversa. E allora l’amore diventa una sorta di balletto, un avvicinarsi allontanarsi riavvicinarsi prendersi riprendersi lasciarsi, dilaniati da una parte dalla paura di soffrire, dall’altra dalla paura della perdita, del vuoto, della solitudine, ottenebrati dall’immensità di questa dipendenza fisica e intellettuale, fatta di carne e sogni, di pelle e pensieri, di sangue e sudore.
C’è l’amore che è un’arma a doppio taglio, fatta di beatitudine e di solitudine.
Se la ragazzina usasse il coltello contro Bukowski, quest’ultimo non batterebbe ciglio, né l’accuserebbe, perché guiderebbe già nelle ramblas di chi sa che ha già perso in partenza, sospeso in una terra di mezzo costeggiata di palme brutte perché pesanti, brutte perché in qualche modo delimitano un orizzonte brumoso, senza confini, che limiti non dovrebbe avere dal momento che è una terra di nessuno, una regione dove i vivi non arrivano e i fantasmi dei morti (degli amori persi e finiti? delle cose che avrebbero potuto essere e non saranno mai?) non vogliono proprio saperne, di andarsene.
È la terra di passaggio di tutti coloro che hanno perso un amore e camminano alla cieca, avanzando a tentoni, nella nebbiolina dell’oblio.
No, Bukowski non ce l’avrebbe con la morettina dagli occhi gentili: userebbe il suo tempo in questa terra di nessuno per ricordarla, centimentro per centimetro. Ricordare le labbra scorticate dall’amore, i baci crudi. Ricordare come lei gli avesse dato tutto quello che aveva e lui, in cambio, solo quello che gli era rimasto, o meglio, quello che di lui era rimasto.
Ricorderebbe questa ragazza minuta nella sua camera, la luce del mattino che penetrava tra le fessure delle imposte, la stanza infestata da un amore crudo, nudo, puro, essenziale.
Ricorderebbe tutto quello che la definiva: i suoi libri, i suoi dischi, la sua presenza minuta nella sua piccola stanza.
Ricorderebbe tutto quello che li definiva: i loro caffè mattutini, il loro mezzogiorno e la loro notte, quando il braccio di lei era il braccio di lui, quando c’era una confusione di gambe di arti di respiri di sudore di pelle. Quando quell’amore duro, nudo, scorticato era una questione di centimetri di pelle e di correnti. Quando il sorriso di lei gli aveva insegnato a ridere, di nuovo.

No, Bukowski non le serberebbe rancore. Perché l’amore è un’arma a doppio taglio, e forse il coltello per tagliare quel filo sottile che sono loro due non è nelle piccole mani di lei, ma nelle mani sofferte e forti di lui. Che lo userà, perché sa che quello che lo aspetta è quel viale alberato senza inizio né fine, che ha come partenza la fine e come arrivo la solitudine, passando attraverso il lungo tunnel dell’oblio.
Lo userà, ma non ancora. Perché in fondo, l’amore è una nebbia che si dissolve al mattino. Per essere più precisi, è una nebbiolina combustibile che brucia con le prime luci del mattino, sostiene Bukowski, sostiene:

Love is kind of like when you see a fog in the morning, when you wake up before the sun comes out. It’s just a little while, and then it burns away… Love is a fog that burns with the first daylight of reality.

E ancora:

If there are junk yards in hell, love is the dog that guards the gates.

Se ci fossero discariche di rottami all’inferno, l’amore sarebbe il cane che ne sorveglia i cancelli. Perché l’amore è un cane dall’inferno, sostiene Bukowski, sostiene. 

 

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