#libriinvaligia4: Un pugno di classici da (ri)leggere sotto l’ombrellone

I classici sono libri che esercitano un’influenza particolare sia quando 

s’ impongono 

come indimenticabili, sia quando si nascondono nelle pieghe della memoria

 mimetizzandosi da inconscio collettivo o individuale.

Italo Calvino

 

 

E se quest’estate, invece del blockbuster di turno, mettessimo in valigia un pugno di buoni classici, da leggere e/o rileggere?

Ecco una manciata di proposte (trovate le altre puntate di #libriinvaligia qui, qui e qui):

Emma, ovvero la celeberrima Emma Woodhouse nata dalla penna di Jane Austen, la ragazza che crede di sapere tutto sull’amore e sul match – making e riceve invece un paio di spiacevoli sorprese: spezza il cuore per ben due volte alla sua protetta, la giovane e inesperta Harriet Smith, e rischia di spezzare il suo. Su consiglio di Emma, Harriet rifiuta infatti la proposta dell’onesto e innamorato Martin e finisce per innamorarsi dell’unico uomo per cui l’indipendente, altezzosa Emma abbia mai provato qualcosa, Mr Knightley. Da affiancare alla brillante serie Emma approved, prodotta da Pemberley Digital (che ha prodotto anche la famosa serie The Lizzie Bennet Diaries, che a sua volta è diventata un libro alquanto spassoso), per una rilettura in chiave moderna e frizzante dei classici di Aunt Jane;

Anna Karenina di Lev Tolstoj, la donna tranciata non solo dalle rotaie di un treno, ma anche e soprattutto dal conflitto dovere – volere, dalla contrapposizione madre/donna, dal ruolo marginale affidatole da una società che le porta via il grande amore della sua vita, suo figlio Serioza, lasciandola vuota a perdere, piena di rabbia e dolore nei confronti di se stessa, del mondo, del frivolo e incostante amante, Vronskij (recensione completa qui). Da affiancare al coraggioso adattamento cinematografico di Joe Wright, con una Keira Knightley in splendida forma (più informazioni qui);

Cime tempestose di Emily Bronte, la celeberrima storia d’amore tra la bella e capricciosa Cathy e l’oscuro, misterioso Heathcliff, che si perdono tra le lande desolate e le brughiere brumose dello Yorkshire, fino a immedesimarsi nel paesaggio, fino a diventare il paesaggio stesso, quelle cime tempestose del titolo che li dividono in vita per ragioni sociali ed economiche (e mancanza di coraggio) e li vedono riuniti dopo la morte, fantasmi per mano sotto la luce tenue della luna piena. È una tappa imprescindibile dell’educazione sentimentale di ogni lettore, quindi non saltatela, facendovi scoraggiare da orrende copertine alla Twilight come quella proposta da Harper Collins, anche perché Bella non direbbe mai di Edward quello che Cathy dice del suo Heathcliff alla fedele governante Nellie:

Le mie grandi sofferenze in questo mondo sono state quelle di Heathcliff, e le ho viste e vissute tutte fin dal principio; il mio pensiero principale nella vita è lui. Se tutto il resto morisse, e lui rimanesse, io continuerei ad esistere; e se tutto il resto continuasse ad esistere e lui fosse annientato, l’universo si trasformerebbe in un completo estraneo: non ne sembrei parte. – Il mio amore per Linton è come il fogliame nei boschi: il tempo lo cambierà, ne sono consapevole, come l’inverno cambia gli alberi. Il mio amore per Heathcliff somiglia alle rocce eterne che stanno sotto quegli alberi: una fonte di piacere ben poco visibile, ma necessaria. Nelly, io SONO Heathcliff! Lui è sempre sempre, sempre nella mia mente: non come una gioia, non più di quanto io lo sia per me stessa, ma come il mio stesso essere. Quindi non parlare più di separazione: non è possibile.

Da affiancare  al sempreverde adattamento cinematografico del 1992, con una splendida Cathy/Juliette Binoche;

Dell’amore e di altri demoni di Gabriel García Márquez, la desolata epopea di una ragazzina dai lunghissimi capelli ruggine creduta vittima di possessione demoniaca, Sierva María de Todos los Ángeles, e del giovane prete che dovrebbe salvarla, Cayetano Delaura, e che invece muore d’amore per lei, con lei, in un crescendo di sonetti di Garcilaso de la Vega, ché il demone più difficile da sconfiggere è proprio lui, l’amore. Da affiancare ad una bella antologia di Garcilaso de la Vega (una curiosità sul poeta che non poteva sfuggire ad una calabrese: è stato alcalde, cioè governatore, di Reggio Calabria nel 1534, ed è stato colui che ha dato forma propria e coerenza al rinascimento spagnolo);

Lolita di Vladimir Nabokov, la storia dell’ossessione del triste professor Humbert per la ninfetta Dolores Haze, in arte Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Il libro ha conosciuto una storia editoriale travagliatissima: tacciato a più riprese di pornografia e pedofilia, è scampato a un tentativo di distruzione dello stesso Nabokov, che aveva buttato il suo manoscritto nelle fiamme, Per fortuna Vera, sua moglie ed eterna collaboratrice, ha sottratto a una fine infelice uno dei massimi capolavori delle letteratura moderna e contemporanea in lingua inglese: perché, non prendiamoci in giro, non si può bruciare (o censurare) un libro in cui il protagonista dice di Lolita

Vedete, io l’amavo. Era amore a prima vista, a ultima vista, a eterna vista

(e credetemi. in lingua originale è anche meglio. Un tripudio per i sensi di tutti i feticisti della lingua inglese). Da affiancare all’adattamento cinematografico di Kubrick (da evitare come peste invece l’adattamento del 1997 di Adrian Lyne, nonostante lo struggente tema finale di Ennio Morricone). Se invece volete approfondire le vicende dei Nabokov vi consiglio il bellissimo The Wives: The Women Behind Russia’s Literary Giants di Alexandra Popoff, un ritratto accurato del pesante e complesso ruolo sociale e professionale ricoperto dalle mogli dei grandi scrittori russi: erano infatti stenografe, correttrici di bozze, consigliere fidate. Vera Nabokov aiutava Vladimir a preparare tutte le sue lezioni universitarie e a correggere i compiti degli studenti; inoltre sedeva in prima fila durante le sue lezioni, cosicché Vladimir immaginava di rivolgersi solo a lei. Un vero e proprio lavoro, insomma;

Via col vento di Margaret Mitchell (no, aver visto venti volte il celeberrimo adattamento cinematografico non conta come scusa). Il libro offre un quadro storico della Guerra civile americana molto più approfondito; inoltre, è una sorta di Bildungsroman al contrario della protagonista, la mitica Rossella O’Hara, che all’inizio della vicenda è una civetta con tanti grilli per la testa e poche preoccupazioni, a parte l’ossessione per la mussolina verde e per Ashley Wilkes. Durante la guerra, Rossella perde entrambi i genitori e affronta con coraggio e durezza privazioni e umiliazioni, riuscendo a sfamare la sua famiglia e la moglie di Ashley, l’odiata Melly, e il loro bambino, Beau, che salva da morte sicura. Il personaggio subisce poi però un’involuzione: dopo la celebre promessa a Dio e a se stessa di non soffrire mai più la fame, Rossella diventa sempre più fredda, egoista, cinica, avida e calcolatrice. Soprattutto, continua a non conoscere e a non comprendere l’amore, scambiandolo per la sua infantile infatuazione per il bell’Ashley, totalmente diverso da lei per educazione, gusti e temperamento. Se Rossella avesse capito Ashley, non l’avrebbe mai amato; e se l’avesse davvero mai amato, avrebbe capito che erano troppo diversi per stare insieme e si sarebbe dedicata interamente al vero amore della sua vita, l’affascinante, onnipresente filibustiere Rhett Butler, che smette di amarla solo alla fine, stanco dei continui rifiuti di Rossella, stanco di non essere mai ricambiato.
Quando Rossella capisce di averlo sempre amato è ormai troppo tardi; ma la nostra eroina scaccia via anche questo problema, anche questo pensiero infelice recitando il suo eterno mantra, domani è un altro giorno.
Da affiancare alla lettura degli scritti giovanili della Mitchell, Before Scarlett: Girlhood Writings of Margaret Mitchell (disponibili solo in Inglese) e, per i più avventurosi, al sequel Scarlett, a cura di Alexandra Ripley (disponibile anche in traduzione italiana).

Buone letture estive, e ovunque siate (spiaggia, montagna, campagna, pausa pranzo) perdetevi sempre nell’incanto di una storia.

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