What we talk about when we talk about love

Di cosa parliamo quando parliamo d’amore? Me lo chiedo anch’io, sempre più spesso, del tutto incapace di darmi una risposta, intellettualizzando l’idea di amore fino a farne un concetto astratto, un ideale del tutto avulso dalla realtà, che rischierebbe di passare dalla poesia alla prosa nel tran tran del quotidiano. Un fiore troppo bello e raro e profumato per essere colto, destinato a una teca, e a essere rimirato da lontano, agognato per tutta la vita, senza mai essere posseduto davvero, nè tantomeno conosciuto. Insomma, io ho le idee piuttosto confuse.
Ma Raymond Carver, beh, lui è Carver.
Nell’ultimo racconto della raccolta omonima, What we talk about when we talk about love, Carver si fa beffa della pretesa di sapere, di conoscere, di comprendere poi davvero di cosa si parli, quando si parla d’amore.
Ne ride, ghigno peggio del gatto di Cheshire, davanti a una bottiglia di pessimo gin tonic con ghiaccio e lime. Perchè noi non possiamo sapere, e loro non possono sapere. Loro sono i protagonisti del racconto, due coppie: Mel e Terri, Nick e Laura.
Nick e Laura sono la coppia perfetta, ancora in fase luna di miele: hanno la sfrontata arroganza di non doverlo spiegare, l’amore, perchè loro sono l’amore, con la certezza spavalda di chi non si fa troppe domande, con i loro sguardi ammiccanti e complici, i loro gesti. Il loro toccarsi, cercarsi, trovarsi, trovarsi senza cercarsi, cercarsi per il solo gusto di cercarsi.
E poi ci sono loro, Mel e Terri, entrambi al secondo matrimonio. Mel odia l’ex moglie, al punto di evitare di telefonare ai loro figli solo per non rischiare di sentire la sua voce dall’altra parte della cornetta. Terri ha rischiato di essere uccisa dal suo ex compagno, Ed, dal suo amore assoluto, violento, possessivo, maniacale.
Eppure, candidamente, con una fede incorruttibile nei grandi amori, lei porta Ed come esempio d’amore. Ed, che l’ha picchiata fino a lasciarla quasi senza vita; Ed, che ha ingollato una generosa razione di veleno per i topi quando Terri se n’è andata, per essere poi salvato in corner; Ed, che dopo mesi di minacce nei confronti della neocoppia Mel-Terri si spara un colpo in bocca, alla Hemingway. E lei, Terri, è lì ad aspettare la morte con lui, a tenergli la mano nonostante sia in coma, perchè lui non ha nessuno a parte lei, e lei non vuole che Ed muoia da solo. Perchè anche questo è amore.
L’idea che Terri ha dell’amore, passionale, assoluto, anche distruttivo, purchè sia amore, si scontra con l’idea che ne ha Mel, che si chiede dove sia potuto andare a finire tutto l’amore che nutriva per la sua ex-moglie, e che, alquanto cinicamente, osserva che tutti loro hanno amato prima di sposare i rispettivi compagni, e, nel caso in cui dovessero perderli, continuerebbero comunque a respirare, mangiare, vivere insomma, e, dopo un certo periodo di tempo, riprenderebbero ad amare.
Tuttavia, Mel non è disposto a gettare la spugna così facilmente: vuole raccontare una storia per dimostrare che “it ought to make us feel ashamed when we talk like we know what we’re talking about when we talk about love” (dovremmo vergognarci quando parliamo come se sapessimo di cosa parliamo quando parliamo d’amore).
Mel è un dottore, e, una notte, arriva in ospedale una coppia d’anziani gravemente ferita a seguito di un incidente stradale. Sono plurisettantenni, con fratture multiple e lesioni interne, e poche speranze di sopravvivenza. Il caso più critico è la moglie, che riesce però a sopravvivere. Mel va a visitarli ogni giorno, e non riesce a capire perchè il marito sia sempre più depresso. Un giorno si avvicina all’anziano signore e lui glielo spiega: è depresso perchè non può muovere il collo a causa del gesso, quindi non può girarsi verso sua moglie e guardarla.

Carver lancia una provocazione: nessuno può definire o delimitare l’amore, nessuno può tracciarne i confini. Possiamo solo ammetterne di non saperne nulla, accettare l’affascinante, ineluttabile mistero, mentre fuori si fa sempre più buio e la notte  si porta via le ultime parole e il ghiaccio si è ormai totalmente sciolto nel bicchiere di gin da quattro soldi.

(Ecco, io potrò non saperne niente di amore, ma mi piace pensare che sia qualcosa di simile a quello raccontato nella storia dell’anziana coppia e degli sguardi mancati).

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5 thoughts on “What we talk about when we talk about love

  1. Valentina_Travel upside down says:

    “it ought to make us feel ashamed when we talk like we know what we're talking about when we talk about love” io sono d'accordo con questa frase e con Carver! Ognuno ne ha un'idea diversa, difficile da definire e anche se si cerca di spiegarlo secondo la propria visione, è davvero spiegabile? Gli altri possono capire?

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