#nevadofiero anch’io, in fondo

“Even if we don’t have the power to choose where we come from, we can still choose where we go from there. We can still do things. And we can try to feel okay about them.”
― Stephen Chbosky, The Perks of Being a Wallflower

Confesso che parlare di cose di cui vado fiera mi mette profondamente in crisi.
Se avessi dovuto scrivere un post sulle cose di cui NON vado fiera, ne sarebbe venuto fuori un romanzo. Ma non potevo resistere all’invito della dolce Valentina, un puntino colorato che dissemina bellezza nel suo blog Travel upside down (se non l’avete ancora fatto, correte a perdervi nelle foto e nei racconti di viaggio di Valentina).
Stefania, del blog Di qua& di là, ha proposto di raccontarsi attraverso tre cose di cui si cui si va particolarmente fieri. Per un’iniezione di ottimismo e autostima, per combattere la banale ovvietà della quotidianità, per volersi un po’ più bene.
Allora:

1) ero una control-freak. Avevo tutta la mia vita pianificata, o quasi. A 13 anni collezionavo volantini e brochure di università all’estero. Volevo vivere, viaggiare, scoprire, cambiare il mondo nel mio piccolo, essere il meglio di quello che potevo essere.
E invece.
E’ intervenuta la vita, con qualcosa di totalmente inaspettato che ha stravolto il corso degli eventi, lasciandomi senza piani B o C.
Ho da poco superato la soglia dei tre decenni, occasione che ha richiesto quantità considerevoli di champagne rosa, ma ha avuto come sgraditi effetti collaterali i tanto odiati bilanci.
Vivo in un Paese in cui non mi sarei mai aspettata di finire, faccio un lavoro che odio e che non mi rappresenta minimamente, sogno uno zaino e un anno di backpacking in Australia e Nuova Zelanda.
Sono lontanissima da dove vorrei essere, da dove pensavo sarei stata al tramonto degli -enti: ma non smetto mai di sognare, specie ad occhi aperti, e di sperare di trovare il mio posticino nel mondo. Non smetto mai di credere, di cercare segni, di allenarmi alla fede.
In sostanza: sono caduta, continuo a cadere, ma cado in piedi. Con qualche livido e qualche scottatura in più, ma cado in piedi. E ne vado fiera, in qualche modo.

2) Sono riuscita – almeno in parte – a superare la mia timidezza cronica. Da bambina, uno dei miei peggiori incubi era essere mandata a fare la spesa, perché avrei dovuto parlare davanti a gente che non conoscevo, che mi avrebbe osservato, e la mia voce sarebbe uscita fuori a stento, gracile, esile, gracchiante, estranea. Fare teatro mi ha aiutato, tanto che ora mi affaccio addirittura da questa finestra virtuale dove a volte racconto anche di me – anche se resta sempre l’imbarazzo della prima persona. Ci stiamo lavorando, e ne andiamo fieri.

3) Credo con tutta me stessa nel potere delle parole (il mio mantra è le parole fanno innamorare, le parole fanno ammalare, le parole fanno guarire) e, anche dopo la più triste e grigia delle giornate, mi perdo in una poesia, in un libro, in una storia, o mi abbandono a carta e penna, e il mondo torna ad essere un bel posto – kind of.
Credo che la bellezza salverà il mondo, e cercarla – la bellezza, quel sempre nei mai, per dirla con Muriel Barbery – è la sfida che mi prepongo – e mi propongo – ogni giorno. Fotografare fiori rosa, foglie, erba e nuvole nelle rare giornate di sole qui a Greyville, cercare la bellezza, credere nel potere e nella legittimità dei propri sogni, cercare di essere la versione migliore di me stessa, inventarmi e reinventarmi ogni giorno, non smettere mai di commuovermi, di stupirmi, di essere curiosa, di aver voglia di imparare, sperimentare, leggere, studiare nuove lingue, scribacchiare in metro o nel cuore della notte su un pezzetto di carta, fantasticare ad occhi aperti, riempire le giornate più grigie di parole e di colore: queste sono le cose che mi rendono fiera di me stessa, perché voglio essere in grado di dire, quando sarà il momento

Andai nei boschi perché volevo vivere con saggezza e in profondità
e succhiare tutto il midollo della vita,
per sbaragliare tutto ciò che non era vita
e per non accorgermi in punto di morte che non ero mai vissuto…
Henry David Thoreau

Invito a scrivere i loro #nevadofiero Amrita di Audrey in Wonderland, Sabina di Una fragola al giorno e la camaleontica Francesca di Tegamini. Ad maiora!

 

 

 
 
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10 thoughts on “#nevadofiero anch’io, in fondo

  1. Travel upside down says:

    un puntino colorato che dissemina bellezza nel suo blog *-*
    Ohhhhh grazie!!!! Che bella definizione!

    Hai visto che è stato un bel “gioco” per mettere in luce anche gli aspetti positivi? 🙂 Ho letto il post ieri sera tutto d'un fiato e mi è piaciuto moltissimo 🙂 Il punto numero tre è qualcosa che io sento molto vicino a me! E mi piace anche il fatto di cadere sempre in piedi (se no diventeremmo amebe statiche che non vivono). Il numero due invece, dimostra che si può sempre migliorare quei lati del carattere che non ci piacciono 🙂 Io sono lunatica e prima ero un sacco incazzosa (ahhah). Ora rimango lunatica ma molto più rilassata 🙂 piano piano si migliora (come il vino) 😀

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  2. Audrey says:

    prometto che in settimana arriverà il mio post…. devo pensarci, in questo momento non sono molto fiera di me 😦
    però mi prenoto se serve una compagna di viaggio per australia e nuova zelanda!

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