I don’t get many things right the first time
In fact, I am told that a lot
Now I know all the wrong turns, the stumbles and falls
Brought me here..
Ben Folds, The Luckiest (About Time soundtrack)

Tim è un ventunenne timido e impacciato, con un taglio fuori moda color pel di carota. È tanto, ma così tanto impacciato che alla festa di Capodanno della sua famiglia   la mano alla ragazza con cui balla invece di baciarla, lasciandola in lacrime.

Tim abita in una bellissima casa sul mare in Cornovaglia, con la sua strampalata famiglia: sua madre, che assomiglia ad Andy Warhol e la cui icona fashion è la regina Elisabetta; suo padre, assiduo lettore di Dickens e appassionato giocatore di ping-pong ; KitKat, sua sorella, una creatura un po’ elfica coi fiori tra i capelli e perennemente scalza; e l’adorabile zio Desmond, con i suoi completi immacolati e la sua distrazione celestiale.
Dopo la débâcle della festa di Capodanno, il padre decide di consegnare a Tim il loro segreto di famiglia: gli uomini sono capaci di viaggiare nel tempo. Non andare a spasso nel tempo, non trotterellare tra passato e futuro, quanto piuttosto tornare a un momento preciso della loro vita e riviverlo..o cambiarlo, facendo molta attenzione.
Tim decide di usare questa sua straordinaria capacità per quello che gli sta più a cuore: trovare l’amore. Si accorge presto che tutto il tornare indietro nel tempo di questo universo non può cambiare il fatto che una ragazza non lo ricambi (la sfortunata estate con la bellissima Charlotte, amica di KitKat, ne è la prova).
Fa la differenza, tuttavia, quando si incontra QUELLA persona, e si vuole tornare indietro per riparare a parole impacciate, carezze goffe, tempistiche allo sbaraglio. Lei è Mary, adorabile, timida, un po’ nerd, fan spassionata di Kate Moss.  I due si amano tra prime volte vissute e rivissute, un matrimonio semidisastroso in una Cornovaglia piovosissima e bambine dai riccioli rossi.
Sembrerebbe una semplice storia d’amore a lieto fine. Ma Tim non prende sottogamba questa storia del tempo: riflette sulla sua straordinaria, ordinaria esistenza e su come tutto il tempo di questo mondo non possa allontanare il dolore, esorcizzare le perdite, cancellare alcune giornate che non si vorrebbe vivere. Tornare indietro nel tempo non può impedire a KitKat di innamorarsi dell’uomo sbagliato, iniziare a bere, rischiare di uccidersi in un incidente stradale; non può impedire al padre di Tim di ammalarsi di tumore e morire a cinquant’anni. Tuttavia, padre e figlio, forti di un  legame profondo, sincero, commovente, disarmante, ironico – che è la vera storia d’amore del film – trovano il modo di tornare indietro nel tempo, e incontrarsi nel corso dei loro lunghissimi campionati di tennis da tavolo, tra una lettura di Dickens e l’altra. Finché Mary non sta per avere un altro bambino e Tim non può più tornare indietro a momenti precedenti la sua procreazione: lascia vincere a suo padre l’ultima partita di ping-pong e insieme tornano a rivivere una giornata sulla spiaggia, quando Tim era bambino.

 

 

Suo padre lo lascia con un’altra consegna: provare a rivivere tutte le sue giornata, per imparare ad apprezzare quelle sfumature che ci sfuggono la prima volta, quei dettagli, quei piccoli momenti, all’apparenza insignificanti, che messi insieme costruiscono una vita, e le danno un senso. Nel corso degli anni, Tim capisce però che l’unico modo di gestire il proprio tempo è imparare a soffermarsi sugli istanti, sui piccoli eventi: i risvegli mattutini, pieni di sonno e di sbadigli, il libro letto al parco in pausa pranzo, il saluto di sua figlia prima di entrare a scuola. Uno sguardo, una parola, un sorriso. Una carezza. Un gesto. Un sussurro. Decide quindi di non viaggiare più nel tempo, ma di viverlo.

Tim: We’re all travelling through time together every day of our life…all we can do is do our best to relish this remarkable right (viaggiamo tutti insieme nel tempo, ogni giorno della nostra vita..tutto quello che possiamo fare è fare del nostro meglio per apprezzare questo dono straordinario).

 

Il tempo resta sempre un argomento spinoso. Passa troppo in fretta o troppo lentamente, è spietato o compassionevole, non si ripete mai due volte, non torna mai indietro.
Non abbiamo mai tempo: non dobbiamo perderlo, lo rincorriamo, e non c’è tempo da perdere, e bisogna alzarsi presto perché il mattino ha l’oro in bocca, e chi ha tempo non aspetti tempo.
Il tempo ci tormenta. Ci tormentano tutte le occasione perdute, ci tormentano quei momenti che vorremmo cambiare, gli errori che vorremmo correggere. La routine uccide il nostro tempo: e, alla fine, di ventiquattr’ore non ci restano che quei cinque minuti, quella luce diversa, quello sguardo, quel groppo in gola, quel peso sullo stomaco, quella carezza appena percepita. E, quando il momento è passato, vorremmo tornare indietro per riviverlo, per fissarlo nella memoria: ma è troppo tardi.
 

Ho apprezzato molto questo film (good food for thoughts) e mi sono goduta la sua bellissima colonna sonora, che comprende la struggente Into my Arms di Nick Cave, The Luckiest di Ben Folds, Mid Air di Paul Buchanan e Gold in Them Hills di Ron Sexsmith (che trovate anche qui), oltre a classici come Friday I’m in love dei mitici The Cure, Back to black della sfortunata Amy Winehouse e perfino l’italianissima Il mondo di Jimmy Fontana, al ritmo della quale Mary percorre la navata il giorno delle sue nozze (risulta essere inspiegabilmente una delle canzoni preferite di Tim e suo padre).

Dato che le cose belle andrebbero condivise, ho deciso di regalare un DVD di About Time a uno di voi(in Italiano o in Inglese). 

Come fare per ricevere un DVD di About Time? Poche semplici regole:

 

scrivere una riflessione sul tempo. Che sia una frase, un haiku o una storia breve, non importa: raccontatemi cos’è il tempo per voi. Fatene una questione di tempo.

 
Lupus in fabula, avete tempo fino al 10 febbraio. Chi ha tempo…non ne aspetti.
 
And the winner is…Sostiene Pereira, col suo bellissimo commento sul tempo e sull’amore
Grazie dei vostri commenti*