Buoni propositi per il 2014..dalla penna di Mark Twain

Questo è il periodo dell’anno in cui mi dedico, volente o nolente, a liste, elenchi puntati e numerati di buoni propositi, critica spassionata dell’anno perituro, tentativi di revisionismo storico di un 2013 che non vedo l’ora di archiviare (del resto, non ho mai nascosto la mia diffidenza ed antipatia innata nei confronti degli anni dispari).

Ergo, quando ho scovato sul blog This page is about words! i nove consigli di Mark Twain per vivere una vita fantastica (a kick-ass life) non ho saputo resistere alla tentazione di modellare la mia lista sulla base di quella del caro vecchio Mark. Perché il 2014, essendo un anno pari, ha il dovere morale, l’obbligo di essere migliore. Oh, se deve esserlo…

Una delle mie citazioni preferite di quel simpaticone di Twain è It’s no wonder that truth is stranger than fiction. Fiction has to make sense (non c’è da meravigliarsi se la realtà è più strana della finzione. La finzione deve avere senso). È vero che troppo spesso lottiamo con tutti noi stessi per attribuire un significato a una serie di eventi without reason nor rhyme, senza capo né coda, al peso di una quotidianità vuota e sempre uguale, a luminose promesse che si rivelano specchietti per le allodole, a parole usate ed abusate, fino ad essere svuotate dal loro significato originario.

Il mio augurio per il 2014 è che questa sbirciatina alle pillole di saggezza di Twain vi faccia venire voglia di scappare su una zattera lungo il fiume Mississippi, come il picaresco Huckleberry Finn, personaggio dato alle stampe un secolo prima della mia nascita. E se non dovesse essere una zattera, che sia un aereo che vi porti a scoprire il vostro Heimat, un nuovo lavoro, un nuovo sogno, la realizzazione di un sogno nel cassetto….

 

1. Approve of yourself.
“A man cannot be comfortable without his own approval.”

Approva il tuo modo di essere
“Un uomo non può vivere in pace con se stesso se non si approva”.

Siamo lo specchio più crudele e senza veli di noi stessi, il giudice più di parte, il critico più agguerrito. Molto spesso non riusciamo a vedere che i nostri difetti, i nostri sbagli, le nostre pecche, le nostre paure. Amarsi è un’impresa ardua, che inizia il giorno della nostra nascita e continua tutta la vita. Amarsi, o quantomeno accettarsi, è una condizione necessaria ed imprescindibile per aprirsi all’altro, per farlo entrare nella nostra vita, per amare l’altro.
Piacersi, fidarsi di se stessi è essenziale per abbracciare la vita, per fare la valigia e ricominciare da capo, anche e soprattutto quando fa più paura, quando ci sono meno garanzie, meno certezze. Per intraprendere nuove avventure, per accettare quella scatola di cioccolatini senza sapere se contenga fondente al 70% o cioccolata al latte, per cadere in piedi, per riuscire a rialzarsi.
Guardarsi allo specchio, riconoscersi, accettarsi, sorridersi. Sbagliare, forti della certezza di essere in grado di rimediare, sbagliare ancora, sbagliare meglio. Provare, fallire, provare ancora. E provare e provare.

2. Your limitations may just be in your mind.
“Age is an issue of mind over matter. If you don’t mind, it doesn’t matter.”

È possibile che i tuoi limiti esistano solo nella tua mente.
“L’età è una questione mentale. Se non ti importa, non importa”.

La questione dei limiti è fortemente legata alla fiducia in se stessi, all’accettazione di se stessi per quelli che si è, brufoli e nevrosi alla Woody Allen. Un onesto esame di coscienza delle proprie capacità e delle proprie mancanze altro non dovrebbe essere che un incentivo a migliorare, a colmare quelle lacune, per poter poi fare quello che amiamo veramente, al di là dei “vorrei ma non posso”, “vorrei ma non ne sono capace”, “vorrei ma non serve a nulla”, “vorrei ma non ne ho il tempo”. Il tempo, quel tempo che scorre troppo velocemente o troppo lentamente, che incide i segni del suo passaggio sulla pelle, sul viso, sugli occhi, sulle mani, sui ricordi, sui sentimenti, sulle ferite. Quel tempo che misura l’età che incede con velocità irrefrenabile. Il 2014 ha in serbo per me un compleanno un po’ grande, almeno per me, un altro decennio, un altro giro di boa, che mi fa temere che si stia davvero facendo sempre più tardi e non potrò mai essere tutte le persone che avrei voluto essere, studiare viaggiare ricominciare sbagliare ricominciare fallire e ricominciare ancora, perché il numero di errori e fallimenti inizia a farsi sentire. E forse non riuscirò mai a scrivere un libro, o a frequentare la scuola di scrittura creativa ad Harvard, o a passare un’estate in Australia a raccogliere l’uva. Forse inizia ad esserci un limite al numero di volte in cui posso reiventarmi, anche se non dovessi piacermi più, neanche un po’.
Qualche settimana fa ho visto un film davvero molto bello, di cui spero di poter parlare più diffusamente, più in là: About time, questioni di tempo. In sostanza, il protagonista, Tim, all’età di 21 anni scopre che tutti gli uomini della sua famiglia hanno la capacità di tornare indietro nel tempo: basta scegliere un momento definito, chiudersi in un luogo buio, pensarlo intensamente et voilà. Nonostante ciò, Tim scoprirà che nemmeno questo superpotere gli assicura una qualche forma di controllo sull’anarchia temporale: non può evitare la perdita, il dolore, non può riparare tutti gli sbagli, non può ricucire tutte le ferite, non può far tornare indietro persone amate. La chiave, l’unico segreto è scoprire, capire, custodire il valore del tempo, e vivere intensamente i momenti di improvvisa e abbacinante felicità, e custodirli nel cuore, nella memoria.

3. Lighten up and have some fun.
“Humor is mankind’s greatest blessing.”

Prendetevi meno sul serio e divertitevi.
“L’umorismo è la più grande benedizione del genere umano”.

Sorridere tanto, con un sorriso che non si fermi alle labbra, ma parta dagli occhi e li illumini tutti di quella luce speciale, e arrivi a toccare il cuore. Ridere, ridere delle piccole cose, soffocare le risate di fronte  a una cosa buffa, ridere a sproposito, ridere di cuore. E, soprattutto, non prendersi mai sul serio, ridere di se stessi e delle cose che ci circondano, per esorcizzare le paure, per ridimensionare i problemi.
Leggere Oscar Wilde e Tre uomini in barca di Jerome Klapka Jerome, andare a teatro, fare teatro (il più grande rimedio contro la timidezza, lo stress, la tristezza: quest’anno col mio gruppo abbiamo rappresentato Confusions di Alan Ayckbourn..quale modo migliore di prendere la vita per i fondelli del teatro dell’assurdo?)
Fare proprio il verso di Milton every cloud has a silver lining, non tutto il male viene per nuocere.
Imparare ad essere leggeri, ad usare parole leggere, smettere di dover essere e semplicemente esistere, una farfalla, un fiore, una coccinella, un pensiero di bellezza, un’impressione che si esaurisce in un attimo ma esiste, semplicemente, in quel momento, nel momento. E tutta la sua esistenza è tesa soltanto verso quell’istante.
E, soprattutto, accettarsi per quello che si è, senza forzature eccessive (vedi punto uno). Non aver paura di ammettere la propria pesantezza e il proprio pessimismo, ma guardarli in faccia e sfidarli ad armi pari. E non aver paura di innamorarsi della vita, ogni giorno, correndo il rischio di restare col cuore spezzato.
Io sono un’inguaribile pessimista, ad esempio, e per quanto mi sforzi non riuscirò mai a vedere il bicchiere mezzo pieno. Posso imparare ad apprezzare il fatto che sia almeno mezzo vuoto, però. Almeno credo. Almeno spero.

4. Let go of anger.
“Anger is an acid that can do more harm to the vessel in which it is stored than to anything on which it is poured.”

Liberatevi della rabbia.
“La rabbia è un acido che può fare più male al recipiente che la contiene che a qualsiasi altra cosa su cui è riversata”.

La rabbia è spesso un sentimento atavico, che si tende a comprimere, a non affrontare, a relegare in un angolo della mente, del cuore, della memoria, sperando che se ne stia zitta e buona e ci lasci in pace. Invece è sempre lì e affiora in superficie a tradimento, quando meno ce l’aspettiamo, quando meno lo vorremmo, e ci corrode, e danneggia le persone che ci circondano, e ci impedisce di abbandonarci alle situazioni e agli altri con più leggerezza, con più fiducia.
Spesso la rabbia ha radici profonde: arriva a toccare l’infanzia, e avviluppa l’adolescenza. In poche parole, nella maggior parte dei casi non è facile da sradicare, da lasciare andare, da esorcizzare. Mi chiedo se sia possibile addomesticarla, per conviverci pacificamente, quantomeno.

 

5. Release yourself from entitlement.
“Don’t go around saying the world owes you a living. The world owes you nothing. It was here first.”

Liberatevi dall’idea che le cose vi spettino di diritto.
“Non andate in giro proclamando che il mondo vi deve qualcosa. Il mondo non vi deve niente. Era qui prima di voi”.

Qui concordo e non concordo con Twain, nel senso che la mia generazione (e non solo la mia..magari!) è stata costretta ad abituarsi al fatto che il mondo non le deve un bel nulla, che multilinguismo, studi, preparazione, esperienza professionale spesso internazionale non equivalgano alla certezza di trovare un lavoro..per non parlare del lavoro dei propri sogni, utopia ormai relegata in fondo al cassetto dei calzini spaiati. Forse una cosa che si dovrebbe imparare a fare è liberarsi dalla pressione delle aspettative, quelle altrui in primis, e dall’ansia di prestazione, in tutti i settori. Dal dover essere, insomma.
6. If you’re taking a different path, prepare for reactions.
“A person with a new idea is a crank until the idea succeeds.”
Se stai per intraprendere un nuovo percorso, preparati a reagire.
“Una persona con una nuova idea è un folle finchè la sua idea non ha successo”.

Un po’ di tempo fa ho letto una frase della poetessa statunitense Adrienne Rich che mi è rimasta appiccicata alla pelle: the moment of change is the only poem, il momento del cambiamento è la sola poesia. Peccato che cambiare, reinventarsi, trasferirsi, iniziare un nuovo lavoro, impegnarsi a realizzare il proprio sogno nel cassetto, che sia scrivere un libro o aprire un B&B in una spiaggetta bianca delle Seychelles, fa paura, una paura matta. Nonostante tutti i fail again, fail better beckettiani, la paura di fallire, di non essere in grado, di sbagliare tutto ancora una volta ci trattiene da nuove, grandiose, donchisciottesche imprese. Che il 2014 sia l’anno del cambiamento tanto sognato ed aspettato, l’anno in cui, per dirla con Robert Frost

I shall be telling this with a sigh
Somewhere ages and ages hence:
Two roads diverged in a wood, and I —
I took the one less travelled by,
and that has made all the difference.

Che sia l’anno in cui, fermi ad un incrocio, siamo capaci di scegliere la strada meno conosciuta, meno trafficata, meno asfaltata, più in salita, e che questa nostra scelta possa fare tutta la differenza.

 

7. Keep your focus steadily on what you want.
“Drag your thoughts away from your troubles… by the ears, by the heels, or any other way you can manage it.”

Concentratevi costantemente su quello che volete.
“Distogliete i vostri pensieri dai problemi..tirandoli per le orecchie, per i calcagni, o in qualsiasi altro modo funzioni per voi”.

È difficile concentrarsi esclusivamente e a tempo pieno su quello che si vuole quando c’è una quotidianità da affrontare, le bollette da pagare, un contratto sempre in attesa di essere rinnovato, persone intorno a noi di cu siamo in qualche modo responsabili. Se potessi, vorrei ricominciare da capo, aprire un negozio di libri usati in Nuova Zelanda, iniziare un dottorato in letterature comparate negli Stati Uniti e scrivere articoli su articoli su come Anna Karenina abbia influenzato Simone de Beauvoir, Anais Nin, Sibilla Aleramo – o qualcosa del genere. Ma la consapevolezza del quotidiano e del mio non essere all’altezza (punto 1 dolente…) mi trattiene ancorata alla terra come una zavorra, e per ora tutti i timbri che vorrei vedere sul mio passaporto rimangono sogni ad occhi aperti, bolle di sapone. E di tutte le cose che vorrei scrivere scrivo solo un quarto, fossilizzata dalla mia paura di non essere brava abbastanza, di non essere in grado, di non avere nulla di nuovo da dire, di non saper trovare le parole giuste per dirlo. Che il 2014 sia un anno di training autogeni, di iniezioni di autostima, di sorprese mirabolanti.
8. Don’t focus so much on making yourself feel good.
“The best way to cheer yourself up is to try to cheer somebody else up.”

Non soffermatevi troppo sul vostro benessere.
“Il modo migliore di tirarsi su di morale è cercare di far sorridere qualcun altro”.

Anche qui mi permetto di dissentire umilmente con zio Mark: se non si sta bene con se stessi, è difficile riuscire a star bene gli altri e a rallegrare gli altri. E’ anche vero che occuparsi dei problemi e dei dolori altrui, piccoli e grandi che siano, aiuta a ridimensionare e a mettere in prospettiva i nostri, e non c’è miglior balsamo né medicina di un sorriso che riusciamo a strappare a un amico in un momento di difficoltà. Che il 2014 sia l’anno in cui riusciamo a regalare sorrisi, a destra e a manca, a amici di vecchia data come a sconosciuti sulla metropolitana.

dal film Love Actually

 

9. Do what you want to do.
“Twenty years from now you will be more disappointed by the things that you didn’t do than by the ones you did so. So throw off the bowlines. Sail away from the safe harbor. Catch the trade winds in your sails. Explore. Dream. Discover.”

Fate quello che volete fare.
“Tra vent’anni sarete più delusi per le cose che non avete fatto che per le cose che avete fatto. Allora levate l’ancora, abbandonate i porti sicuri, catturate il vento nelle vostre vele. Esplorate. Sognate. Scoprite.”

Questo è un punto dolente per me. È il mio proposito di fine anno da tanto tempo ormai, ma gli anni passano e io divento più grassa e più vecchia e meno idealista e meno sognatrice e più spaventata.

Il mio augurio per voi è di imparare a convivere con le vostre paure, di imparare ad amarvi, di innamorarvi ogni giorno, di tingervi i capelli di colori improbabili, di comprare QUEL biglietto, di rivoluzionare la vostra vita, di dimenticarvi della valigie, di partire senza più guardarvi indietro. Di inventarvi, di reinventarvi, di sognare ad occhi aperti, di essere distratti, di camminare a piedi nudi sull’erba, di correre fino a restare senza fiato, di cantare a squarciagola, di ballare sotto la pioggia, di portare colore ovunque voi andiate. Di sorprendervi, sempre.

Buon anno pari, da me e Mark Twain.

 

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6 thoughts on “Buoni propositi per il 2014..dalla penna di Mark Twain

  1. Claudia says:

    Concordo con te sul fatto che preferisco gli anni pari, speriamo che questo non deluda!
    Bellissima questa lista di nuovi propositi fatti sulla base di Mark Twain, non ne conoscevo proprio l'esistenza.
    Gli anni passano e, è vero, ma al di là della questione anagrafica, penso che un detto assolutamente veritiero sia che “Non è mai troppo tardi”, per reinventarsi, ripartire da zero (o quasi), cambiare e sdradicare quello che non va. E' chiaro che parlo dal basso dei miei 20 anni, per cui vedo magari le cose con una prospettiva dilatata sapendo che effettivamente, se mi è concesso, ho ancora tanto tempo a disposizione; tuttavia sono davvero convinta che l'importante, a 20, 30, 40, 50 e così via, nel momento in cui ci si rende conto che è davvero l'ora di rinnovarsi, quando ci si sente pronti ad accogliere dentro di sè il cambiamento, allora è quello il momento davvero giusto e, per varie ragioni, magari non poteva essere prima di allora!
    Auguri di buon anno!

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  2. Sara Giorgia says:

    bellissime queste regole di buon auspicio e davvero splendido il tuo blog, cara Ophelinha. ci arrivo da Instagram e mi rendo conto di essermi persa un mondo di cose preziose. che il 2014 sia per te un anno ricco di imprevedibili, mirabolanti sorprese, e soprattutto di bellezza e ispirazione.
    Sara aka The Swiss Bride 🙂

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