Il rumore di un fiocco di neve

Una risata fa rumore.

Può essere la risata di un bambino, campanellini d’argento che fanno bene al cuore; può essere una risata di cuore, una risata isterica, una risata forzata. A prescindere dalla qualità, farà comunque rumore. Una risata si fa sentire, sempre. Non a caso, TS Eliot ha scritto April is the cruellest month, aprile è il più crudele dei mesi: la primavera riscalda il sangue, risveglia istinti ancestrali, trascina fuori dalle tane, incita a vivere, anche quando non si è (ancora) pronti. La primavera fa rumore. Fa rumore come la felicità, come il Natale di rosso vestito, che condanna al platone d’esecuzione tutti gli Scrooge davanti a una giuria di Babbi Natale che intonano I’ll be home for Christman, if only in my dreams…

 

Ci sono invece rumori che non si percepiscono: sono troppo tenui, quasi inesistenti, ai quali non siamo più abituati, nell’epoca del rumore assoluto.

Una lacrima che cade su un foglio di carta non fa rumore.

Un cuore che batte forte – di paura, di ansia, di aspettativa, di incertezza – non fa rumore.

Un cuore che si spezza non fa rumore.

La fine di una storia, un’esperienza, un’avventura, una fase importante della propria vita, un’amicizia, un contratto di lavoro, non fa rumore.

La solitudine non fa rumore.

La confusione di chi si è perso, di chi è fermo ad un incrocio, paralizzato dalla paura di decidere, di sbagliare di nuovo, non fa rumore.

La paura non fa rumore.

Il silenzio non fa rumore (e non è poi così ovvio come potrebbe sembrare)

Il dolore non fa rumore. E’ silenzioso come un fiocco di neve. Cerca di nascondersi, di mimetizzarsi. E’ la nebbia dei sentimenti.

E’ facile percepire, sentire, ascoltare la felicità, l’allegria, la forza, la vitalità.

E’ facile non accorgersi di chi si nasconde, dei sorrisi tirati, della sensazione di essere intrappolati in un pantano. Del bisogno di aiuto, di amore, di amicizia.

 

Poi ci sono rumori che si percepiscono amplificati: il rumore di quei passi che se ne vanno, il saluto biascicato da quella voce che rimane lì, a mezz’aria, a infestare sogni e pensieri. Il suo bacio che iniziava, il suo bacio che moriva, canta Vecchioni. Quel tramonto.

 

Bisognerebbe dotarsi di orecchie nuove, di un sistema di pensiero nuovo, di una sensibilità nuova. Per essere  grado di percepire le percussioni come le gocce di pioggia, il tuono come il fiocco di neve.

 

Fare silenzio nella propria mente e nel proprio cuore.
 
Soundtrack: Roberto Vecchioni, Le rose blu
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2 thoughts on “Il rumore di un fiocco di neve

  1. Silvia says:

    Che bel post! Dici cose su cui bisognerebbe riflettere, hai proprio ragione…

    “Una lacrima che cade su un foglio di carta non fa rumore.”

    “Un cuore che si spezza non fa rumore.”

    è vero…

    😉

    Like

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