Quello che mia madre non mi ha mai detto

Dicono che c’è un tempo per seminare
e uno più lungo per aspettare
io dico che c’era un tempo sognato
che bisognava sognare…
Ivano Fossati

Una volta – frequentavo il quarto o il quinto ginnasio – mia madre mi sorprese a piangere su un compito andato male – forse una versione di Greco, non ricordo esattamente.

Mi guardò con fare tra il preoccupato e il canzonatorio e mi disse “non si piange per queste cose; quando piangerai, sarà per amore”.

Quello che mia madre non mi ha mai detto è che avrei avuto tante volte il cuore spezzato, che avrebbe fatto un male cane. Che sarei sopravvissuta.

Quello che mia madre non mi ha mai detto è che l’amore è un sentimento liquido, che si dilata e si espande nel cuore, nella mente, nella memoria.

Che i cuori non sono infrangibili ma sono pur sempre di gomma: rimbalzano e rotolano, possono espandersi fino a contenere tutto l’amore del mondo, fino a contenere tutto il dolore del mondo, fino a scoppiare, ma continuano sempre a battere, anche quando sembra non ne sia rimasto nemmeno un pezzetto intero.

 

Quello che nessuno mi ha mai detto è che le lacrime più amare sono quelle che versi per te stessa. Per tutte le volte che ti guardi allo specchio e non ti riconosci.

Per tutte le volte in cui provi a fare del tuo meglio, ma non è mai abbastanza, e fallisci miseramente.

Quello che nessuno mi ha mai detto è che l’aurea mediocritas – il giusto mezzo, l’ottimale moderazione – è un concetto sopravvalutato, che sul lago stagnante della mediocrità si galleggia a fatica, cercando sempre un appiglio. Una conferma del fatto che valiamo qualcosa, che possiamo cambiare, che le cose intorno a noi possono cambiare. Che possiamo essere noi a cambiarle, quelle cose.

Che quello che facciamo ogni giorno possa essere in qualche modo diretta emanazione della parte migliore, più luminosa, più brillante di noi stessi.

 

Quello che nessuno mi ha mai detto è che la vita è una tensione costante verso il tentativo di essere migliori, nei nostri ruoli di genitori figli amici amanti mariti mogli professionisti.

 

Siamo coloro che amiamo e coloro dai quali siamo amati, ma non solo.

Siamo bauli pieni di gente.

Siamo le cose che facciamo e quelle che non facciamo.

Siamo le parole che diciamo e quelle che ci teniamo dentro.

Siamo i libri che leggiamo, la musica che ascoltiamo e che parla alla nostra anima, le storie che scriviamo e quelle che viviamo.

Siamo i nostri sogni – quelli notturni e quelli diurni, con la testa tra le nuvole, popolati da personaggi immaginari e persone del nostro passato, pieni di speranza e tensione verso quello che potrebbe essere e che desideriamo con tutti noi stessi.

 

A volte capita di perdere la strada, e di non riconoscersi.

A volte ci sentiamo soli. Abbiamo paura, e abbiamo bisogno dell’abbraccio confortante di uno sconosciuto, della sua sconcertante tenerezza.

Abbiamo bisogno di un’abbacinante promessa, di qualcuno che ci faccia credere in qualcosa di buono che verrà.

Abbiamo bisogno di una conferma – anche piccola piccola – del fatto che riusciremo a riparare ai nostri errori, che ci saranno terze e quarte possibilità, che anche se abbiamo fallito e continuiamo a fallire si tratta di piccole eccezioni, non di regole inconfutabili e introvertibili, che il fail again, fail better di Beckett non è solo uno slogan. Abbiamo bisogno di sapere che, come canta Fossati, c’ètempo c’è tempo c’è tempo per questo mare infinito di gente.

Un tempo elastico, che si allarga fino a contenere tutto quel passato che vogliamo lasciarci alle spalle (how can I begin anything new with all of yesterday in me? Leonard Cohen docet..) e tutto quel futuro che vogliamo immaginare, costruire, sognare.

Un tempo comprensivo, che ci permetta di riparare toppe e falle, di dimenticare, di ricordare. Di avere ancora vent’anni, di reinventarci, di credere che possiamo ancora diventare reporter di guerra, o astrologi, o pasticceri provetti. Perché c’è tempo.

Un tempo compassionevole, che ci perdoni gli errori del passato, che ci sia amico, consigliere, insegnante.

Un tempo in cui l’occasione che abbiamo perduto non sia l’ultima, un tempo in cui la strada chiusa che abbiamo imboccato a quell’incrocio tanti anni fa ci riveli una via d’uscita, un sentiero magico, una scappatoia tra i boschi.

 

Abbiamo bisogno di tempo.

Abbiamo bisogno di un segno.

 

Ho bisogno di un segno.

 
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7 thoughts on “Quello che mia madre non mi ha mai detto

  1. Rose Mel says:

    Credo che questo sia il post più bello che ho letto finora 🙂
    Bellissimo, bellissimo, bellissimo.
    Lo sento mio in qualche modo.
    Io verrò a trovarti un giorno*

    how can I begin anything new with all of yesterday in me?

    Bella domanda, ma ci riusciremo 🙂

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  2. Strawberry says:

    Post bellissimo che mi entra dentro fino in fondo e accarezza le mie ferite e i miei dolori… la mia realtà è tutta nelle tue parole e in questi giorni leggerti mi fa male più del solito e come al solito mi fa bene… abbiamo bisogno di un segno, di tempo e anche di amore. Ma io avrei bisogno anche della speranza per poter attendere che non so se ho più…

    Grazie.

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  3. Ophelinha says:

    ho letto il tuo commento ieri notte, dal cellulare, e non puoi immaginare quanto mi abbia fatto piacere, quanto bene mi abbia fatto, quanto mi abbia scaldato il cuore. Ti aspetto qui a Greyville, per mettere insieme le nostre dangerous minds (!) e fare indigestione di cioccolata in tutte le forme e salse..
    ti abbraccio forte Mel*

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  4. Ophelinha says:

    La speranza è un essere piumato
    che si posa sull'anima,
    canta melodie senza parole e non finisce mai.
    La brezza ne diffonde l'armonia,
    e solo una tempesta violentissima
    potrebbe sconcertare l'uccellino
    che ha consolato tanti.

    L'ho ascoltato nella terra più fredda
    e sui più strani mari.
    Eppure neanche nella necessità
    ha chiesto mai una briciola – a me

    (Emily Dickinson)

    ti abbraccio Straw

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  5. Ophelinha says:

    Time Does Not Bring Relief: You All Have Lied By Edna St. Vincent Millay

    Time does not bring relief; you all have lied

    Who told me time would ease me of my pain!

    I miss him in the weeping of the rain;

    I want him at the shrinking of the tide;

    The old snows melt from every mountain-side,

    And last year’s leaves are smoke in every lane;

    But last year’s bitter loving must remain

    Heaped on my heart, and my old thoughts abide.

    There are a hundred places where I fear

    To go,—so with his memory they brim.

    And entering with relief some quiet place

    Where never fell his foot or shone his face

    I say, “There is no memory of him here!”

    And so stand stricken, so remembering him.

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