Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana

Una vita in schiavitù è meglio non viverla. Amate la madrepatria, ma ricordate che la patria vera è il mondo e, ovunque vi sono vostri simili, quelli sono i vostri fratelli.

Siate umili e disdegnate l’orgoglio; questa fu la religione che seguii nella vita

Pietro Benedetti, partigiano. Condannato a morte nell’aprile del 1944
 

Resistenza, con la lettera maiuscola. Un pezzo enorme, un cuore sanguinante della nostra storia che si tende spesso a vituperare, manipolare, strumentalizzare, fino allo svilimento.
Historia magistra vitae: ma è una lezione che stentiamo ad imparare. E diventiamo sempre più recalcitranti ad insegnare.

Il 25 aprile commemoriamo la liberazione, così come tutto il sangue versato in nome di ideali più alti, più belli, più puri, che andrebbero scritti tutti con la lettera maiuscola, perchè trascendono spazio e tempo, fazione politica ed emisfero.

Pertanto, voglio ricordare questa data attraverso le parole di coloro che sono morti in nome della Libertà, dell’Indipendenza, della Democrazia. Le lettere di seguito riportate sono tratte dai libri di Malvezzi e Pirelli (Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana, Einaudi) e di Avagliano e Le Moli (Muoio innocente. Lettere di caduti della resistenza a Roma, Mursia). Sono quasi tutte ultime lettere, scritte nel poco tempo che resta. Lettere di persone che camminano inesorabilmente ma a testa alta verso la morte. Lettere non intrise di amarezza, di rammarico, di rimpianto: lettere piene di amore, di nostalgia nei confronti dei propri cari, di serenità nel compimento del proprio dovere, di rimpianto di aver fatto troppo poco.

Buon 25 aprile a chi la storia l’ha fatta, a chi la storia la insegna, a chi si impegna a ricordare per non ripetere gli stessi errori. Buon 25 aprile agli idealisti e ai cinici, a chi crede ancora che questa povera patria possa rinascere dalle sue ceneri come araba fenice e a chi ha perso ogni speranza. Buon 25 aprile a tutti coloro che ci hanno creduto, in questa patria, e per essa sono morti. Buon 25 aprile per non dimenticare, mai.

Paolo Braccini (Verdi)

Di anni 36 – docente universitario – nato a Canepina (Víterbo) il 16 maggio 1907 — Incaricato della cattedra di zootecnia generale e speciale all’università di Torino, specializzato nelle ricerche sulla fecondazione artificiale degli animali presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte e della Liguria – nel 1931 allontanato dal corso allievi ufficiali per professione di idee antifasciste – all’indomani dell’8 settembre 1943 abbandona ogni attività privata ed entra nel movimento clandestino di Torino – è designato a far parte del I° Comitato Militare Regionale Piemontese quale rappresentante dei Partito d’Azione – pur essendo braccato dalla polizia fascista, per quattro mesi dirige l’organizzazione delle formazioni GL -. Arrestato il 31 marzo 1944 da elementi della Federazione dei Fasci Repubblicani di Torino, mentre partecipa ad una riunione del CMRP nella sacrestia di San Giovanni in Torino -. Processato nei giorni 2-3 aprile 1944, insieme ai membri del CMRP, dal Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato -. Fucilato il 5 aprile 1944 al
Poligono Nazionale del Martinetto in Torino, da plotone di militi della GNR, Con Franco Baibís ed altri sei membri del cmrp. – Medaglia d’Oro al Valor Militare.

3 aprile 1944

Gianna, figlia mia adorata,

è la prima ed ultima lettera che ti scrivo e scrivo a te per prima, in queste ultime ore, perché so che seguito a vivere in te. Sarò fucilato all’alba per un ideale, per una fede che tu, mia figlia, un giorno capirai appieno.
Non piangere mai per la mia mancanza, come non ho mai pianto io: il tuo Babbo non morrà mai. Egli ti guarderà, ti proteggerà ugualmente: ti vorrà sempre tutto l’infinito bene che ti vuole ora e che ti ha sempre voluto fin da quando ti sentì vivere nelle viscere di tua Madre. So di non morire, anche perché la tua Mamma sarà per te anche il tuo Babbo:quel tuo Babbo al quale vuoi tanto bene, quel tuo Babbo che vuoi tutto tuo, solo per te e del quale sei tanto gelosa.
Riversa su tua Madre tutto il bene che vuoi a lui: ella ti vorrà anche tutto il mio bene, ti curerà anche per me, ti coprirà dei miei baci e delle mie tenerezze. Sapessi quante cose vorrei dirti ma mentre scrivo il mio pensiero corre, galoppa nel tempo futuro che per te sarà, deve essere felice. Ma non importa che io ti dica tutto ora, te lo dirò sempre, di volta in volta, colla bocca di tua Madre nel cui cuore entrerà la mia anima intera, quando lascierà il mio cuore.
Tua Madre resti sempre per te al di sopra di tutto.
Vai sempre a fronte alta per la morte di tuo Padre.

 

Roberto Ricotti
Di anni 22 – meccanico – nato a Milano il 7 giugno 1924 . Nel settembre 1943 fugge dal campo di concentramento di Bolzano e si porta a Milano dove si dedica all’organizzazione militare dei giovani del proprio rione – nell’agosto 1944 è commissario politico della 124^ Brigata Garibaldi SAP, responsabile del 5° Settore del Fronte della Gioventù. Arrestato il 20 dicembre 1944 nella propria abitazione di Milano adibita a sede del Comando del Fronte della Gioventù – tradotto nella sede dell’OVRA in Via Fiamma, indi alle carceri San Vittore – più volte seviziato. Processato il 12 gennaio 1945, dal Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato per appartenenza a bande armate. Fucilato il 14 gennaio 1945 al campo sportivo Giurati di Milano, con Roberto Giardino ed altri sette partigiani. Proposto per la Medaglia d’Oro al Valor Militare.

S. Vittore 13.1.’45

A te mio dolce amore caro io auguro pace e felicità. Addio amore…
Roberto Ricotti Condannato a morte
Tu che mi hai dato le uniche ore di felicità della mia povera vita…! a te io dono gli ultimi miei battiti d’amore… Addio
Livia, tuo in eterno…
Roberto

Bruno Frittaion (Attilio)

Di anni 19 – studente – nato a San Daniele del Friuli (Udine) il 13 ottobre 1925 -. Sino dal 1939 si dedica alla costituzione delle prime cellule comuniste nella zona di San Daniele – studente del III corso di avviamento professionale, dopo l’8 settembre 1943 abbandona la scuola unendosi alle formazioni partigiane operanti nella zona. Prende parte a tutte le azioni del Battaglione “Písacane”, Brigata “Tagliamento”, e quindi, con funzioni di vicecommissario di Distaccamento, dei Battaglione “Silvio Pellíco ” -. Catturato il 15 dicembre 1944 da elementi delle SS italiane, in seguito a delazione, mentre con il compagno Adriano Carlon si trova nella casa di uno zio a predisporre i mezzi per una imminente azione – tradotto nelle carceri di Udine – più volte torturato . Processato il 22 gennaio 1945 dal Tribunale Militare Territoriale tedesco di Udine. Fucilato il 1 febbraio 1945 nei pressi dei cimitero di Tarcento (Udine), con Adriano Carlon, Angelo Lipponi, Cesare Longo, Elio Marcuz, Giannino Putto, Calogero Zaffuto e Pietro Zanier.

31 gennaio 1945

Edda

voglio scriverti queste mie ultime, e poche righe. Edda, purtroppo sono le ultime si, il destino vuole così, spero ti giungano di conforto in tanta triste sventura.
Edda, mi hanno condannato alla morte, mi uccidono; però uccidono il mio corpo non l’idea che c’è in me. Muoio, muoio senza alcun rimpianto, anzi sono orgoglioso di sacrificare la mia vita per una causa, per una giusta causa e spero che il mio sacrificio non sia vano anzi sia di aiuto nella grande lotta. Di quella causa che fino a oggi ho servito senza nulla chiedere e sempre sperando che un giorno ogni sacrificio abbia il suo ricompenso. Per me la migliore ricompensa era quella di vedere fiorire l’idea che purtroppo per poco ho servito, ma sempre fedelmente.
Edda il destino ci separa, il destino uccide il nostro amore quell’amore che io nutrivo per te e che aspettava quel giorno che ci faceva felici per sempre. Edda, abbi sempre un ricordo di chi ti ha sempre sinceramente amato. Addio a tutti.
Addio Edda

 

  

Pietro Benedetti
11 aprile 1944

Ai miei cari figli, quando voi potrete forse leggere questo doloroso foglio, miei cari e amati figli, forse io non sarò più fra i vivi. Questa mattina alle 7 mentre mi trovavo ancora a letto sentii chiamare il mio nome. Mi alzai subito. Una guardia aprì la porta della mia cella e mi disse di scendere che ero atteso sotto. Discesi, trovai un poliziotto che mi attendeva, mi prese su di una macchina e mi accompagnò al Tribunale di Guerra di Via Lucullo n. 16. Conoscevo già quella triste casa per
aver avuto un altro processo il 29 febbraio scorso quando fui condannato a 15 anni di prigione. Ma questa condanna non soddisfece abbastanza il comando tedesco il quale mandò l’ordine di rifare il processo. Così il processo, se tale possiamo chiamarlo, ebbe luogo in dieci minuti e finì con la mia condanna alla fucilazione.
Il giorno stesso ho fatto la domanda di grazia, seppure con repulsione verso questo straniero oppressore. Tale suprema inuncia alla mia fierezza offro in questo momento d’addio alla vostra povera mamma e a voi, miei cari disgraziati figli.Amatevi l’un l’altro, miei cari, amate vostra madre e fate in modo che il vostro amore compensi la mia mancanza. Amate lo studio e il lavoro. Una vita onesta è il migliore ornamento di chi vive. Dell’amore per l’umanità fate una religione e
siate sempre solleciti verso il bisogno e le sofferenze dei vostri simili. Amate la libertà e ricordate che questo bene deve essere pagato con continui sacrifici e qualche volta con la vita. Una vita in schiavitù è meglio non viverla. Amate la madrepatria, ma ricordate che la patria vera è il mondo e, ovunque vi sono vostri simili, quelli sono i vostri fratelli.
Siate umili e disdegnate l’orgoglio; questa fu la religione che seguii nella vita.
Forse, se tale è il mio destino, potrò sopravvivere a questa prova; ma se così non può essere io muoio nella certezza che la primavera che tanto io ho atteso brillerà presto anche per voi. E questa speranza mi dà la forza di affrontare serenamente la morte.

Mia cara Enrichetta,
ho voluto tacerti fino ad oggi la triste realtà nella speranza di ottenere una impossibile grazia. Purtroppo è la fine. Sono straziato di non poter rivedere i miei figli. Ora tu sei tutto per loro. Sii forte per loro. Tu sai che al mondo ho fatto solo il bene e perciò morirò tranquillo. Bacia per me i miei figli ed educali nell’amore e nel lavoro.
Addio, mia diletta e sfortunata compagna, bacia per me mio padre, i tuoi cari genitori, i cugini e gli zii. Salutami tutti gli amici e ringrazia coloro che hanno tentato purtroppo inutilmente di salvarmi.
Un ultimo abbraccio e un bacio per tutta la vita,
Tuo Pietro

Pietro (Pedro) Ferreira

(dall’archivio storico dell’INSMLI – Istituto Nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia)

Dalle Carceri di Via Asti, Torino, 22.1.1945 – ore 24. Cara Pierina, amor mio, Domattina all’alba un plotone d’esecuzione della guardia repubblicana fascista metterà fine ai miei giorni.Non ho materiale il tempo di dilungarmi a narrarti i particolari della mia cattura e del mio processo, comunque gli potrai sapere dai miei compagni (Corso M.Grappa 7/17) o indirettamente dai miei amici. Ciò che voglio dirti in punto di morte, Pierina, è che tu sei stata [Pagina 2] il mio primo solo ed unico amore, e che se fossi vissuto ti avrei chiesta in isposa e ti avrei fatta felice.In queste ore, le più tragiche della mia vita, tutto il mio passato mi si para d’innanzi come sullo schermo di un film in una visione rapidissima. Ebbene Pierina, in tutta la mia vita, due furono i giorni in cui posso dire di essere stato veramente felice: il primo fu il 30 giugno 1940 quando mi innamorai di te e il secondo fu nell’estate 1941 quando appresi la notizia di essere stato ammesso alla R.Accademia di Modena.Tante, moltissime volte, durante questi anni che mi separano dal 30 giungo 1940 ripensai con nostalgia al nostro amore, d ora, in punto di morte, prima di immolare la mia vita per l’ideale per cui da oltre un anno combattei nelle vallate alpine di questo ferreo Piemonte, sento il bisogno di concentrarmi un po’ per ripensare a te, amore mio. Addio, Pierina, ti auguro tanta felicità e ti auguro soprattutto di ritrovare l’amore senza il quale la vita non è vita. [Pagina 3] Addio Pierina, addio “addio piccola Piera del mio cuore” (ti ricordi questo è un endecasillabo della poesia che ti dedicai quando ci lasciammo ?). Ricordati sempre di me come l’uomo che mai cessò di amarti di vero amore. Un ultimo bacio tuo Pedro 23.1.1945 – ore 0.45

Francesco De Gregori alla moglie

(dall’archivio storico dell’INSMLI)

Firenze 14 settembre 1943 – Albergo Fenice Mia piccola cara, oggi sono di fronte a questo dilemma: o presentarmi nel termine di 24 ore al Comando Territoriale di Firenze, che obbedisce ai tedeschi, o darmi alla macchia per mantenermi fedele al mio giuramento. In ambedue i casi non potrei essere utile a voi, che dovete ormai vivere una vita indipendente dalla mia. Perciò io scelgo la via dell’onore, anche se è la più ardua, anche se mi può portare alla fucilazione. In questo caos inestricabile, guai se perdiamo l’unica e ultima luce che può rischiarare il nostro cammino; questa luce è l’Italia, che se anche, per noi, è stata soltanto un calvario, del quale io sono ormai vicino alla vetta, potrà un giorno essere la terra felice dei nostri figli e dei figli dei nostri figli. Ma questa loro futura possibilità dobbiamo essere noi a conquistarla. La nostra unione, mio amore, è cominciata lì sotto le mura del Vescovato di Udine, da allora, questa nostra unione ci ha dato gioie e tormenti, ma da ogni gioia e da ogni tormento ne è uscita più forte e più viva. Io ti ringrazio dell’amore che tu mi hai dato, del tuo cuore che per cinque anni ho sentito palpitare nelle mie mani. Di averti conosciuta, io ringrazio Dio, e sii certa che l’ultimo pensiero dell’ultimo istante della mia vita non puoi essere che tu. Oggi io sono lontano da te, ma questa lontananza è nulla in confronto a quella che ci separerà domani._ Io sarò un fuori legge che vivrà sui monti la sua vita dura, col pensiero inutilmente nostalgico volto a una casa lontana dove forse saranno entrati gli orrori della guerra. Tutte le sofferenze e i pericoli mi sono davanti e potranno farmi cadere. In questo caso tu riceverai questa lettera. A lei affido la mia benedizione per te per Anna, per Pier Luigi; l’augurio che nella vostra casa, dov’io non sarò più che un ritratto, torni, dopo il lutto, la luce della pace e della felicità. Addio piccolo amore dei giorni più belli, addio. Ti offro in questo momento, bagnati di pianto, tutti i ricordi più belli del nostro amore straordinario. Tuo Franco


 

Advertisements

2 thoughts on “Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s