Your beauty lost to you yourself
just as it was lost to them.
Oh take this longing from my tongue,
whatever useless things these hands have done.
Let me see your beauty broken down
like you would do for one you love
 
Leonard Cohen, Take this longing
 
 

Qui la primavera si fa aspettare, in questa sorta di perenne, lattiginoso inverno (non per nulla ho ribatezzato questa città Greyville…)
In giornate come queste è difficile cercare la bellezza, e soprattutto trovarla.
Ci si prova, ma si fa una fatica terribile.
Oggi però avevo una missione da compiere: nella mia borsa, insieme alle migliaia di cose che porto con me ogni giorno (tra cui una copia dei bellissimi Dialoghi con Leucò di Cesare Pavese..ma questa è un’altra storia, per un’altra sera di quasi primavera) batteva, quasi fosse un cuore, una lettera, dentro una vecchia copia di Pride and Prejudice di Jane Austen.
Una lettera scritta a mano, con tanto di brutta copia (ho sempre avuto una grafia orribile, e la tendenza ad acciuffare idee e pensieri in maniera disordinata):

Una lettera scritta tra un’insonnia e l’altra. Una lettera terapeutica, che mi ha spinto a confrontarmi con l’immensità bianca del foglio di carta, il mio amato Cohen in sottofondo, e a cercare di mettere a nudo quello che penso davvero dell’amore, in senso letterario e in senso reale, senza avere paura di essere etichettata come inguaribile romantica, sospesa in un mondo tutto suo.
Una lettera in cui ho confessato le mie paure, alla quale ho affidato una memoria e un ricordo, una lacrima e un sorriso, una promessa e una speranza. Una lettera che ho messo dentro uno dei miei libri preferiti, sperando che approdi prima o poi in un porto sicuro. Che finisca nelle mani di qualcuno che non abbia paura di mettersi in gioco, di interrogarsi, di mettersi in discussione, di fidarsi, di piangere. Soprattutto, nelle mani di qualcuno che creda nel potere della parole, delle affinità elettive, delle empatie impreviste, che sfidano il tempo e le distanze, i fusi orari e le coordinate, le coincidenze e le prenotazioni.

Specie in un giorno come oggi, che, oltre a sancire (almeno sul calendario) l’inizio della primavera, è dedicato alla poesia. Proprio qualche giorno fa riflettevo, non senza una certa amarezza, sul ruolo esiguo al quale il poeta è costretto nella società odierna, in cui sembra quasi che non ci sia più bisogno di poesia. A tal proposito, voglio citare un estratto del discorso di oggi di Irina Bokova, direttore generale dell’UNESCO, in occasione della giornata mondiale della poesia:




“In celebrating World Poetry Day, UNESCO wishes also to promote the values that poetry conveys, for poetry is a journey – not in a dream world, but often close to individual emotions, aspirations and hopes. Poetry gives form to the dreams of peoples and expresses their spirituality in the strongest terms– it emboldens all of us also to change the world”.

(Nel celebrare la giornata mondiale della poesia, l’UNESCO vuole altresì promuovere i valori veicolati dalla poesia stessa: perchè la poesia è un viaggio, che non avviene in un mondo di sogno, ma spesso a stretto contatto con le emozioni, le aspirazioni e le speranze del singolo. La poesia dà forma ai sogni delle persone ed esprime al massimo la loro spiritualità, conferendo a noi tutti l’audacia di cambiare il mondo).

E ho pensato che finchè ci sarà poesia, e libri da leggere, e una lettera da trovare, lasciata da uno sconosciuto, saremo sempre in grado di trovare la bellezza, anche lì dove sembra essersi smarrita, essersi fatta invisibile. E questo percorso di riscoperta del genere epistolare e della scrittura a mano è stato reso più bello dalla presenza delle mie favolose compagne di viaggio – Rose Mel, Audrey, Tiziana, Strawberry, Federica e Chiara Maria – alle quali va un sentito grazie. Così come a tutti coloro che si saranno seduti, o si siederanno, e prenderanno in mano un vecchio taccuino e una Bic mangiucchiata, e cominceranno a scarabocchiare parole. Riscaldandosi alle ceneri di un vecchio amore, o sognandone uno nuovo.


 

Se siete interessati a scoprire dove sono andate a finire le nostre lettere, vi invito a cercarci su Instagram con l’hashtag #letteredamore2013.
E per chi fosse curioso di sapere dove ho lasciato la mia, dirò soltanto che ho lasciato Pride and Prejudice in compagnia di tanti altri libri.. 🙂

Perchè, come canta Vecchioni, forse le lettere d’amore fanno solo ridere, ma ci renderemmo ancora più ridicoli se non le scrivessimo, mai….

 
 


 
 
 
 
 
 
 
 
 
La lettera e il libro di Tiziana (e il suo post)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
La lettera e il libro di Federica
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Il libro e la lettera di Audrey
 
 
 
Il libro e la lettera di Valentina