Pause di riflessione

Nobody has ever measured, not even poets, how much the heart can hold.

Zelda Fitzgerald in Save Me The Waltz

Alle volte sento la necessità di allontanarmi – dal computer, dal web, da tutto quello che è smart e digitale. Si tratta di momenti in cui solitamente sta succedendo qualcosa nella mia vita, interiore o esteriore. O non sta succedendo niente, o sono in attesa. Tra color che son sospesi.

Febbraio in questo senso è un mese nefas, segnato da tante pietruzze nere: un mese in cui sono partita piena di impegni, avvolta in una sorta di bulimia di storie e di parole morta di troppo amore in una totale anoressia della scrittura.

Sono i momenti in cui mi rifugio in riflessioni matte e disperatissime sull’arte della scrittura, su come scrivere bene, leggendo decaloghi di Zadie Smith e Henry MillerScott Fitzgerald e Kurt Vonnegut, per arrivare a Bukowski.

Dopo tante letture del genere, mi sento piccola piccola e mi rifugio nei libri piuttosto che nella carta e nella penna  (non è in fondo la lettura una sorta di refugium peccatorum dello scrittore mancato?) perchè i loro moniti mi spaventano. E mi accontento di appunti sparsi sul mio Moleskine e i miei quaderni, per fermare frammenti di pensieri, cristallizzarli nel tempo. Ricordarmi che ci sono stati, che io c’ero anche quando cercavo di non esserci, di evitarmi.

Quando ho aperto questa finestrella sul mondo virtuale, volevo in qualche modo riflettere su come la cultura 2.0 avesse influito sul nostro modo di approcciarci al testo scritto e alla scrittura stessa. Perchè le parole sono importanti e scrivere bene, concedersi il lusso di indugiare sulle parole, di coccolarle senza fretta, senza altri stimoli esterni, di sentirle esplodere nell’orecchio è nella mente è catartico: aiuta ad esorcizzare ricordi e dolore così come ad eternare un perfetto moemnto di estasi.

Una delle cose più belle successe durante questi quindici mesi di blog è che qualcuno di voi mi ha scritto. Email che altro non erano che lettere d’amore.
Qualcuno mi ha raccontato la sua storia. Qualcuno mi ha chiesto consigli. Qualcuno ha condiviso con me i suoi versi, i suoi racconti.
E nessuno può mai portarti via le storie, le parole, nemmeno in questi momenti di silenzio, soffocati dall’incertezza, dalla precarietà, da quello che potrebbe essere l’ennesimo trasferimento forzato. Da quella sensazione di essere una tartaruga senza il suo guscio.

Tuttavia, anche tra le assenze fremono progetti. Uno in particolare, che profuma di primavera, di carta e di inchiostro, e di quell’inconfondibile, inebriante profumo di libri vecchi, usati, letti e riletti.

Un progetto che vedrà coinvolte alcune delle anime belle conosciute attraverso questa finestrella virtuale. Stay tuned, mentre io oscillo tra Neverland, Dreamland e Greyville, tra possibilità ed improbabilità di una realtà che mi sta stretta come un maglione di lana messo a centrifugare.

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