I diritti del lettore secondo Pennac (e il buon lettore secondo Nabokov)

Cosi scoprì la virtù paradossale della lettura, che è quella di astrarci dal mondo per trovargli un senso.
Daniel Pennac, Come un romanzo

Se chi pensa bene parla bene, chi legge bene scrive bene. Ma leggere è un’arte che si apprende nel corso del tempo, e il mestiere del lettore non è facile come potrebbe apparire di primo acchito.

Daniel Pennac, in Come un romanzo, stende un decalogo in cui elenca quelli che sono i diritti del lettore.

1. Il diritto di non leggere.

La lettura, come tutte le cose belle della vita, è un privilegio, non un diritto positivo.
I libri vanno scelti con cura, con amore, anche se credo che spesso siano loro a scegliere noi e non viceversa.
Non si può leggere in continuazione perchè è la vita quotidiana che lo impedisce. Ma l’assenza del libro è come l’assenza di una persona amata: si contano i minuti, le ore prima di ritornare a lui, le mani avide di pagine, gli occhi avidi di parole, la mente e il cuore avidi di storie.
Personalmente, preferisco interrompere la lettura in un punto emozionante, pieno di pathos: rende l’attesa tesa come una corda di violino, come quando si aspettava la campanella della scuola per correre fuori in un giorno pieno di sole.

2. Il diritto di saltare le pagine.

Non è una cosa di cui vado molto orgogliosa, ma a volte salto le parti descrittive molto lunghe, o le parti più statiche – a meno che non sia incantata dal linguaggio e dallo stile dello scrittore. Sono una lettrice poco disciplinata: avida, desiderosa di finire il libro e al tempo stesso, se lo amo, desiderosa di non finirlo mai. E dopo averlo chiuso, la cosa più bella è chiedersi: e adesso, cosa succederà a Lizzie&Darcy/ Paloma/ la banda dei brocchi?

3. Il diritto di non finire il libro.

Ogni libro è un punto interrogativo e al tempo stesso una sfida: in genere, anche quando non mi entusiasma, cerco di finirlo, convinta che ci sia sempre much more than meet the eye, molto più di quello che salta agli occhi di primo acchito. Un po’ come le persone..e ricredersi sul conto di un libro è leggerlo con occhi nuovi, è come innamorarsi senza colpo di fulmine, ma grazie ad una frequentazione lenta e paziente.
Mea culpa, ci sono libri che giacciono inerti nella mia libreria. Qualche esempio? Il nome della rosa di Umberto Eco, Guerra e pace di Tolstoj e Gita al faro di Virginia Woolf. Ma non dispero..è uno dei miei propositi per il 2013.

4. Il diritto di rileggere.

Diritto sacrosanto, e dovere per lettori avidi che devono tornare una seconda volta sul testo per coglierne le sfumature, assaporare il linguaggio, masticare le parole, scoprirne i colori, navigare nella trama. E immaginare tutti i possibili sviluppi di una storia, i come sarebbe andata se. Un po’ come ne Il giardino dei sentieri che si biforcano di Borges, in cui libro e labirinto si identificano: il giardino dei sentieri che si biforcano è un romanzo, un’opera letteraria che cerca di descrivere tutti i possibili risultati di un evento, ognuno dei quali conduce ad una ulteriore moltiplicazione di conseguenze, in una continua “ramificazione” dei possibili futuri. Una moltiplicazione infinita, perchè infinite sono le possibilità.  Non si tratta quindi di un labirinto fisico, spaziale, quanto piuttosto di un labirinto temporale, un labirinto di simboli.
Tra i libri che ho letto e riletto senza mai stancarmene, e che rileggo a intervalli periodici, Piccole Donne di Louisa May Alcott (sono cresciuta leggendo le avventure di Meg, Jo, Beth e Amy), Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen, Cime tempestose di Emily Bronte, Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde, L’eleganza del riccio di Muriel Barbery,  e anche Marquez e Hemingway.

5. Il diritto di leggere qualsiasi cosa.

Leggere apre la mente, qualsiasi cosa si legga. Di tutto un po’. Forse la distinzione da fare non è tra generi letterari: è importante la qualità di quello che si legge, e le corde nascoste che un libro riesce a toccare. Lasciando porte e finestre aperte agli esordienti, dando loro una possibilità. E indulgendo in quei piaceri segreti, di cui magari ci vergognamo un po’, tra l’altro senza motive (ad esempio, io non leggerei mai 500 shades of Grey, ma sono un’accolita della serie Shopaholic della Kinsella, ho letto tutti i libri di Cecelia Ahern e letto e riletto Bridget Jones).
Insomma, il chick lit è il mio comfort food, un po’ come una tazzona di cioccolata calda con tanto di panna e cannella.

6. Il diritto al bovarismo (malattia testualmente contagiosa)

Bovarismo, ovvero inquietudine esistenziale provocata dal divario tra le condizioni di vita reali e le proprie aspirazioni. È testualmente trasmissibile perché (Flaubert docet) sembra imperversare con maggiore accanimento su quelle eroine che indulgono e sospirano sulla narrativa romantica.
A mio modesto parere, bisogna comunque essere geneticamente predisposti.

Lo ammetto, questo punto del decalogo tocca un tasto dolente, perché sono cronicamente ammalata di bovarismo, complici una precoce esposizione alla poesia amorosa (nella fattispecie, Neruda, Prevert, Jimenez) e una precocissima lettura di Love Story di Erich Segal. Tendo a incolparne mia madre (a quale bambina sotto i cinque anni si insegna A Silvia di Leopardi, infarcendola di commenti legati a La protesta di Leopardi di Walter Binni?? Non c’è da meravigliarsi che non mi sia più ripresa…..)
Scherzi a parte, sono grata a Pennac, perché la verità vera è che, salvo imprevisti, frustazioni malinconiche e incomprensioni da parte di chi mi sta accanto, mi piace indulgere nella mia vena bovaristica. E non un bovarismo alla Emma Bovary, che pure ha forgiato il nome del fenomeno, e nemmeno alla Giacinta di Capuana: un bovarismo più attivo, tipo quello di Teresa ne Le illusioni perdute di De Roberto o della mia amata Anna Karenina, che, soffocata da un matrimonio senza amore e da una società senza illusioni di bellezza, senza pretese di verità, investe tutto quello che ha di più caro (la sua reputazione, la sua vita sociale, il suo amatissimo figlio Seriozha) nell’amore per il frivolo Vronskij. E viene uccisa non da questo amore, non dall’incapacità di Vronskij di ricambiarla in egual misura, ma da una società misogina che non lascia posto alla donna e non la perdona. Dalla consapevolezza che (a volte, sempre, non so) l’amore non basta.
Un bovarismo più delicato, che si nutra di ricordi e di sogni. Perchè dell’amore non si butta mai niente, nemmeno dei perduti amori.
Perchè di un overdose di letteratura non si può morire.
(per saperne di piu’ sul bovarismo, ecco un interessante articolo)

7. Il diritto di leggere ovunque.

In metro, in piedi sul tram in equilibrio precario, in pausa pranzo, in un parco in una bella giornata di sole, in vasca da bagno, a letto, sul divano, sulle scale mobili, in una sala da tè insieme ad uno scone caldo e ad una bevanda profumata, in treno, in aereo, in bus, in spiaggia, in piscina. Ovunque.
I reader hanno sicuramente facilitato la vita, evitando il panico pre-vacanza da valigia troppo piena, le corse al primo press shop disponibile mentre si fa la fila per imbarcarsi sul volo di ritorno perchè i libri portati sono ormai stati letti, e si finisce per acquistare qualche triste blockbuster o, se va bene, qualche tascabile economico di grandi autori.
Non potrei più vivere senza il mio reader – poter comprare libri in qualsiasi lingua a qualsiasi ora della notte! avere una biblioteca in borsa! – ma lo alterno al fascino fragrante della carta stampata

9. Il diritto di leggere ad alta voce.

Cosa c’è di più bello di leggere ad un bambino, prima che si addormenti? O condividere con qualcuno i passi preferiti di un libro speciale, o una poesia, leggendoglieli a voce alte. Magari davanti a un buon bicchiere di Chablis.

10. Il diritto di tacere.

Dicesi anche diritto sacrosanto del lettore di essere lasciato in pace quando, assorto in un buon libro, tutto preso da una lettura avvincente, non risponde a reiterate domande, dimentica l’acqua nel bollitore e è del tutto estraneo al bip del tostapane, o al citofono insistente…rassegnatevi: i veri lettori non ci sono per nessuno. Quando trovano il libro giusto, il libro che fa per loro, un momento di puro kairòs insomma, navigano beati tra le parole. E voci e rumori giungono lontani e attutiti, come se tenessero la testa sott’acqua…

Dulcis in fundo, una perla di saggezza del geniale Brain Pickings, la creatura della geniale editor Maria Popova, che si autodefinisce interestingness hunter-gatherer obsessed with combinatorial creativity, compulsiva cacciatrice di cose belle, interessanti e stimolanti, ossessionata da creatività combinatoria (per chi fosse interessato, di combinatoria della creatività ha parlato anche Umberto Eco

Nabokov propone agli studenti di quello che lui stesso definisce un remoto college di provincia il seguente esperimento:

Select four answers to the question what should a reader be to be a good reader:

  1. The reader should belong to a book club.
  2. The reader should identify himself or herself with the hero or heroine.
  3. The reader should concentrate on the social-economic angle.
  4. The reader should prefer a story with action and dialogue to one with none.
  5. The reader should have seen the book in a movie.
  6. The reader should be a budding author.
  7. The reader should have imagination.
  8. The reader should have memory.
  9. The reader should have a dictionary.
  10. The reader should have some artistic sense.

Per la maggior parte degli studenti, le qualità principali che un buon lettore dovrebbe possedere sono: la capacità di identificarsi nel personaggio, di provare empatia nei suoi confronti (risposta 2); la maggiore attenzione dedicata ai risvolti socio-economici della narrazione (risposta 3); la preferenza accordata a storie ricche di azioni e di dialogo (risposta 4). Inoltre, molto importante è l’affresco storico nel quale l’azione si svolge.

Secondo Nabokov, un buon lettore dovrebbe inveve essere dotato di immaginazione (risposta 7), memoria (risposta 8), senso artistico (risposta 10), nonchè essere equipaggiato di dizionario (risposta 9).

Inoltre, sostiene che il vero lettore è chi rilegge, dal momento che, quando leggiamo un libro per la prima volta, siamo più presi dal processo fisico di seguire le parole, le righe, pagina dopo pagina. E questo processo non ci lascia il tempo di “acclimatarci”, al libro, di entrare nello spirito della storia, del racconto ( e si torna al diritto di rileggere di cui Pennac si fa avvocato).

Chiudo con una bellissima citazione di Mario Vargas Llosa:

Aprender a leer es la cosa más importante que me ha pasado en la vida

Buone letture!

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