Si, Virginia, Babbo Natale esiste (ovvero un editoriale che ha fatto la storia)

Tutti i grandi sono stati bambini una volta. Ma pochi di essi se ne ricordano.

                                    Antoine De Saint-Exupéry

Non so voi, ma, da qualche anno a questa parte, faccio sempre più fatica a calarmi nello spirito natalizio. A tracciare una linea di demarcazione tra i buoni propositi e il buonismo.
A districarmi tra l’eccitazione di tornare nella casa dove sono cresciuta e ritrovare gli stessi profumi, gli stessi sapori, gli stessi colori di Natali ormai lontani e l’ansia da prestazione in famiglie sempre più allargate, correndo staffette per dividere il poco tempo da expat rientrata in patria.
Per non parlare dela corsa ai regali, quei regali che spesso diventano mere formalità anzichè piccoli atti d’amore, piccoli gesti per ravvivare antiche consuetudini, come il soffietto sulle braci quasi spente.
In breve, non sono della disposizione migliore: vorrei piuttosto nascondermi sotto un piumone caldo e morbido e andare in letargo fino a metà gennaio.

Tuttavia. Tuttavia a volte mi capita di imbattermi in qualcosa che mi fa sorridere, e mi fa essere ancora quella bambina dagli occhi grandi, i ricci scuri e le guanciotte rosse, che addobba accuratamente il vecchio albero di plastica con le palline spaiate, perchè noi bambini le rompevamo tutte.

E’ per questo che voglio raccontarvi questa storia. Più di un secolo fa, nel 1897 per la precisione, a Manhattan la piccola Virginia (otto anni) chiede al padre, il dottor Philip O’Hanlon, se Babbo Natale esiste davvero. Questa storia non la convince poi più di tanto, dato che la maggior parte dei suoi compagni di classe affermano il contrario..
Il padre, forse ansioso di scaricare la patata bollente, forse per rassicurarla, le consiglia di scrivere al New York Sun (importante quotidiano dell’epoca di tendenze conservatrici), dicendole che “se lo dice il New York Sun, allora è vero”.

Questa è la lettera di Virginia:

Caro direttore, ho otto anni. Alcuni dei miei amici dicono che Babbo Natale non esiste. Mio papà mi ha detto: “se lo vedi scritto sul Sun, sarà vero”. La prego di dirmi la verità: esiste Babbo Natale? Virginia O’Hanlon
 

Il direttore del Sun, Edward T. Mitchell, affida l’incarico di rispondere alla lettera a Francis Pharcellus Church, uno dei veterani della redazione. Indignato per l’incarico di poco conto affidatogli, Church butta giù in quattro e quattr’otto un pezzo per rispondere alla bambina. Ecco il suo famoso editoriale:

Virginia, i tuoi amici si sbagliano. Sono stati contagiati dallo scetticismo tipico di questa era piena di scettici. Non credono a nulla se non a quello che vedono. Credono che niente possa esistere se non è comprensibile alle loro piccole menti. Tutte le menti, Virginia, sia degli uomini che dei bambini, sono piccole. In questo nostro grande universo, l’uomo ha l’intelletto di un semplice insetto, di una formica, se lo paragoniamo al mondo senza confini che lo circonda e se lo misuriamo dall’intelligenza che dimostra nel cercare di afferrare la verità e la conoscenza.

Sì, Virginia, Babbo Natale esiste. Esiste così come esistono l’amore, la generosità e la devozione, e tu sai che abbondano per dare alla tua vita bellezza e gioia. Cielo, come sarebbe triste il mondo se Babbo Natale non esistesse! Sarebbe triste anche se non esistessero delle Virginie. Non ci sarebbe nessuna fede infantile, né poesia, né romanticismo a rendere sopportabile la nostra esistenza. Non avremmo altra gioia se non quella dei sensi e dalla vista. La luce eterna con cui l’infanzia riempie il mondo si spegnerebbe.

Non credere in Babbo Natale! È come non credere alle fate! Puoi anche fare chiedere a tuo padre che mandi delle persone a tenere d’occhio tutti i comignoli del mondo per vederlo, ma se anche nessuno lo vedesse venire giù, che cosa avrebbero provato? Nessuno vede Babbo Natale, ma non significa che non esista. Le cose più vere del mondo sono proprio quelle che né i bimbi né i grandi riescono a vedere. Hai mai visto le fate ballare sul prato? Naturalmente no, ma questa non è la prova che non siano veramente lì. Nessuno può concepire o immaginare tutte le meraviglie del mondo che non si possono vedere.

Puoi rompere a metà il sonaglio dei bebé e vedere da dove viene il suo rumore, ma esiste un velo che ricopre il mondo invisibile che nemmeno l’uomo più forte, nemmeno la forza di tutti gli uomini più forti del mondo, potrebbe strappare. Solo la fede, la poesia, l’amore possono spostare quella tenda e mostrare la bellezza e la meraviglia che nasconde. Ma è tutto vero? Ah, Virginia, in tutto il mondo non esiste nient’altro di più vero e durevole. Nessun Babbo Natale? Grazie a Dio lui è vivo e vivrà per sempre. Anche tra mille anni, Virginia, dieci volte diecimila anni da ora, continuerà a far felici i cuori dei bambini.
 

Senza voler indulgere in vuoti buonismi (perchè non esiste un periodo dell’anno in cui essere più buoni; esiste però forse un periodo in cui ci si permette di fermarsi un attimo, e di rilassarsi un attimo, e di fare l’inventario dell’anno che sta per passare) alla libro Cuore, nè in retoriche vuote e stereotipate, arrivo subito al dunque:  non è dell’esistenza o meno di Babbo Natale che si discute, ma dell’esistenza di lei, Virginia. Quando Church scrive “Sarebbe triste se non esistessero delle Virginie!” scrive una cosa bellissima, e vera nella sua semplicità. Perchè nel momento in cui smetteranno di esistere piccole o grandi Virginie, siano esse O’Hanlon o Woolf, che smetteranno di essere curiose, smetteranno di interrogarsi in maniera critica ma con gli occhi e col cuore aperti alle infinite possibilità dell’invisibile, del remoto, dell’immaginario…allora dovremo accettare che la realtà sia semplicemente quella che si vede e non quella che si crede.

Non esiste un tempo per essere buoni. Non esiste un tempo per sognare. Non esiste un tempo per allenarsi sul trapezio dell’immaginazione, in bilico tra il possibile e il probabile, tra i desideri e piccole azioni quotidiane tese alla loro realizzazione. Esiste forse un momento in cui fermarsi, guardarsi allo specchio e cercare di vedersi non per quello che si è, ma per quello che si vorrebbe essere. Per l’idea che si ha di se stessi.
Esiste forse un periodo in cui spalancare le proprie finestre al vento gelido e corroborante della poesia, delle parole, delle storie, per contrastare lo scetticismo di un mondo di scettici. Può questo periodo essere il Natale?

E allora io scappo subito a rifugiarmi nella mia Dreamland/Neverland, almeno per stanotte, che poi solitamente al sorgere del sole l’incanto si spegne. E, se sono fortunata, spero di incontrarvi una bambina con le gote rosse e la vestaglia di flanella azzurra, naso e manine appiccicati al vetro della finestra del soggiorno, tutta intenta a scrutare le stelle e possibilmente a intravedere una carrozza trainata da renne. Una bambina per cui ancora tutto è possibile.

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4 thoughts on “Si, Virginia, Babbo Natale esiste (ovvero un editoriale che ha fatto la storia)

  1. Claudia says:

    Questi pensieri, questi attimi di riflessione, si dovrebbero fare tutti i giorni, non solo nel periodo natalizio, ma, inspiegabilmente, nonostante io concorda con te sul fatto che l'atmosfera natalizia la sento sempre meno, sembra un processo naturale che il Natale, la fine di un altro anno, facciano tirare un po' le somme.
    La lettera di risposta a Virginia è davvero bellissima, ho il grande rammarico, purtroppo, di non riuscire ad immedesimarmi in lei e di essere diventata un po' troppo disincantata…

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  2. Ophelinha says:

    sarebbe bello essere piccole Virginie. sarebbe bello guardare alla vita senza disincanto, ma con fiducia e speranza, quasi come la vita stessa fosse capace di prendersi cura di noi.
    sarebbe bello.

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  3. Strawberry says:

    COnoscevo la storia ma riviverla attraverso il tuo post mi ha emozionato…sarebbe davvero triste se non esistessero delle Virginie…sarebbe bello che un pò di Virginia rimanesse sempre con noi…
    ti dispiace se condivido il tuo post sulla pagina fb del mio blog? lo trovo uno stupendo pensiero natalizio…

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