Mad Girl’s Love Song (appunti disordinati)

Oggi sono un po’ così.
Di quel così che mi rende taciturna e antipatica, che mi fa rinchiudere a riccio (l’hérisson, c’est moi) e che mi fa venire voglia di stare per conto mio.
Di quel così che vorrebbe far uscire le parole che non riesce a trovare scrivendo, ma vigliaccamente si rifugia nella lettura (forse si legge perchè si ha paura di scrivere, e perchè è più facile vivere le vite degli altri e veder vivere la propria vita anzichè viverla. Forse leggere è il refugium peccatorum dello scrittore mancato).
Di quel così che ti va a cercare, nelle pieghe più recondite e nascoste della mente, del cuore, della memoria. Di quel così che ti cerca anche dove sa che non potrebbe mai trovarti.
Di quel così che avrebbe bisogno di essere rassicurata, di avere delle piccole certezze, di sapere che anche se non è si e non è no, magari forse. Delle possibilità ci si accontenta, in fondo. Basta dirle ad alta voce e metterle per iscritto, e diventano un po’ più vere.
Di quel così che sa che un giorno mi guarderai e mi vedrai per quello che sono, per quella pesantezza dell’essere che Kundera ha così magistralmente incarnato in Tereza in opposizione a Sabine, lieve, leggera, complice, amante, ballerina, pittrice. O forse non avrai nemmeno bisogno di guardarmi per saperlo. Non avrai nemmeno bisogno di guardarmi perchè ti sveglierai una mattina e semplicemente lo saprai, che in un salone da ballo sarei stata Anna dal velluto nero e non Kitty dalla mussolina bianca.
Saprai che sono Nausicaa dalle bianche braccia, negli occhi l’immagine dell’affascinante straniero, irretita dalle sue parole,

Mi inchino a te, signora: sei una dea o una donna mortale?
Se infatti sei una dea di quelle che abitano l’ampio cielo,
Artemide sembri, figlia del grande Zeus,
per l’aspetto e la figura slanciata;
ma se sei una donna mortale, di quante abitano la terra,
tre volte beati il padre e la madre veneranda,
tre volte beati i fratelli: molto il loro cuore
sempre si colma di gioia grazie a te,
quando vedono un simile bocciolo intrecciare movenze di danza.
Ma felice in cuore più di ogni altro
chi, portando più doni, ti condurrà alla sua casa in sposa. (l.VI, vv.149-159)

gli occhi pieni di quello straniero che deve ripartire, che deve andare per mare per far ritorno ad Itaca Itaca Itaca, che la sua casa ce l’ha solo là, dove l’algida e perfetta Penelope tesse e distrugge la sua tela nella sua attesa paziente e sicura di sè. Dell’arrivo di Odisseo.

Saprai che ero Calipso, e una mattina ti sveglierai e scoprirai che non sarò stata capace di averti irretito con la mia bellezza di ninfa nè con le mie promesse di immortalità.

Ti sveglierai e lo saprai, semplicemente. E quella mattina inizierò a ricominciare a perderti. Per poi ritrovarti, se riuscirai ad accettare che le mie ombre spesso prevalgano sulle luci, la pesantezza sulla leggerezza. Se smetterai di rimproverarmi che non rido mai e imparerai ad accontentarti dei miei sorrisi.
Altrimenti.
Altrimenti ti avrò solo immaginato. Sarai stato solo una creazione della mia mente. Avrai vissuto solo nei miei pensieri.
O forse, sarò stata io ad essere solo l’idea di me stessa, per te.

“I shut my eyes and all the world drops dead;

I lift my lids and all is born again.

(I think I made you up inside my head.)

The stars go waltzing out in blue and red,

And arbitrary darkness gallops in:

I shut my eyes and all the world drops dead.

I dreamed that you bewitched me into bed

And sung me moon-struck, kissed me quite insane.

(I think I made you up inside my head.)

God topples from the sky, hell’s fires fade:

Exit seraphim and Satan’s men:

I shut my eyes and all the world drops dead.

I fancied you’d return the way you said,

But I grow old and I forget your name.

(I think I made you up inside my head.)

I should have loved a thunderbird instead;

At least when spring comes they roar back again.

I shut my eyes and all the world drops dead.

(I think I made you up inside my head.)”

Sylvia Plath

Soundtrack

Ain’t no cure for love (Leonard Cohen)
Walk the line (Johnny Cash e June Carter)
Itaca (Lucio Dalla)

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4 thoughts on “Mad Girl’s Love Song (appunti disordinati)

  1. Ophelinha says:

    si, capitano davvero a tutti. Specie quando fuori fa freddo e la nebbia ti avvolge come una cappa spessa e fitta, e non ti fa vedere al di là del tuo naso. Specie quando troppi dubbi e troppe domande affollano i tuoi giorni, i tuoi pensieri, i tuoi sogni.
    Ma le parole confortano sempre. E la Poesia è l'oppio dell'anima.

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