Un anno di impressioni..e di bilanci

“Poi Lang disse: – Tu vai pazza per le parole, vero? – Guardò Lenore. – Vero che vai pazza per le parole? – Cioè? Che significa? – Significa che mi dai l’idea di una che va pazza per le parole. O forse pensi che siano loro a essere pazze. – In che senso? Lang guardò nel tavolino di vetro, poi si toccò distrattamente il labbro superiore, con un dito. – Nel senso che le prendi terribilmente sul serio, – disse. – Tipo come se fossero un bisturi, o una motosega che rischia di tagliarti con la stessa facilità con cui taglia gli alberi.”

David Foster Wallace – La scopa del sistema

Grazie per la bellissima foto a Rose Mel di Travel Upside Down. Una delle anime belle incontrate per strada.

Un anno fa, in un pomeriggio grigio e piovoso, quasi per gioco, decidevo di aprire questo spazio virtuale. Nella speranza di evadere un po’ dal grigiore quotidiano. Di ricominciare a scrivere, o meglio di continuare a farlo, stavolta in un posto fisso dove tutti quei pensieri e quelle parole che volevo condividere restassero in qualche modo con me, smettendo di continuare ad annotarli solo su foglietti svolazzanti, vecchie agende, pezzi di carta che ho sempre e puntualmente perso.
Speravo anche di perdere le mie inibizioni, di smettere di aver paura di scrivere e di evitare carta e penna o il computer.
Ero alla ricerca di uno spazio tutto mio, di una stanza per me, come quella di Emily Dickinson, dove vestirmi metaforicamente di bianco e andare a rinchiudermi per scrivere delle cose che amo, delle cose che ho perso, delle cose che mi hanno fatto male.
E’ stato un anno lungo, straordinariamente pieno di eventi interiori ed esterni che tuttavia non hanno prodotto il me il cambiamento che speravo, che cercavo, che sognavo.
Continuo a vergognarmi di parlare in prima persona, a sentirmi sempre più spesso un pesce fuor d’acqua, a soffrire d’insonnia, a non aver trovato il mio posto nel mondo. A coltivare grandi sogni e grandi progetti per lo più irrealizzabili e non impegnarmi affatto per fare in modo che si realizzino.
A vivere con i piedi per terra e la testa tra le nuvole, sempre più lontana, più assente e più distratta.
Continuo a coltivare la stessa inquietudine esistenziale e la stessa voglia di scappare, moderate da dosi autoimposte di sano cinismo e realismo nudo e crudo.

Vorrei poter dire che questo piccolo blog è cresciuto, ma è rimasto quello che era: piccolo, chiuso in se stesso, nascosto.Innamorato dei libri e delle parole. Continua a confondere vita vera e letteratura e, consapevole della sua zeniana inettitudine, preferisce guardare la vita vivere e rifugiarsi in un mondo di personaggi e dialoghi immaginari. Un po’ come me.
Voglio comunque ringraziare i miei quindici lettori di manzoniana memoria. Grazie di avermi illuminato le giornate con i vostri commenti. Grazie di aver condiviso le vostre impressioni. Grazie di aver letto le mie storie, di aver sopportato il mio feticismo per i libri in brossura, gli occhi da gatto e le parole. Aver “conosciuto” anime davvero belle mi riempie il cuore. E con loro vorrei condividere le poche lezioni che ho appreso nella mia breve vita da blogger, qualche pensiero sull’empatia delle emozioni, sulla matematica dei sentimenti.
Due solitudini sommate ne fanno una sola. Un pensiero lanciato nell’etere virtuale può moltiplicarsi fino all’infinito e raggiungere la mente e/o il cuore di tanti oppure estinguersi, solo e dimenticato da tutti.

Ultimamente metto in discussione me stessa e tante altre cose. Ultimamente metto in discussione le mie parole e la mia scrittura. Scrivere è sempre stato per me un modo di alleggerire il cuore, svuotare la mente, riversare su carta tutti quei sentimenti e quelle sensazioni ed emozioni che non sono mai stata brava ad esprimere a voce. Da un po’ di tempo, tuttavia, tutto quello che scrivo mi sa di stantio e di polveroso, i personaggi che popolano le mie notti bianche restano in cerca d’autore e mi sembra di continuare a girare intorno agli stessi temi, alle stesse idee, agli stessi ricordi mai dimenticati, agli stessi lutti mai elaborati.
Ho passato un fine settimana a leggere consigli e suggerimenti di scrittori e poeti ad aspiranti scrittori. E, dopo un incontro poco simpatico con un Philip Roth molto disilluso (e apparentemente alla fine della sua carriera) che consiglia agli scrittori in erba di allontanarsi da qualsiasi velleità letteraria, ho trovato sul geniale Brain Pickings questa poesia di Charles Bukowski, So you want to be a writer?

if it doesn’t come bursting out of you
in spite of everything,
don’t do it.
unless it comes unasked out of your
heart and your mind and your mouth
and your gut,
don’t do it.
if you have to sit for hours
staring at your computer screen
or hunched over your
typewriter
searching for words,
don’t do it.
if you’re doing it for money or
fame,
don’t do it.
if you’re doing it because you want
women in your bed,
don’t do it.
if you have to sit there and
rewrite it again and again,
don’t do it.
if it’s hard work just thinking about doing it,
don’t do it.
if you’re trying to write like somebody
else,
forget about it.

if you have to wait for it to roar out of
you,
then wait patiently.
if it never does roar out of you,
do something else.

if you first have to read it to your wife
or your girlfriend or your boyfriend
or your parents or to anybody at all,
you’re not ready.

don’t be like so many writers,
don’t be like so many thousands of
people who call themselves writers,
don’t be dull and boring and
pretentious, don’t be consumed with self-
love.
the libraries of the world have
yawned themselves to
sleep
over your kind.
don’t add to that.
don’t do it.
unless it comes out of
your soul like a rocket,
unless being still would
drive you to madness or
suicide or murder,
don’t do it.
unless the sun inside you is
burning your gut,
don’t do it.

when it is truly time,
and if you have been chosen,
it will do it by
itself and it will keep on doing it
until you die or it dies in you.

there is no other way.

and there never was.
 

Oggi questi versi sono diventati oggi il mio personalissimo mantra. C’è qualcosa che brucia dentro me, che urla per uscire, che mi tiene sveglia la notte e mi fa venire voglia di camminare da sola sotto la pioggia. Non so se scrivere sia la risposta giusta, ma forse vale la pena continuare a tentare. Forse.

Nel frattempo, continuerò a collezionare parole e a passare di qui, di tanto in tanto, a depositarle.

Soundtrack: By this river, Brian Eno

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8 thoughts on “Un anno di impressioni..e di bilanci

  1. Claudia says:

    Innanzitutto tanto auguri per il blog!
    Il fatto che sia passato un anno, che continui a scrivere, credo che debba essere per te motivo di grande orgoglio e, nonostante tu sostenga di non aver raggiunto i cambiamenti che ti eri preposta, il solo fatto di scriverli, è già sintomo di un nuovo modo di vedere le cose.
    Ogni qual volta riesco a passare dal tuo blog mi sono emozionata, mi hai emozionata, con le tue belle parole, con i tuoi bei pensieri, quindi credo che valga proprio la pena di continuarlo a fare, anche se la mia è una semplice e modestissima opinione!
    Ti auguro di festeggiare il secondo compleanno e quelli a venire e, soprattutto, di riuscire a diventare ciò che vuoi essere, anche se sono convinta che “chi” vuoi essere è già dentro di te!

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  2. Ophelinha says:

    Grazie a te di avermi fatto emozionare con queste belle parole. La soddisfazione più grande è pensare che questi versi,questi racconti,queste idee raggiungano altre menti ed altri cuori.
    Per avvicinare solitudini. Per riempire vuoti.
    Un bacio

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  3. Anonimo says:

    C’e’ chi fa il lavoro dei suoi sogni e forse proprio per questo, pur dormendo ogni notte, non riesce piu’ a sognare. C’e’ chi la Greyville se la porta dentro, perche’ avverte un senso di privazione e di mancanza di liberta’. E c’e’ anche chi vorrebbe scrivere e non lo fa, per mancanza di tempo, di coeur a l’ouvrage, per l’incapacita’ di dare forma scritta alla nebulosa dei suoi sentimenti, o semplicemente solo per pigrizia. Tu dai voce a tutti questi. Buon anniversario Ophelinha, mon semblable, mon frère.

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  4. Ophelinha says:

    C'è chi fa il lavoro dei suoi sogni e chi fa il sognatore di professione. Chi vive dormendo e sogna vivendo, e per questo soffre d'insonnia.
    C'è chi ha sviluppato una tale inettitudine alla vita da essere capace di vivere solo tra personaggi fittizi, le parole come ciambelle di salvataggio.
    C'è chi scrive perchè non conosce altro modo di essere, di esistere, di comunicare. Perchè, anche se non ne è capace, scrivere è come respirare, e se smettesse di scrivere non respirerebbe più. Esisterebbe magari, ma non vivrebbe, nemmeno la vita segreta delle parole…

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  5. Tiziana Bergantin says:

    Ciao Ophelinha Mi sono persa l'uscita di questo post. Anch'io ho appena festeggiato il mio secondo blog-anniversario ed è interessante vedere le differenti sensazioni che questa ricorrenza lascia ad ognuno di noi. Avere il consenso dei lettori è una bella soddisfazione ma averlo per noi stessi è un dono conquistato dalla nostra coscienza e quindi: impagabile. La bellezza dello scrivere è una cosa così intima e personale che per forza di cosa dev'essere espressa in tutta la sua libertà. Buona scrittura cara amica.

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  6. Ophelinha says:

    Cara Tiziana,ho letto il tuo post e sono passata a lasciarti gli auguri sul tuo blog.
    Ho scritto queste righe in un momento in cui metto abbastanza in dubbio l'utilità e l'efficacia della scrittura..non tanto per ottenere il consenso degli altri, ma soprattutto quello di me stessa.
    A quanto pare, la strada da percorrere è ancora lunga per arrivare alla mia Itaca, e spesso agli incroci sbaglio direzione..cercherò di ricordarmi, come scrisse Kavafis nei suoi meravigliosi versi

    “Itaca t'ha donato il viaggio meraviglioso.
    Senza di lei non ti saresti mai messo in cammino.
    Nulla ha da darti più.

    E se la trovi povera, Itaca non t'ha illuso.
    Reduce così saggio, così esperto,
    avrai capito che vuol dire un'Itaca”.

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  7. ROS says:

    SCRIVERE NELL'ANIMA…
    Scrivere in fondo è scrivere nell'anima, e lo scrittore che consoce il bello “seminerà i giardini di lettere e scriverà per gioco, se scriverà, raccogliendo un tesoro di hypomnèmata (appunti, memorie, ricordi) per se stesso, qualora giunga alla vecchiaia, l'età della dimenticanza e per chiunque sia partecipe della medesima traccia”.
    (Platone, Fedro)
    Anche se Socrate, nelle parole riportate da Platone si riferisce a discorsi filosofici – alla dialettica, in un senso più esteso, lo scrivere è un rapporto con l'anima e lo scrittore se ne fa carico, 'scrivendo nell'acqua' ma esprimendo l'anima stessa nella quale si scrive.
    E seminare post in fondo, anche senza la socratica arte dialettica ma 'mettendoci l'anima', è come piantare e seminare in un giardino, un giardino in cui le piante e i semi siano “in grado di venire in aiuto a se stessi e a chi li ha piantati e che, invece di essere sterili, hanno un seme da cui nasceranno sempre altri discorsi in altri caratteri, così da riuscire a rendere il processo immortale, e da far felice chi lo possiede nel più alto grado possibile a un essere umano”. (Platone, Fedro)

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  8. Ophelinha says:

    Mettere l'anima in tutto quello che si fa. Amare con passione, vivere la vita nella sua pienezza, nella sua interezza.
    Il migliore investimento che si possa fare è investire in se stessi: di questo ne sono convinta, ma a volte gli investimenti non rendono i frutti sperati.
    Non ho il pollice verde e non sono brava in cucina. Non vincerò mai una maratona e non mangerò mai abbastanza sano. Non mi riprenderò quel tempo che ho perduto, quel tempo che mi sono giocata, quel tempo che mi è stato tolto. A volte mi sento come l'uomo senza qualità di Musil. Ma scrivere, questo è quello che amo fare.
    Spero che questi semi d'inchiostro (virtuale) attecchiscano, prima o poi. Che le parole sboccino in fiori bellissimi e profumati. Che i versi diano i loro frutti, che il raccolto di storie sia maturo, dolce e fragrante.
    Lo spero. Con tutto il cuore.

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