L’arte di perdere

I desire the things that will destroy me in the end.
Sylvia Plath

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L’arte di perdere non è difficile da imparare
scriveva Elizabeth Bishop.
Ovviamente era ironica
o forse non aveva conosciuto te.
Io ti ho conosciuto

ti ho amato e ti ho perduto.
Un attimo o un millennio
non ho tenuto il conto-
il tempo con te si fermava

liquefatto
nei tuoi occhi d’ambra
assuefatto
al profumo dei tuoi capelli
sottomesso
ai capricci di un cuore leggero
ballerino
marinaio.

Ora il tempo mi sembra una condanna
l’eterna espiazione di una colpa
ora i luoghi
– quegli stessi luoghi rinati alla luce del tuo sorriso
sono freddi corridoi di ospedali abbandonati
lungo i quali il vento soffia
gelido
lugubre
impietoso
– non ti ritrovo neanche nei sogni.

E non so se sorridi
se leggi o dipingi
se dormi, se sogni
amore perduto,
col tuo disordine polveroso
sulla scrivania e dentro al cuore
– ma dove avrai gettato il mio cuore?
ma dove, dov’è finito tutto quell’amore?
E il dolore è silenzioso
ma vorrebbe urlare,
raggiungerti, superarti
e spingerti a parlare
e ritrovarti lì
dove ti ho lasciato
assorto
nel tuo volume di storia americana
in brossura

alzi lo sguardo e dici ciao col tuo fare distratto
col tuo accento strascicato
– tu solo capace di raccogliere in quattro lettere fredde impersonali tutto il calore che c’è.

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Per chi non la conoscesse, One Art, la poesia che ha ispirato questi versi, è un capolavoro di Elizabeth Bishop, che riporto di seguito.

One Art
by Elizabeth Bishop

The art of losing isn’t hard to master;
so many things seem filled with the intent
to be lost that their loss is no disaster.

Lose something every day. Accept the fluster
of lost door keys, the hour badly spent.
The art of losing isn’t hard to master.

Then practice losing farther, losing faster:
places, and names, and where it was you meant
to travel. None of these will bring disaster.

I lost my mother’s watch. And look! my last, or
next-to-last, of three loved houses went.
The art of losing isn’t hard to master.

I lost two cities, lovely ones. And, vaster,
some realms I owned, two rivers, a continent.
I miss them, but it wasn’t a disaster.

—Even losing you (the joking voice, a gesture
I love) I shan’t have lied. It’s evident
the art of losing’s not too hard to master
though it may look like (Write it!) like disaster.

disappear.jpg

Amo questi versi della Bishop. Questo suo parlare dell’arte di perdere come una sorta di esercizio metodico, una capacità che si affina con la pratica. Amo il suo raffinato sarcasmo, il suo elegante distacco,  quel climax ascendente che va da una cosa semplice, quotidiana e frequente, come perdere le chiavi di casa, alla perdita di case, città, fiumi, continenti. Ma tutto questo continua a non essere un disastro: il disastro, quello vero, si consuma quando il climax ascendente raggiunge il suo apex, quando la poetessa perde lui, la sua voce scherzosa, quei gesti che amava.

E, negli ultimi versi è racchiusa l’amarissima lezione, che non può essere addolcita da nessuno zuccherino:

It’s evident
the art of losing’s not too hard to master
though it may look like (Write it!) like disaster.

love_sucks.png

Se è vero che l’arte di perdere non è troppo difficile da imparare, alcune perdite sono e restano un distastro. E conviene scriverlo, per non perdere mai di vista il dolore. Per non dimenticare che ci sarà da soffrire.

Per ogni sentiero non percorso perché considerato troppo ripido e impervio. Per ogni persona lasciata andare via, scivolata come sabbia tra le dita. Per ogni parola non detta che pesa come un macigno sul cuore. Per ogni volta che non siamo stati capaci di dire ti voglio bene, di perdonare, di ricominciare.
Per ogni volta che abbiamo avuto paura di deviare il cammino, di mollare tutto e ricominciare da capo, o che non abbiamo potuto farlo.
Scrivetelo, perché alcune perdite si rivelano cataclismi veri e propri.

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6 thoughts on “L’arte di perdere

  1. Strawberry says:

    Ma si spera che scrivendo si scacci via un pò di quella negatività che quella perdita genera…la maestra mi faceva ricopiare gli errori per farmi capire dove sbagliavo…andando avanti nella vita capisco se,pre più che quello è il solo modo per sopravvivere a ciò che si lascia o si sbaglia..

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  2. Ophelinha says:

    Forse perdere-qualcosa,qualcuno-e' un po'come elaborare un lutto. E nn affrontare una perdita lascia groppi in gola.
    Forse faremmo davvero bene ad annotarle e a non dimenticarle, anche e soprattutto per apprezzare le cose che abbiamo..e cercare di non lasciarle andare via.
    PS: bello il nuovo avatar! 🙂

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  3. Sara says:

    Di recente una persona molto importante è uscita, dopo tanti anni, dalla mia vita ed è veramente dura… e conosco molto bene il rimorso e la nostalgia per tutte le occasioni e le persone perse nel tempo… grazie mille per questi versi, aiutano molto.

    Liked by 1 person

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