Femminili, singolari (ovvero da grande volevo fare la scrittrice#2)




Femminili, singolari è una raccolta di storie di donne.
Perchè ancora oggi il mondo rimane di genere maschile. E ancora sono e saranno tanti i progressi che le donne dovranno compiere, gli ostacoli che dovranno superare, le montagne che dovranno scalare. Per dimostrare ad un datore di lavoro che possono essere assunte anche se sono giovani, e l’essere madre non significa non essere una seria professionista. Per diventare brave giocoliere, nuotando tra gli eteronimi -figliamammamogliesorellaamantecompagnaamicaconfidentegiovanevecchiacasalingaprofessionista.
Perchè tutte le donne sono circensi. Brave trapeziste, che cercano di non cadere mantenendo equilibri sempre più instabili ad altezze sempre più vertiginose, su fili sempre più sottili. Osando. Inventando nuove soluzioni, sempre più creative, ogni giorno.

Perchè le donne spesso si trovano a bivi che le costringono a compiere delle scelte. Scelte che compromettono la loro indipendenza, che possono minare la propria consapevolezza di sè. Che riescono ad allontanarle ogni giorno un pochino in più dai loro obiettivi, rendendo quei cassetti sempre più pieni di sogni. Ben nascosti.

Ieri sera guardavo Anna Karenina, nell’adattamento del 1997 interpretato da Sophie Marceau, e pensavo. A Stiva, il fratello di Anna, la scappatella con la balia dei suoi figli è perdonata, anche per intercessione di Anna, tanto dalla moglie quanto dalla società. Perchè è un uomo. Perchè è il marito di Dolly. Perchè Dolly senza di lui perderebbe il suo ruolo nella società. Perchè è così che stanno le cose.
A Vronskij, la storia con Anna aggiunge una patina di rispettabilità. E’ un giovane conte che sta facendo carriera tra i ranghi militari e quelli sociali. La storia con la Karenina, bella, colta, affascinante, sposata ad un uomo importante, è vista dai suoi amici e colleghi con malcelata invidia e ammirazione.
E Anna? Anna obbedisce alle ragioni del suo cuore, segue i dettami della passione, e perde tutto. Perde l’amato figlio Serioza, e questa cosa le spezza il cuore, rendendola parzialmente incapace di amare, piena di odio e rancore verso se stessa. Perde il suo posto in una società ipocrita e corrotta. E perde Vronskij, stanco dei suoi attacchi di nervi, dell’oppio con cui lei calma il dolore di madre mutilata, di donna mutilata, asservito ai disegni che la madre ha per lui e che includono giovani principesse russe.
E Anna si uccide. Come sarebbe stata la sua storia, mi chiedo, se fosse stata scritta da una donna, con gli occhi di una donna, dal punto di vista di una donna?

Alda Merini ha scritto che i figli si partoriscono ogni giorno. E forse un figlio che nasce si porta definitivamente via un pezzo della madre.
Non si smette mai di essere  madri. Non si smette mai di essere figlie, anche quando il rapporto con la madre è complicato, quando si erge un muro di imbarazzo per le cose mai dette, per gli abbracci spezzati, per le carezze mancate. Per tutte quelle parole sprecate. Per quei momenti lasciati andare via. Per la ressegnazione, Per la rabbia. Per il cieco, stupido, ostinato orgoglio.

Femminili, singolari è dedicato a tutte queste donne, e altre ancora. A tutte quelle che si sono perse e non sono riuscite più a ritrovare se stesse e la propria strada. A tutte quelle che si sono perse per poi ritrovarsi.
A tutte quelle che hanno perso qualcosa – un amore, un’occasione. Se stesse.

A tutte quelle che hanno amato chi non potevano avere, a tutte quelle che sono state amate invano, a quelle che credono ancora nelle favole e che i girasoli possano sbocciare in mezzo al fango. A tutte le ciniche. A coloro che portano con sè le vestigia di un cuore spezzato vestendosi a lutto e a tutte quelle che mascherano il loro dolore dietro una fitta maschera di indipendenza.

Le storie di questa raccolta obbediscono alle leggi di una geografia del cuore che non conosce distanze nè fusi orari, toccando luoghi dell’anima che hanno lasciato ferite profonde nel cuore, da Londra a Hong Kong.

Con rabbia, con dolore. Con amore.

Perchè, come cantavano gli Smiths:

From the ice-age to the dole-age
There is but one concern
I have just discovered :

Some girls are bigger than others
Some girls are bigger than others
Some girl’s mothers are bigger than
Other girl’s mothers

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