La doppia vita dei blogger

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..e non parlo di quei blogger consolidati, di quelli che sono tanto fortunati da farlo per mestiere. Che poi, per carità, ci sono arrivati grazie al loro talento e alla loro dedizione, quindi tanto di cappello.
Ma voglio sperare – e voglio augurarmi – che questi blogger non si riducano a scrivere alle tre di notte per poi imprecare quando la sveglia suona alle sei e mezza. Voglio sperare non siano costretti a ingollare caffè bollente e districarsi come giocolieri tra collant, bimbi da vestire, piastra per capelli e un lavoro d’ufficio grigio e senza prospettive.
No, stanotte voglio parlare di un’altra categoria di blogger. Ne ho conosciuto qualcuno, ma mi piace pensare che siano davvero in molti, e che qualcuno, stasera, per una strana coincidenza astrale, finisca da queste parti, a leggere le mie parole, dirette a tutti e nessuno in particolare.
Parlo di quei blogger che rubano ritagli di tempo per scrivere. Che si portano ovunque il pc, il tablet o, più romanticamente, il moleskine e annotano frammenti di parole, ritagli di pensiero. Dove capita: per strada, camminando sotto la pioggia. Nel bus, nel tram, nella mentro. In macchina al semaforo.
Quando capita: in pausa pranzo, durante una riunione particolarmente noiosa in cui la mente vaga per le sue tangenti e secanti, in notti insonni.
Parlo di quelle persone per cui il tempo impiegato a riversare parole in diari o “container” virtuali, che magari nessuno leggerà, è reso ancora più prezioso dal fatto di essere così rarefatto. Così clandestino. Così intimo. Così impalpabile.
E nonostante i momenti di scoraggiamento, i “ma chi me la fa fare”, i “ma tanto non so scrivere”, i “ma tanto le mie idee sono banali, trite e ritrite”. Nonostante la paura di esporsi, di denudarsi in questo spogliatoio virtuale, paura che ossimoricamente contrasta col timore di essere invisibili, di essere ignorati, di non essere letti. Di sentirsi rifiutati.
Nonostante tutto, si torna qui, a scrivere. Perchè, against all odds, si vuole sperare di essere qualcosa in più di quello che si è ogni giorno. Qualcosa che rispecchi pienamente la propria interiorità. Qualcosa, o qualcuno, in cui riconoscersi, al mattino, quando ci si guarda nello specchio appannato dalla doccia, gli occhi ancora gonfi di sonno.

E stasera scrivo, senza dirigermi a nessuno in particolare. O forse sperando che dall’altra parte, da qualche parte, ci sia qualcuno che abbia voglia di scrivermi a sua volta. Mentre va in ufficio sotto la pioggia. Durante le nottate insonni passate a inviare cv. In quei momenti di rabbia, di scoramento, di solitudine, in cui quello che resta sono solo parole, e l’unica cura, l’unico conforto è scrivere.

Scrivimi

Scrivimi.
Un pensiero che sappia di te
Un pensiero che sappia di me
Un pensiero che sappia di noi.

Anche se è tardi
e sei lontano
a me irraggiungibile
per ora, per sempre,
poco importa:
tu scrivimi
un pensiero che abbia il tuo nome.
Un pensiero col tuo sapore.

Scrivimi di un bacio sotto la pioggia.
Scrivimi,
anche se non ne hai voglia.
Scrivimi
di come si vive dalla tua parte del mondo,
di come vedi le cose dalla tua prospettiva.

Scrivimi
un pensiero che abbia il colore dei tuoi occhi
che mille e poi mille fotografie non riuscirebbero ad immortalare.
Scrivimi
un pensiero ironico,
sarcastico, pungente,
come te,
un pensiero dolceamaro,
un pensiero freddo
un pensiero distratto
un pensiero funambolo
che scimmiotti se stesso, prima, e poi me,
e la voglia che ho di te
in questa serata fredda
in questa serata grigia
in questa serata atona
afona
senza sfumature.

Scrivimi perchè ho bisogno di dimenticarti.
Scrivimi perchè voglio ricordarti.
Scrivimi perchè ho urgenza di te.
Scrivimi perchè la tua mancanza
è un buco nero
nella mia perseveranza
nella mia intemperanza
nella mia eterna eterea pazienza.

Scrivimi senza una ragione
perchè siamo semplicemente parole
messe insieme da un poeta distratto,
senza rima, nè sostanza,
schizzi di colore
sul dipinto da quattro soldi di un imbrattatele.

Scrivimi perchè come parole siamo nati
perfette sinestesie di colori odori sapori ricordi amori dolori emozioni
sensazioni
e nude parole moriremo
-nemmeno la punteggiatura a farci compagnia.

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17 thoughts on “La doppia vita dei blogger

  1. Anonimo says:

    Cara Ophelinha, nulla di quello che scrivi cade nel vuoto, anzi sono sicuro c’e qualcuno che ti segue di nascosto a distanza (e che distanza!), per raccogliere una a una tutte le parole che lasci per strada. Ma d’altronde tu sei nata trapezista e non hai paura degli (s)lanci, altri purtroppo hanno la vocazione dell’equilibrista e camminano sulla loro strada stretta stretta, sempre attenti a non sbilanciarsi.

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  2. Ophelinha says:

    caro/a anonimo/a,
    e' bello pensare che le distanze, i vuoti liquidi, gli abissi spazio-temporali siano riempiti dalle parole..perche' tra i vuoti pieni e i pieni vuoti, ci sono nottate insonni e solitudini profonde, dell'anima, che nessuno riuscirebbe a sanare, di trapeziste amatoriali che nella vita si sbilanciano un po' troppo, e spesso, troppe volte, cadono rovinosamente…

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  3. Claudia says:

    Hai descritto i veri blogger, quelli che lo sono per passione (senza nulla togliere a chi invece lo è per mestiere ovviamente), quelli che non si stancano mai di scrivere o che se lo fanno poi ritornano! Penso che tu rientri assolutamente in questo tipo di blogger.. altro che parole nel vuoto!

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  4. Irene Marziali Ragghianti says:

    Cara Ophelinha, credo che i tuoi timori siano stati assolutamente fugati. Almeno per quanto mi riguarda, le tue parole fanno davvero riflettere. Anche io sono fra le blogger che tu hai descritto, tuttavia troppo spesso dimentico la passione che mi ha aiutata e spinta ad aprire il mio salottino virtuale, il mio davanzale sul mondo in cui affacciarmi nei minuti di silenzio, di solitudine e di libertà. Ho provato anche a scrivere…romanzi, poesie, pensieri sgangherati senza capo o coda…qualsiasi cosa. Ed ho scoperto che amo scrivere alla follia. Purtroppo però spesso la vita quotidiana ci trascina lontano dal corso che vorremmo darle, che avevamo programmato, o dai nostri interessi più cari tanto da farci dimenticare la gioia che si prova nel dar loro spazio. Ti ringrazio, quindi, per i profondi pensieri che hai espresso in questo tuo post perché mi hanno aiutata a rifocalizzare ciò che mi sta a cuore. Temevo tutto questo perduto, sfuocato, passato ed invece realizzare che così non è, che quei sentimenti sono ancora dentro di me mi ha dato nuova forza, quella che mi servirà per non vergognarmi, per non lasciarmi travolgere dagli impegni, per ricordarmi di me stessa e delle piccole attività che mi fanno sentire piena, soddisfatta, reale.
    Ti ringrazio.

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  5. Ophelinha says:

    e infatti eccomi di nuovo qui, Claudia. Un'altra sera, un altro post, un'altra storia. Grazie dei tuoi pensieri, grazie di essere passata,e complimentoni per i tuoi successi, di cui ho letto nel blog. Un bacio, O.

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  6. Ophelinha says:

    Io ringrazio te invece, per le tue bellissime parole. Ho letto e riletto il tuo commento e mi ha riempito di una gioia strana, effervescente.
    E' bello sapere che lì fuori c'è qualcuno che capisca la mia storia d'amore con le parole – il mio primo amore. E dicono che il primo amore non muoia mai.
    Anch'io scrivo da sempre – poesie, soprattutto. Poi ho iniziato con i racconti – poca cosa, per ora. C'è lo scheletro di un progetto che ho iniziato due anni fa ma che per ragioni strane e imperscrutabili ho paura di riprendere in mano.
    Un abbraccio, e al prossimo post, da me o da te 🙂

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  7. Anonimo says:

    Carissima, sai – perchè mi conosci – che non sono un blogger, ma uno che cerca le parole da tanto tempo, forse troppo. Penso che tutti noi che viviamo questi luoghi virtuali (semplicemente leggendo, come faccio io, o leggendo e scrivendo, come fai tu)siamo “malati” di questo desiderio di non cedere al vuoto di una società che ci vuole anonimi, ad una sola dimensione (quella del lavoro), emarginati. Per questo penso che il tuo “impegno” (perchè chiamarlo solo piacere, quando comporta anche un sacrificio?) sia partecipato più di quanto non credi, da tutti noi che qui ci avvicendiamo nei commenti.

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  8. Rose Mel says:

    Nonostante tutto, si torna qui, a scrivere. Perchè, against all odds, si vuole sperare di essere qualcosa in più di quello che si è ogni giorno.

    Ecco…questa frase è bellissima e io ho tardato un po' a scriverti, ma solo perchè nei giorni scorsi ero sempre di fretta e con la testa tra le nuvole e non mi piace lasciare commenti veloci a post così belli 🙂

    Io scrivo perchè penso di avere un mondo interiore davvero colorato e spero sempre che questo possa servire a qualcuno o che qualcuno possa aggiungermi ulteriore colore. Questo è il motivo principale per cui ho un blog, a prescindere da tutte le motivazioni futili che si potrebbero usare per giustificare la propria presenza sul web.
    Ed è bello esserci perché poi quando meno te l'aspetti spunta qualcuno che magari non abita nemmeno vicino a te e ti dedica delle parole che senti perfettamente tue come un abito fatto su misura 🙂
    Grazie Summer 🙂

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  9. dearmissfletcher says:

    Che bello questo post, cara.
    Si scrive per tanti motivi, sì against all odds.
    Sai, io ci ho messo tanto ad aprire il mio blog, adesso non credo che riuscirei a stare senza, per tante ragioni.
    Non solo per lo scrivere, ma anche per lo scambio con altre persone, per quello che regala questa splendida esperienza.
    Un abbraccio a te, che a scrivere sei davvero brava.

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  10. Ophelinha says:

    grazie del bellissimo complimento..non so se sono brava o non lo sono. Non ho idea se quello che ne viene fuori è quantomeno piacevole da leggere. So che metterlo nero su bianco mi fa stare bene. E penso sia la stessa cosa anche per te, per la passione e la costanza con la quale ti applichi al tuo blog.
    Un abbraccio virtuale

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