LibriInValigia#1

 

Arrivo sempre in ritardo, lo so. Sarà che le mie vacanze non sono ancora cominciate e la mia estate appena iniziata (quantomeno sono fuori da Greyville). Sarà che sono riuscita ad andare al mare (solo un giorno, per ora). Sarà che è un agosto strano, di cambiamenti. Di pagine che si chiudono e porte che si aprono. Di Jane Austen e orchidee. Sarà.
In ogni caso, come sempre, la mia valigia è piena di libri, come lo sarà durante la mia vacanza e durante l’inevitabile nostos verso Greyville…
Intanto eccomi qui, ad affrontare il mio vero nostos alla mia terra di origine, a cui non sono mai appartenuta, dove coltivo pochissimi affetti. Dalla quale ho cercato di recidere ogni legame, con cautela. Dalla quale ho voluto rendermi dissimile a tutti i costi solo per scoprire che ci assomigliamo, io e la mia terra, nella nostra testardaggine, nel nostro volersi rialzare against all odds, anche quando tutto sembra perduto, in quei contrasti di verde e blu cobalto e stradine di polvere rossa e terra brulla.
Una terra a colori. Un cielo a colori. Il mare.
La valigia. Anche questa volta mi ha già riservato le prime sorprese:

1) The Brotherhood of the Grape (La confraternita dell’uva) di John Fante
Mi è stato prestato (leggi imposto) da un amico che mi ha chiesto: ma come fai ad amare la letteratura americana se non hai mai letto niente di John Fante?
A lui va un enorme grazie, perché ho divorato il libro in  cinque giorni, totalmente persa nello stile di Fante, nel suo crudo realismo, nella sua prosa forbita senza essere ricercata (un manicaretto per gli amanti dell’inglese) con cui lo scrittore descrive il dissidio interno del protagonista Henry, a sua volta scrittore, lacerato in due dall’odio-amore per il padre-padrone Nick Molise, chiamato ad assisterlo in un’impresa impossibile per il genitore morente, che vuole tuttavia dimostrare ancora di essere un uomo, di non essersi arreso ad anni di alienazione da immigrato molisano in America, di alcolismo, di abbruttimento, di matrimonio infelice, di tradimenti, di soprusi subiti dalla moglie che a sua volta l’ha sempre tenuto avvinto a sè in una rete malata di ricatti psicologici.
Nick ha rovinato la vita ai suoi figli. Ha negato loro la possibilità di sbocciare e realizzare i loro sogni (Henry è un’eccezione, essendosene andato di casa giovanissimo, avendo sopportato mesi di povertà, mancanza di cibo, di lavoro e di un tetto sulla testa). Li ha resi incapaci di aprirsi davvero all’altro e all’amore.
Ciononostante, Nick, in procinto di morire di alcoolismo e diabete, vuole dimostrare di essere ancora uno scalpellino provetto. Di essere in grado di lavorare, tradire sua moglie, giocare d’azzardo, bere, mangiare, dormire poco, essere un uomo d’onore. Bere. Quello che per lui significa vivere.
Solo dopo la sua morte Henry realizza il vuoto lasciato da Nick. Non quello fisico, ma quello che il padre gli lascia nel cuore, quel vuoto che non era stato capace di riempire da vivo, figuriamoci da morto.
Bukowski ha dichiarato di essersi ispirato a Fante nella sua scrittura, e di guardare a lui come un maestro. The Broterhood of the Grape è un libro catartico, liberatore, che mette nero su bianco quei conflitti familiari che troppo spesso rimangono irrisolti, creando cicatrici troppo profonde per essere curate, in quei luoghi dell’anima che nessuno visita mai.

2) Becoming Marie Antoinette (I diari segreti di Maria Antonietta) di Juliet Grey
Era da un po’ che avevo voglia di leggere questo libro, intrigata dal personaggio di Marie Antoinette come rappresentata nel film della Coppola: una splendida bambina troppo fragile, egoista e capricciosa, facile preda delle trame della corte francese.
Mi aspettavo un libro più di genere chick-lit, ma anche stavolta sono stata deliziosamente sorpresa: il diario è una ricostruzione storica, a mio parere abbastanza accurata, del processo di maturazione di una bambina di dieci anni vittima della maledizione della “fortunata” casata degli Asburgo, che anzichè fare la guerra negozia matrimoni per sigillare allenze politiche.
Dopo la perdita dell’adorata sorella Giuseppa, uccisa dal vaiolo, e il matrimonio infelice della sorella Carolina con il re borbone delle Due Sicilie, Toinette scopre di non essere abbastanza bella, né intelligente, né istruita, né aggraziata per divenire delfina di Francia. Inizia così una tortura lunga anni, tra corsetti per la postura, apparecchio ai denti e tecniche per il rinfoltimento dei capelli, nonchè lezioni di danza, fonetica francese, storia e geografia. Quando Antoinette viene giudicata pronta, è costretta a lasciare tutto ciò che conosce e che ama per trasferirsi in una corte ostile, dominata dal capriccio della favorita del re, con un marito che per mesi si rifiuta di consumare il matrimonio, nella paura di essere rimandata in Austria e finire la vita in disgrazia in un convento per non essere riuscita a dare un figlio al delfino.
Il ritratto che ne emerge è, ancora una volta, quello di una bambina fragile, buttata in mezzo alla storia e travolta dai venti della politica, regina in nessun posto, rifiutata nella sua femminilità, sola ed annoiata, che si riduce ad indulgere ai suoi capricci e ai passatempi più futili diventando una delle regine più controverse, più affascinanti, più criticate e più sfortunate della Storia.

 

antoi.gif

 

E voi, quali libri avete messo in valigia?

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6 thoughts on “LibriInValigia#1

  1. dearmissfletcher says:

    Buone vacanze e buona lettura!
    I miei libri? Tantissimi! Sono in ferie da venerdì e ne ho già letto uno, adesso sono a metà del secondo, un romanzo inglese dal titolo:
    Patricia Brent, zitella.
    Lieve, leggero e con un bel senso dell'umorismo!
    Mi piace!
    A presto cara!

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  2. Strawberry says:

    Fante io ci ho provato con Chiedi alla polvere e non è andata bene, ma la Confraternita dell'uva mi sono prefissa di leggerlo perché dicono sia bellissimo…vedremo…

    Mi sono riconosciuta nelle tue parole sulla tua terra d'origine…quello che ho scoperto io è che più me ne allontano e più scopro in me elementi che mi ricollegano sempre a lei…sono legami che non si recidono mai davvero…

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  3. Ophelinha says:

    Non ho letto Chiedi alla polvere, ma la Confraternita is totally worth it!
    Per quanto riguarda la mia terra di origine…è strano, mi rendo conto che non potrei viverci ogni giorno, ma ciò non mi impedisce di andare in giro a cercare di assorbire tutti i suoi colori, tutti i suoi contrasti, sentire il suo calore sulla pelle..prima del ritorno a Greyville..
    Un abbraccio

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