Never let me go

Forse nessuno ha compreso la propria vita, sente di aver vissuto abbastanza.

 

Ho comprato il libro senza conoscere leggere la trama, come mi succede spesso, attratta dal titolo, dal colore della copertina e dalla voglia di leggere qualcos’altro di Kazuo Ishiguro, di cui ho letto la raccolta di racconti Nocturnes. Five Stories of Music and Nightfall circa un anno fa.

 

Ruth, Tommy e Kathy H., la voce narrante della storia, sono cresciuti ad Hailsham, una boarding school piuttosto sui generis. I bambini non tornano mai a casa per le vacanze e nessun genitore li viene mai a trovare (anzi, non c’è mai menzione di genitore alcuno…).
I bambini sono affidati a dei guardians, via di mezzo tra insegnanti e guardiani veri e propri, tra cui troneggiano la direttrice, Miss Emily, e l’enigmatica e sfuggente Miss Lucy.
I guardiani sembrano ossessionati dalla salute dei bambini e dall’insegnamento dell’arte e della letteratura. In particolare, i piccoli studenti di Hailsham sono incoraggiati ad essere creativi, disegnando e componendo versi. I lavori migliori sono prelevati di quando i quando dall’enigmatica Madame. Si narra che questi lavori vengano poi esposti nella sua misteriosa galleria.
Per il resto, gli studenti di Hailsham non hanno contatto alcuno col mondo esterno: a tal proposito, aleggia un certo mistero sul bosco che circonda la scuola, nel quale è assolutamente vietato inoltrarsi, pena una fine terribile.
In questo contesto si volgono le piccole e grandi vicende quotidiane di Kathy, intelligente, timida e riflessiva, che si interroga su tutto e su tutti; Ruth, la sua migliore amica, estroversa, testarda, prepotente, sempre pronta a dire la sua e ad inventare meravigliose bugie nelle quali le sue amiche devono vivere senza far mostra di non voler stare più al gioco, pena l’isolamento dal gruppo; e Tommy, spesso oggetto di scherno a causa dei suoi attacchi incontrollabili di collera, pecora nera anche in classe a causa della sua “mancanza di creatività”. Gli unici soggetti che ama disegnare sono strani animali fantastici, non giudicati adatti alla galleria di Madame.

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Tommy bambino nel film di Mark Romanek
Ruth bambina nel film di Mark Romanek (Ella Purnell)

 

Kathy bambina nel film di Mark Romanek (Isobel Meikle-Small)

Il titolo del libro deriva dalla canzone omonima, che Kathy ama ascoltare, cantata dall’immaginaria Judy Bridgewater, e che anche al centro di uno degli episodi più importanti del romanzo: la piccola Kathy immagina che la canzone sia cantata da una donna che non riesce ad avere figli ma poi, miracolosamente, diventa madre. Un pomeriggio, ascoltandola, Kathy si immedesima nella donna e abbraccia un cuscino, cullandolo, canticchiando ad occhi chiusi darling, hold me…and never, never, never let me go….
Viene distratta dalla sua fantasia da un rumore: dalla porta socchiusa del dormitorio Madame la sta osservando, piangendo.

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Tutto diventa più chiaro man mano che Kathy, Ruth e Tommy crescono: gli studenti di Hailsham non sono bambini, sono cloni, destinati a diventare donors, donatori, i cui organi vitali verranno utilizzati per curare pazienti afflitti da malattie terminali.
Nonostante tra Kathy e Tommy ci sia una forte simpatia, nasce una storia tra Ruth e Tommy, che continua anche dopo Hailsham, quando i tre vanno a vivere nei Cottages in attesa di essere pronti a diventare donatori o carers (volontari che assistono i donatori fino alla loro morte, in attesa di diventare loro stessi donatori).
Nei Cottages, gli anziani raccontano a Kathy, Ruth e Tommy che esiste la possibilità di un rinvio per le donazioni: una coppia di cloni deve dimostrare di essere veramente, sinceramente innamorata per guadagnarsi qualche anno in più di vita.
Tra Tommy e Ruth le cose non vanno più tanto bene, Ruth si accorge delle attenzioni che il suo ragazzo prodiga (in realtà da sempre) a Kathy, specie quando, durante un viaggio nel Norfolk (che nell’immaginario collettivo dei bambini di Hailsham era diventato il regno delle cose perdute), Tommy cerca la cassetta perduta di Kathy, quella con la sua amata Never let me go, e, thanks to a stroke of good luck, la ritrova in un negozietto di oggetti usati.
Per allontanare Kathy, le racconta allora che in nessun caso Tommy sarebbe disposto a stare con lei, dopo averla vista leggere giornaletti pornografici (lo scopo di Kathy era quello di trovare la donna dalla quale era stata clonata; sia lei che Ruth sono infatti consapevoli, a livello più o meno subconscio, che le persone dalle quali sono state clonate erano trash, spazzatura: chi altrimenti avrebbe accettato di sottoporsi a un esperimento del genere?)
Kathy decide allora di lasciare i Cottages e di diventare una volontaria. Vive la sua vita al passato, sapendo già che non ci sarà un futuro. Per questo i suoi ricordi sono trascritti con una minuzia che rasenta la pedanteria, comprensibile solo alla luce del fatto che il passato è la sua vita, Hailsham è la sua storia, Ruth e Tommy la sua famiglia.
In una delle cliniche in cui assiste i suoi donatori, Kathy rivede Ruth, ormai prossima alla fine. Solitamente la vita media di un clone si aggira intorno alle tre donazioni: Ruth ha deciso di arrendersi già alla seconda, di lasciarsi andare, ma un parte di lei vuole continuare a vivere attraverso Kathy e Tommy, chiedendo loro scusa per averli tenuti lontani, loro che si erano sempre amati. Loro che possono provare ad ottenere un rinvio, che possono cambiare il loro destino.

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Dopo la morte di Ruth, Kathy diventà così assistente – e donna della sua vita – di Tommy. I due si recano a casa di Madame con i disegni degli animali fantastici di Tommy, che quest’ultimo aveva sempre continuato a creare nella segreta speranza di dimostrare la sua creatività ed ottenere così un rinvio. A casa della misteriosa Madame, i due ritrovano Miss Emily, che svela loro un’orribile verità: non c’è nessuna possibilità di ottenere un rinvio, perchè non esiste un rinvio. I cloni sono destinai ad essere utilizzati per i loro organi vitali fino alla morte. Punto.
L’esperimento della scuola di Hailsham era stato unico in sé: il focus sulla creatività non mirava a far venire alla luce cosa ci fosse nell’anima dei piccoli cloni, quanto piuttosto se essi avessero un’anima.
Ma a nessuno interessa tornare ad un mondo di morte e di malattie. A nessuno interessa il destino di queste strane creature, educate come esseri umani, con sentimenti pari a quelli degli umani, con un passato ma senza futuro.
Kathy non può fare altro che assistere, impotente, alla morte di Tommy, nel corso della sua quarta a ultima donazione. A lasciarlo andare.

Poco prima della sua ultima operazione, Tommy dice a Kathy:

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“I keep thinking about this river somewhere, with the water moving really fast. And these two people in the water, trying to hold onto each other, holding on as hard as they can, but in the end it’s just too much. The current’s too strong. They’ve got to let go, drift apart. That’s how it is with us. It’s a shame, Kath, because we’ve loved each other all our lives. But in the end, we can’t stay together forever.”

Questa è l’immagine che ossessiona Tommy, prima della sua morte: un fiume impetuoso, un fiume in piena, due persone che cercano di salvarsi a vicenda, o quantomeno di lasciarsi andare insieme, stringendosi il più possibile, non lasciandosi andare mai. And never, never let me go.
Ma la corrente è troppo forte, e i due devono lasciarsi andare, con rassegnazione, perché questo è il loro destino:

 

alla fine, non possiamo stare insieme per sempre

 

 

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Il titolo del romanzo riassume in sé le tensioni e gli sforzi dei tre protagonisti: Ruth nonvuole che Tommy e Kathy la lascino andare, vuole vivere prima con Tommy, poi attraverso i due amici; Tommy non vorrebbe che Kathy lo lasciasse andare, mai, non vorrebbe che lo lasciasse entrare in quella maledetta sala operatoria, vorrebbe essere capace di ricreare una di quelle bugie che Ruth era così brava a inventare da bambina, una bugia come una bolla, dentro la quale vivere tranquilli, protetti, nell’illusione che esista davvero la galleria di Madame,  nell’illusione che esista la possibilità di un rinvio; Kathy, indurita dagli anni e dalla solitudine, non vorrebbe mai lasciare andare le sue memorie, non vorrebbe mai lasciare andare Tommy e la speranza di una vita insieme – la speranza di un futuro: ma non può che guardarlo morire dal vetro della sala operatoria.

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La Kathy delle ultime pagine, dell’ultima scena è una persona rassegnata, che si aggrappa alle spoglie della sua infanzia, ai suoi ricordi, alla speranza di vedere Tommy, ancora, un giorno, nel posto in cui tutte le cose perse si possono ritrovare:

“I half closed my eyes and imagined this was the spot where everything I’d ever lost since my childhood had washed up, and I was now standing here in front of it, and if I waited long enough, a tiny figure would appear on the horizon across the field and gradually get larger until I’d see it was Tommy, and he’d wave, and maybe even call.”

Il romanzo di Ishiguro crea, con una maestria non comune, un mondo parallelo e fantastico, sollevando al tempo stesso il problema dei limiti dell’uomo, e questioni bioetiche essenziali per “rimanere umani”. È un romanzo forte, che attraverso le sue parole dipinge l’immensa solitudine, l’alienazione e la forzata rassegnazione di creature di sembianze umane e sentimenti umani, destinate a essere trattate come carne da macello per salvare vite “umane”.

 

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9 thoughts on “Never let me go

  1. Ophelinha says:

    il libro è molto forte, molto più intenso del film, che ho trovato troppo riassuntivo (nonostante gli attori, specie Carey Mulligan che interpreta Kathy H., siano di una bravura eccezionale).
    Fammi sapere!
    xoxo

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  2. Rose Mel says:

    Ho visto il film e l'ho trovato molto bello. Specie Carey Mulligan; lei è proprio una brava attrice! 🙂
    mi ha colpito molto!
    Probabilmente anche il libro mi piacerebbe molto..anche più del film!

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  3. Ophelinha says:

    Concordo, Carey Mulligan e' davvero bravissima..e cosi' intensa nel personaggio di Kathy, e nel suo dolore. Ma il film e' un po' troppo “riassuntivo”, mentre Ishiguro riesce, con una narrazione davvero minuziosa degli eventi di Hailsham, a rendere il concetto di questa vita al contrario, di questo non voler lasciarsi andare mai aggrappandosi disperatamente ai ricordi.
    PS: bellissime le tue foto di Livorno! 🙂

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  4. Anonimo says:

    Anche io ho visto solo il film e sono rimasto molto suggestionato dal contrasto tra l'ambientazione realistica del plot (vi e' una ricostruzione molto accurata, anche dal punto di vista fotografico, di un'Inghilterra “d'epoca”) e il suo contenuto quasi da science fiction. Devo dire che all'inizio la cosa mi ha spiazzato molto, anche perche' non conoscevo la trama, se non in modo molto vago.

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