Le notte bianche di Luchino Visconti (1957)
Una notte d’amore è un libro letto in meno… – Honoré de Balzac
..Fu creato forse allo scopo di rimanere vicino al tuo cuore, sia pure per un attimo?…
                        (Ivan S. Turgenev)

A volte ritornano. Quelle notti in cui si fa a pugni con la stanchezza e l’impossibilità di addormentarsi. In cui il sonno, atteso lungamente e allontanato durante la giornata a colpi di caffè, non si decide proprio a presentarsi. In cui il tempo si dilata o si contrae, e si perde il senso della realtà, e la lancetta dell’orologio ruota in senso antiorario.
Pensieri piccoli e grandi. Preoccupazioni triviali e dubbi esistenziali. Passato presente e futuro. Speranza e paura. Ricordi remoti e sensazioni vicine. Vuoti e voragini. Tutto questo e molto altro crea una corazza di difesa contro il sonno, e a nulla valgono i rituali per conciliarlo, a nulla valgano le docce tiepide, le tisane, i libri sul comodino, il Moleskine in cui annotare pensieri passeggeri per sentirsi più leggeri.
In una notte come queste, ho ripreso in mano il bellissimo racconto Le notti bianche di Dostoevskij, e mi sono lasciata avvolgere nuovamente dall’incanto del sognatore, incapace di scendere a patti con la realtà, di abbandonare la sua finzione dorata e semplicemente vivere. Mi sono commossa per l’ingenuo dolore di Nàstenka, la fanciulla che vive legata alle gonne della nonna da uno spillo, e attende un uomo che l’ha portata per la prima volta all’Opera a vedere Il Barbiere di Siviglia e quando lei, distrutta dalla notizia del suo trasferimento, si  presenta nel suo appartamento munita di fagottino per scappare con lui, le promette di tornare dopo un anno esatto, di sposarla, di portarla via con sè, di liberarla dalla sua schiavitù..

Quattro sono le notti che Nàstenka ed il sognatore passano insieme, aspettando. Qualcuno, qualcosa. Nàstenka aspetta il suo Lui, sempre più trepidante, ebbra di sogni, tremante di insicurezza; il sognatore cerca di cogliere appieno la prima opportunità di vita vera che gli si è presentata, talmente impegnato ad innamorarsi di lei, così angelicata e al tempo stesso così reale, perfetta incarnazione di quell’ideale tanto a lungo sognato, da non accorgersi che lei non è sua, non potrebbe mai esserlo nemmeno se Lui non si presentasse, perchè è tutta di Lui, dell’altro.

Bellissime le parole con le quali il sognatore rivela la sua essenza a Nàstenka, quando nel corso dell prima notte la fanciulla lo taccia di impazienza:

Io sono un sognatore; ho vissuto così poco la vita reale che attimi come questi non posso non ripeterli nei sogni. Vi sognerò per tutta la notte, per tutta la settimana, per tutto l’anno.

Sicuramente domani ritornerò qui, proprio qui, in questo posto, e proprio a quest’ora, e sarò felice ricordando quello che è successo. Già questo posto mi è caro. A Pietroburgo esistono già due o tre di questi posti. Una volta mi sono messo persino a piangere al ricordo, come voi… Perché forse, chissà, anche voi, dieci minuti fa, piangevate per un ricordo… Ma perdonatemi, ho divagato di nuovo; voi, forse, una volta siete stata qui particolarmente felice….

Quando, nel corso della quarta notte, Lui non si presenta, Nàstenka si dichiara pronta, al culmine della sua giovanile ed esausta delusione, a trasferire il suo affetto da lui al sognatore…fosse facile!
Quando si incamminano verso casa, Nàstenka e il sognatore, Lui arriva. Lei lancia un grido, ed è subito tutta sua. Di nuovo. Probabilmante perchè lo era sempre stata.

Il mattino, tuttavia, non porta amarezza e rancore nel cuore del sognatore:

Non pensare, Nasten’ka, che io ricordi la mia umiliazione, né che voglia oscurare la tua serena e calma felicità con una nube scura.

Non pensare che voglia rattristare il tuo cuore con amari rimproveri, che voglia addolorarlo con un rimorso segreto, che voglia renderlo melanconico nel momento della beatitudine, che voglia strappare uno solo di quei teneri fiori che tu hai intrecciato tra i tuoi riccioli neri quando, insieme a lui, sei andata all’altare… Oh! mai, mai! Che il tuo cielo sia sereno, che il tuo sorriso sia luminoso e calmo! Sii benedetta per quell’attimo di beatitudine e di felicità che hai donato a un altro cuore, solo, riconoscente!

Dio mio! Un minuto intero di beatitudine! E’ forse poco per colmare tutta la vita di un uomo?

Nelle sue notti bianche, il giovane Dostoevskij vaga per le strade di San Pietroburgo alla ricerca di se stesso. Nàstenka aspetta il suo futuro sposo, e spera. Il sognatore aspetta che arrivi il suo momento di innamorarsi, e vivere.

Forse se le mie notti sono bianche non è colpa dell’insonnia, e il rimedio non sarà un qualche intruglio di passiflora e valeriana. Forse anch’io sono alla ricerca di qualcosa. Un’occasione perduta ma mai dimenticata. Una seconda possibilità. Un modo di riscattarmi, di buttare via tutta la pesantezza del mio essere e volare via leggera. Di cancellare tutte le cose che non vanno and start from scratch.

Forse anch’io aspetto qualcuno. Forse un Nininho distratto che da troppo tempo si dimentica di farmi visita o forse, più semplicemente, la parte migliore di me stessa.

Sta di fatto che queste notti bianche, ben diverse dalle notti in bianco, ci logorano dentro. E l’alba ci sorprende tramortiti all’angolo del ring dopo aver perso ancora una partita di boxe.
E il fiorire del mattino ci trova pulcini infreddoliti, spettinati e bagnati, appena nati ma che hanno già perso la strada per tornare al loro nido.

Marcello Mastroianni e Maria Schell in un’intensa scena de Le notti Bianche di Visconti