Guest post: le segretarie di Giulietta Capuleti

Olivia Hussey in Romeo e Giulietta di Franco Zeffirelli

 

 

But who are you that advancing in the darkness of the night you stumble upon my most secret thoughts?
                      (William Shakespeare, Romeo and Juliet)

 

Claire Danes in Romeo+Juliet di Baz Luhrmann

Love is the only inspiration 
                                 
                               (Shakespeare in Love)

 

Gwyneth Paltrow e Joseph Fiennes in Shakespeare in Love

Vorremmo l’amore fosse una cosa semplice; ma non lo è, e il più delle volte dobbiamo affrontare questa realtà. As simple as that. Come se fosse facile.
Nella mia visione masochista-romantica-bovaristica-contorta, non solo l’amore è l’unica fonte di ispirazione: l’amore infelice lo è ancora di più. Perchè un amore infelice – perchè non corrisposto, perchè contrastato, perché reso difficile dalle distanze, dai tempi, dalle tempistiche, dalle aspettative diverse – fa rifugiare nella scrittura. Le parole fanno innamorare, le parole fanno ammalare, le parole fanno guarire: non mi stancherò mai di sostenerlo. Le parole sono causa e rimedio dello stesso male.

Scrivendo questo post, mi è capitato di ripensare alla parole di Lionel Trilling sulla Lolita di Kubrik. Trilling, critico letterario statunitense tra i piu influenti, definì il romanzo di Nabokov la prima grande storia d’amore del XX secolo, per quel senso di estraniazione che i protagonisti di tutte le grandi storie d’amore vivono, al pari di Romeo e Giulietta, Anna Karerina, Madame Bovary, per quell’elemento di illecito o quello che è considerato illecito al tempo in cui la vicenda è ambientata.
In generale, secondo Nabokov, all the great love stories have been scandalous, perché sono andate a sconvolgere un ordine sociale prestabilito.

E chi sono i due giovani, giovanissimi amanti per antonomasia, che si sono opposti ad un’inutile, vuota faida familiare, che hanno vissuto il loro acerbo amore fino alle estreme conseguenze, fino alla morte, o, come preferisco pensare, fino all’eternità? Ma ovviamente Romeo Montecchi e Giulietta Capuleti, ormai nell’immaginario collettivo rappresentazione dell’amore infelice per eccellenza.

Se tutti conoscono la tormentata vicenda dei due giovani amanti veronesi, non tutti sanno che è possibile scrivere a Giulietta (a meno che non abbiate visto il  film Letters to Juliet…)
Per raccontarle cose che non osiamo confessare nemmeno a noi stessi. Per chiederle consiglio. Per cercare di mettere i nostri pensieri nero su bianco, nel tentativo di riordinarli, di fare chiarezza, di sentirci più leggeri. Perché scrivere è catartico, sempre.

 

Amanda Seyfried in Letters to Juliet

A rispondere provvedono le solerti segretarie di Giulietta, alle quali abbiamo accennato qualche post fa. Per sapere tutto, ma proprio tutto sull’attività di queste donne meravigliose – sono tutte volontarie – vi rimando all’apposito sito).

Lascio ora la parola a Giulietta stessa:

Logo del Club di Giulietta

 

Sono una delle “segretarie” che prestano la penna a Giulietta, immortale eroina veronese e simbolo di amore eterno. Il Club di Giulietta opera da molti anni per accogliere appunto la corrispondenza che arriva a Verona da ogni angolo del pianeta.

Siamo un gruppo di donne volontarie, di varie età ed esperienze. Ogni lettera viene letta, tradotta e a tutte diamo una risposta personale in tutte le lingue, secondo le nostre conoscenze. Io sono la più “antica” fra di noi e dalle mie mani sono passate migliaia di lettere e mail … Mi occupo delle missive in lingua italiana e francese e dei casi più “difficili”. Chi scrive oggi a Giulietta? Persone di ogni provenienza, sesso, età e cultura. Ogni lettera è un piccolo spaccato di vita, una finestra sull’immaginario, un flash sulle emozioni, un ponte che annulla distanze geografiche e culturali.

Si scrive quando il livello di razionalità si abbassa, spesso di notte, quando forte è il potere del sogno, del desiderio, del dolore o della solitudine. Perché Giulietta non giudica, non ha pregiudizi, come potrebbe essere altrimenti? Sono guest star per un po’ in questo blog e avrò il piacere di ascoltarvi e di rispondervi. Non vi rivelo il mio vero nome, immaginatemi come desiderate e chiamatemi semplicemente Giulietta…

Dopo aver parlato con lei, non riuscivo a togliermi dalla testa come ci si dovesse sentire, leggendo tutte quelle lettere, tutte quelle storie, alcune sicuramente di amori felici (Wislawa docet), ma tante altrettanto sicuramente devastanti. E mi è venuto in mente quello che Ralph dice a Isabel in Ritratto di Signora, prima di morire:

Il dolore è profondo, ma poi passa, alla fine… sta passando ora. L’amore resta… io credo che non sia giusto che un errore generoso come il tuo debba costarti tanta sofferenza… E ricordati questo: che se sei stata odiata, sei stata anche amata…
(Ritratto di Signora, Henry James)

Soundtrack:

Romeo and Juliet (Dire Straits)

Romeo+Juliet – Talk show host (Radiohead)

Il Club di Giulietta (quale sarà la nostra?)
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10 thoughts on “Guest post: le segretarie di Giulietta Capuleti

  1. Donatella says:

    Questa storia che le parole siano causa e cura del male un po' mi spaventa. Credo che dovrebbero essere solo la cura. E credo che se le usiamo come cura poi ci saranno compagne fedeli per descrivere i momenti di gioia.
    Non navighiamo nel mare del dolore solo perché certe parole sono belle.
    Racconti di autori importanti su amori struggenti rimangono nella storia ma, a vederli bene, sono storie di persone che hanno sofferto un dolore che non invidio e che non voglio.
    La nostra Wislawa ne è la prova (purtroppo non più vivente)
    Bacio

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  2. Anonimo says:

    L'amore più grande è quello che non abbiamo ancora vissuto, l'amore più forte è quello che ci ha costretto ad descriverlo, gli altri amori esistono solo grazie alle penne di poeti e cantautori.
    Innamorarsi è fonte di vita. Potrei scrivere cento romanzi per ogni innamoramento, tante sono le passioni che ogni innamoramento provoca, i sentieri che ci costringe ad esplorare, i burroni che vogliamo scalare…
    M

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  3. Ophelinha says:

    @M:
    Il più bello dei mari
    è quello che non navigammo.
    Il più bello dei nostri figli
    non è ancora cresciuto.
    I più belli dei nostri giorni
    non li abbiamo ancora vissuti.
    E quello
    che vorrei dirti di più bello
    non te l’ho ancora detto.

    Nazim Hikmet

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  4. Ophelinha says:

    Cara Keira Karenina,

    che bellissimo nick! Sono contenta tu abbia trovato il coraggio di scrivere a Giulietta..e comunque, le parole fanno guarire..

    Grazie per i complimenti per il blog, torna a trovarmi!
    O.

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  5. Irene Marziali Ragghianti says:

    Grazie di questo bel post…mi hai dato il coraggio di scrivere alle segretarie di Giulietta, che già conosco da tanto tanto tempo. Desideravo scrivere loro non una lettera per Giulietta, una lettera per loro…ma ho sempre pensato potessero trovarla sciocca o ridicola. Vedo che sono molto disponibili, come speravo di cuore, quindi mi deciderò!
    Grazie ancora Ophelina…e grazie per essere passata dal mio blog!

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