E ti direi anche che ti aspetto, anche se non si aspetta chi non può tornare.

E ti direi anche che ti aspetto, anche se non si aspetta chi non può tornare.
E per addormentarmi penso che ti scriverei che non sapevo che il tempo non aspetta, davvero non lo sapevo, non si pensa mai che il tempo è fatto di gocce, e basta una goccia in più perché il liquido si sparga per terra e si allarghi a macchia e si perda.

Antonio Tabucchi, Si Sta Facendo Sempre Più Tardi

La smetta di frequentare il passato, cerchi di frequentare il futuro

Antonio Tabucchi, Sostiene Pereira

Sostiene Pereira di averlo conosciuto in un giorno d’estate. Una magnifica giornata d’estate, soleggiata e ventilata, e Lisbona sfavillava. Pare che Pereira stesse in redazione, non sapeva che fare, il direttore era in ferie, lui si trovava nell’imbarazzo di metter su la pagina culturale, perché il “Lisboa” aveva ormai una pagina culturale, e l’avevano affidata a lui. E lui, Pereira, rifletteva sulla morte. Quel bel giorno d’estate, con la brezza atlantica che accarezzava le cime degli alberi e il sole che splendeva, e con una città che scintillava, letteralmente scintillava sotto la sua finestra, e un azzurro, un azzurro mai visto, sostiene Pereira, di un nitore che quasi feriva gli occhi, lui si mise a pensare alla morte. Perché? Questo a Pereira è impossibile dirlo.

Quanto non vorrei aver letto i giornali, tardi, con un’emicrania battente, e aver letto della scomparsa di Tabucchi.

Ho letto Sostiene Pereira per la prima volta tanti anni fa. La prima cosa che mi ha colpito del romanzo sono state le parole di Lalla Romano, sul retro della mia edizione economica: “E’ possibile che un libro, un romanzo metta a disagio perchè sembra troppo bello?Troppo, non perchè sospetto di voler piacere, ma proprio nel senso che si fa amare senza riserve”.
Incuriosita, ho cominciato a leggere. Ed è stato amore a prima lettura. Attraverso Tabucchi e il suo Requiem ho scoperto Pessoa, ho scoperto le sue Lettere alla fidanzata, ho scoperto Ophelinha.
E’ iniziato così il mio amore per il Portogallo e la letteratura portoghese.
Un po’ di mesi fa, ho trovato due suoi articoli negli archivi storici del Corriere: Pessoa in ginocchio da Ofelia e Amori veri e amori ridicoli. E mi sono tornate in mente tante cose: i pomeriggi bui in biblioteca, il viaggio a Lisbona accuratamente pianificato, quella storia d’amore che mi aveva tanto colpito. Avevo bisogno di scrivere. Avevo bisogno di evadere. Ed è nata Ophelinha, e la mia Neverland è diventata una Lisbona assolata e decadente, infestata dal fantasma di un ometto pallido con gli occhiali rotondi ed il cappello nero a falde. Un ometto dalla personalità a dir poco ingombrante, dato che, a seconda dei giorni e dell’uomore, poteva essere il dottor Reis, o il poeta bucolico Alberto Caeiro, o scrivere di desassossego nelle vesti del modesto impiegato Bernardo Soares.
Gli scrittori continuano a vivere finchè li leggiamo, ha dichiarato Ines Pedrosa, direttrice della Fondazione Pessoa, in occasione della scomparsa dello scrittore italiano che tanto amava il Portogallo.
Mi sembra la dichiarazione d’amore più bella tra le tante – a volte troppe – parole scritte oggi.


“le ragioni del cuore sono le più importanti,bisogna sempre seguire le ragioni del cuore, questo i dieci comandamenti non lo dicono, ma glielo dico io, comunque bisogna stare con gli occhi aperti,
nonostante tutto, cuore, sì, sono d’accordo, ma anche gli occhi bene aperti…”
(Pereira a Monteiro Rossi, Sostiene Pereira) 

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2 thoughts on “E ti direi anche che ti aspetto, anche se non si aspetta chi non può tornare.

  1. Ophelinha says:

    Cara Why, ma grazie!!!
    Grazie anzitutto dell'occasione di conoscerci meglio, attraverso i tuoi 7 punti (il 3 e' quello che preferisco). Ora mi tocca decidere cosa svelare di Ophelinha 🙂
    E grazie soprattutto di essere passata a lasciare le tue impressions nella mia finestrella virtuale.
    Un bacio enorme a te e O.

    Like

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