Rosa del deserto Adenium obesum

Dentro. Dal deserto. è la raccolta di poesie gentilmente messa “in palio” dal carissimo Alfonso Angrisani. Che da dento di sè, dal suo deserto personale, ci regala un mazzo di rose profumate. Una tazza di tè caldo e fragrante quando fuori fa freddo. Una brezza tiepida, primaverile, che sta giungendo perfino qui, nella lontana e dimenticata Greyville.
La cosa bella è che queste rose sono per tutti voi, che siete passati da questa finestrella virtuale e avete lasciato le vostre impressioni. Perchè se è vero che solo uno di voi, Clara Brunschvicg, riceverà la raccolta di Alfonso…c’è in serbo una sorpresa destinata a tutti. Lascio la parola al nostro Alfonso 🙂

Premetto che vorrei ringraziare tutti per i commenti espressi, perchè da tutti ho tratto spunti di riflessione. Scegliere è sempre difficile: se poi si tratta di scegliere in campo letterario a mio modesto avviso le cose si complicano ancora di più. Ma devo farlo, e allora tanto vale accettarlo, questo relativismo. E quindi eccomi qua, mi espongo, mi sbilancio, con sincerità e quindi anche con la consapevolezza che niente di quello che dirò ha un valore “oggettivo” (parola peraltro estremamente ambigua).

Mi ha colpito, fra tutti, quel commento che si è diffuso non soltanto su tematiche da critica letteraria ma che ha saputo anche portare – a rischio di confusione – elementi di sincera emotività nell’analisi della mia composizione.

Ricordare con Eliot che “la vera poesia può comunicare ancora prima di essere capita” è certamente argomento suggestivo, che abilita e apre a riflessioni forse senza fine sulla “valenza” di quella particolare forma di comunicazione che da sempre risponde al nome di poesia (e che io, come sapete dalla mia intervista, preferisco chiamare “composizione”).

Molti di noi che “osano” tentare queste strade impervie sono colti proprio da questa aspirazione: riuscire a creare una frequenza d’onda che porti su dimensioni ignote, percebili anche prima ed al di là del linguaggio razionale (Wittgenstein, aiutami tu…). E’ possibile attingere a queste misteriose dimensioni, com-ponendo? Se leggo Borges o Neruda avverto, sento, so che lo è. Ma se non si è, come nel caso del sottoscritto, altrettanto dotati (tranquilli, non è falsa modestia, è semplicemente la verità) questa aspirazione ha un senso? Non lo so, so solo che è nella natura di chi ama la composizione artistica cercare questa terra dorata e al tempo stesso maledetta, al di là di ogni ragionevole speranza di arrivarvi. Ecco perchè il commento di Clara mi ha colpito.

Così come mi ha colpito la storia del suo “scoprire” la poesia dal Brecht-poeta in poi: e dal lasciarsi “travolgere” da questa corrente, fino a collezionare “libroni” o “mini-raccolte in edizioni introvabili scovate principalmente per strada…”. Sinceramente trovo tutto questo emozionante, sa di scoperta dell’amore senza altri aggettivi.

Chiudo qui, con una promessa che faccio a me stesso e che spero però possa incontrare il gradimento di tutti quelli che mi hanno dedicato anche solo un minuto del loro tempo: invierò ad ognuno di voi una copia della mia prossima raccolta di composizioni, sempre se lo vorrete (Ophelinha, please, puoi conservare i recapiti di coloro che hanno scritto?).

Grazie ancora a tutti.

Alfonso A.

Non c’è un vincitore. Perchè la poesia è democratica. Perchè la poesia è di tutti. Perchè la poesia è ovunque.

Prego quindi Clara di inviarmi i suoi recapiti all’indirizzo ophelinha.pequena(at)gmail.com…e allo stesso modo tutti coloro che vorranno ricevere una copia della prossima raccolta di poesie di Alfonso, in fase di pubblicazione.
Ringrazio di cuore Alfonso per la sua generosità ed i suoi contributi..del resto sarà spesso ospite qui (vero Alfo?) e potrete continuare a seguirlo nel suo nuovo blog, ancora under construction.

Grazie ancora a tutti voi per la partecipazione, di cuore.

Vi salutiamo come sappiamo fare noi, a modo nostro: con due poesie.

QUADRI DI EGON SCHIELE  (Alfonso Angrisani)

Due tazze

di caffelatte

e poco prima

appena svegli

sul letto di un livido mattino

allora

io non volevo immaginarla su un foglio

questa storia

volevo che fosse per sempre

ma poi siamo usciti

 

per le strade

 

e per le strade umide di pioggia

 
una stampa di Egon Schiele

di quanta tristezza può vivere

l’ amore

di quante parole attese gesti ricordi

silenzi _

Guadalquivir (OphelinhaPequena)

Ti chiesi di portarmi al fiume

(c’è sempre un fiume, o un mare).

Ma non eri gitano,

e non ero ragazza, né moglie.

Il momento passò

e non fummo cacciatori arditi.

Le nostre frecce non lo raggiunsero

e vuote le nostre faretre.

Tutto quello che rimane tra noi,

tra l’ordito della lontananza

e gli scherzi del tempo,

è una notte di fine estate,

due stelle, erba umida

e al canto dei grilli

quell’angolo di fiume

che attende chi non arrivò.

Ophelinha  & Alfonso