Rieccomi tra queste pagine virtuali…in un periodo un po’ strano e un po’ confuso, un po’ dolce e un po’ amaro…dopo altre candeline appena soffiate, che fanno sempre venire in mente altri compleanni… in cui tutto era meno complicato, in cui si mangiavano le chiacchiere, che saranno per sempre associate alla mia infanzia ed al mio compleanno, che cade quasi sempre durante il carnevale.

Altri compleanni in cui tutto era semplice, in cui si poteva essere più egoisti e avere una torta tutta rosa… ed esprimere qualsiasi desiderio dopo aver soffiato le candeline, perchè  tanto c’era tutta una vita davanti, e le possibilità erano semplicemente infinite…si poteva essere tutto, si poteva diventare tutto, non c’erano limiti…It was my party and I could really cry out loud if I wanted to.

Erano tempi in cui le responsabilità erano molto minori, in cui non si doveva moltiplicare tutto per tre e in cui si poteva perdere una buona ora e mezzo solo per decidere cosa indossare e un’altra ora e mezzo per truccarsi e pettinarsi. In cui si era più leggeri, il cuore era più leggero e si poteva avanzare lungo il percorso dei giorni, attraverso il percorso della vita pattinando, danzando, canticchiando a cuor leggero.
Erano tempi in cui si poteva passare tutta la giornata in spiaggia o in veranda a prendere il sole e a leggere o a scrivere, fantasticando di diventare una giornalista o una scrittrice, di vivere a Londra e di viaggiare, viaggiare.

Anni che passano, nuvole..e una lettera d’amore.
Una lettera sull’amore trascorso, rivissuto in una memoria labile perché ovattata dalla sensazione di stordimento, nella mancanza.
Il ricordo di una relazione amorosa appena conclusa è un cadere lento attraverso le nuvole, un passaggio e ricordo del passaggio, in una realtà nella quale ricordi vivi ma incerti si confondono con il presente perché il vissuto del cuore non procede nel tempo lineare, passato-presente-futuro. Il cuore è senza tempo e così si cade senza sosta nelle nuvole e oltre di esse; mentre la mente cerca di ancorarsi ai ricordi e di ritornare al proprio vissuto, la caduta non trova un’isola sulla quale arrestare il proprio moto. Gli oggetti intorno, reali e emozionali, sono influenzati dagli effetti combinati della forza gravitazionale e della forza centrifuga e costituiscono una corona, un anello, tutt’intorno mentre si cade (“Falling through the ring means falling through the spaces between the objects that together make the ring” – “Cadere attraverso la corona circolare significa cadere attraverso lo spazio fra gli oggetti che insieme formano l’anello” – Sarah Manguso, Lettera d’amore, che riporto in seguito).

Anche il cuore, come la mente, cerca ancora la persona amata e gli oggetti condivisi nel vissuto; ma la forza della caduta e la potenza delle emozioni ci obbligano alla presenza, così la caduta non si arresta.
Prendo in prestito le parole del mio Nininho:

 Nuvole… Oggi sono consapevole del cielo, poiché ci sono giorni in cui non lo guardo ma solo lo sento, vivendo nella città senza vivere nella natura in cui la città è inclusa.

Nuvole… Sono loro oggi la principale realtà, e mi preoccupano come se il velarsi del cielo fosse uno dei grandi pericoli del mio destino.

Nuvole… Corrono dall’imboccatura del fiume verso il Castello; da Occidente verso Oriente, in un tumultuare sparso e scarno, a volte bianche se vanno stracciate all’avanguardia di chissà che cosa; altre volte mezze nere, se lente, tardano ad essere spazzate via dal vento sibilante; infine nere di un bianco sporco se, quasi volessero restare, oscurano più col movimento che con l’ombra i falsi punti di fuga che le vie aprono fra le linee chiuse dei caseggiati.

Nuvole… Esisto senza che io lo sappia e morirò senza che io lo voglia. Sono l’intervallo fra ciò che sono e ciò che non sono, fra quanto sogno di essere e quanto la vita mi ha fatto essere, la media astratta e carnale fra cose che non sono niente più il niente di me stesso.

Nuvole… Che inquietudine se sento, che disagio se penso, che inutilità se voglio!

Nuvole… Continuano a passare,alcune così enormi ( poiché le case non lasciano misurare la loro esatta dimensione ) che paiono occupare il cielo intero; altre di incerte dimensioni, come se fossero due che si sono accoppiate o una sola che si sta rompendo in due, a casaccio, nell’aria alta contro il cielo stanco; altre ancora piccole, simili a giocattoli di forme poderose, palle irregolari di un gioco assurdo, da parte, in un grande isolamento fredde.

Nuvole… Mi interrogo e mi disconosco. Non ho mai fatto niente di utile né faro niente di giustificabile. Quella parte della mia vita che non ho dissipato a interpretare confusamente nessuna cosa, l’ho spesa a dedicare versi prosastici alle intrasmissibili sensazioni con le quali rendo mio l’universo sconosciuto. Sono stanco di me oggettivamente e soggettivamente. Sono stanco di tutto e del tutto di tutto.

Nuvole… Esse sono tutto,crolli dell’altezza, uniche cose oggi reali fra la nulla terra e il cielo inesistente; brandelli indescrivibili del tedio che loro attribuisco: nebbia condensata in minacce incolori; fiocchi di cotone sporco di un ospedale senza pareti.

Nuvole… Sono come me un passaggio figurato tra cielo e terra, in balìa di un impulso invisibile, temporalesche o silenziose, che rallegrano per la bianchezza o rattristano per l’oscurità, finzioni dell’intervallo e del discammino, lontane dal rumore della terra, lontane dal silenzio del cielo.

Nuvole… Continuano a passare, continuano ancora a passare, passeranno sempre continuamente, in una sfilza discontinua di matasse opache, come il prolungamento diffuso di un falso cielo disfatto

E la discesa non si arresta….

(Nuvole, Fernando Pessoa)

 

Love Letter (Clouds)

By Sarah Manguso

 

for B. H.

I didn’t fall in love. I fell through it:

 

Came out the other side moments later, hands full of matter, waking up from the dream of a bullet tearing through the middle of my body.

 

I no longer understand anything for longer than a long moment, or the time it takes to receive the shot.

 

This kind of gravity is like falling through a cloud, forgetting it all, and then being told about it later. On the day you fell through a cloud . . .

 

It must be true. If it were not, then when did these strands of silver netting attach to my hair?

 

The problem was finding that you were real and not just a dream of clouds.

 

If you weren’t real, I would address this letter to one of two entities: myself, or everyone else. The effect would be equivalent.

 

The act of falling happens in time. That is, it takes long enough for the falling to shear away from the moments before and the moments after, long enough for one to have thought I am falling. I have been falling. I continue to fall.

 

Falling through a ring, in this case, would not mean falling through the center of the annulus—a planet floats there. Falling through the ring means falling through the spaces between the objects that together make the ring.

 

On the way through, clasp your fists around the universe:

 

Nothing but ice-gravel.

 

But open your hands when you reach the other side. Quickly, before it melts.

 

What did I leave you?



Lettera d’amore (Nuvole)
per B.H.

Non mi sono innamorata. La mia è stata una caduta.
Sono riemersa dall’altra parte qualche minuto dopo, le mani piene di materia, risvegliandomi dal sogno di un proiettile
che lacerava il mio corpo a metà.
Non capisco più niente se non per un lungo momento, o per il tempo necessario a ricevere il colpo.
Questo tipo di gravità è simile al cadere attraverso una nuvola, dimenticando tutto, per poi sentirselo raccontare un momento dopo.
Nel giorno in cui sei caduto attraverso una nuvola.
Deve essere vero. Se non lo fosse, allora quando si sarebbero attaccati ai miei capelli questi fili di tulle argentato?
Il problema è stato scoprire che eri tu ad essere vero e non un sogno di nuvole.
Se tu non fossi reale, indirizzerei questa missiva a una di queste entità: me stessa, o chiunque altro.
L’effetto sarebbe lo stesso.

Cadere è un atto puntuale. Vale a dire, ci vuole abbastanza tempo perchè la caduta si stacchi dal momento anteriore e da quello successivo, abbastanza tempo perchè qualcuno pensi che io sto cadendo. Stavo cadendo. Continuo a cadere.

Cadere attraveso un cerchio, in questo caso, non significherebbe cadere attraverso il centro dell’anello – un pianeta vi galleggia.
Cadere attraverso un cerchio significa cadere attraverso lo spazio tra gli oggetti che insieme formano l’anello.
Durante il percorso, afferrati all’universo coi pugni ben stretti:

Null’altro che ghiaia gelata.
Ma apri le tue mani quando arrivi dall’altra parte. Velocemente, prima che si sciolga.

Che cosa ti ho lasciato?
(Traduzione @OphelinhaPequena)

 

Sarah Manguso, scrittrice e poetessa americana nata nel 1974, durante il suo primo anno ad Harvard inizia a soffrire della sindrome di Guillain-Barrè, una malattia molto rara che porta alla paralisi progressiva degli arti – nei casi peggiori entro ventiquattro ore.

Racconta della sua tragica esperienza, così come del taumaturgico potere dell’amore e del sesso, nel suo libro Two kinds of decay.

Per saperne di più:

Una malattia mi ha rubato la giovinezza (La Repubblica, Dmemory)

Sarah Manguso on The Bat Segundo Show