Addio Lara, mio amore, mia eterna gioia infinita

Lara, Giancarlo Ferruggia

‘Oh, che amore era stato il loro, libero, straordinario, a nulla somigliante! Pensavano, come altri cantano: non si erano amati perché era inevitabile, non erano stati «bruciati dalla passione», come si suol dire. Si erano amati, perché così voleva quel che li circondava: la terra sotto di loro, il cielo sopra le loro teste, le nuvole e gli alberi. Il loro amore piaceva a ogni cosa intorno, forse anche più che a loro stessi. […] Questo, questo era stato ciò che li aveva avvicinati e uniti! Mai, mai, nemmeno nei momenti di più sovrana immemore felicità li aveva abbandonati quanto vi è di più alto e di appassionante: il godimento dinnanzi all’armonia dell’universo, il senso del rapporto tra loro e tutto il suo quadro, la sensazione di appartenere alla bellezza dell’intero spettacolo, a tutto il cosmo.’

                                                    Il dottor Zivago

Il post di oggi ha come portagonisti tre donne: una fittizia, Lara, e due reali, Olga e Zinaida, rispettivamente moglie e amante – nonché entrambe Muse – di Boris Pasternak; Pasternak stesso; il suo dottor Zivago; una lettera, scritta da Boris alla sua amante, che lui chiamava affettuosamente Olja.

Per arrivare alla lettera, partiamo da un punto ben noto del celeberrimo romanzo (per una sinossi del romanzo si legga qui): Lara e Zivago sono a Varykino, circondati dai lupi, fuori dal mondo, in una sorta di dimensione spazio-temporale tutta loro, in procinto di una separazione che sarebbe diventata definitiva.
Lara, prima di addormentarsi, chiede a Jurij di mettere per iscritto i versi che le aveva recitato tante volte:

Varykino The house in the movie ” Doctor Zhivago” watercolor, Brent Berry

Era l’una di notte, quando Lara, che fino a quel momento aveva finto di dormire, si assopì realmente. La biancheria fresca, ricamata, splendeva pulita, stirata, su lei, su Katen’ka e nel letto. Anche in quegli anni lei trovava il modo di inamidarla.

Un silenzio beato, colmo di felicità, che alitava dolcemente di vita, circondava Jurij Andreevic. La luce della lampada cadeva con un giallo pacato sul biancore dei fogli e con un riflesso dorato galleggiava sulla superficie dell’inchiostro, all’interno del calamaio. Fuori dalla finestra stava l’azzurra notte invernale, di gelo. Jurij Andreevic passò nella stanza accanto, fredda e non illuminata, da cui si vedeva meglio l’esterno, e guardò dalla finestra. La luce della luna piena fasciava la radura nevosa con una vischiosità tattile d’albume o di biacca. La sontuosità della notte di gelo era indescrivibile. La pace era scesa nel suo animo. Tornò nella stanza illuminata e calda, e si mise a scrivere”.

Viene interrotto dall’ululato dei lupi nella radura. La poesia, intitolata Il Vento, probabilmente composta quella notte, viene riportata da Pasternak alla fine del romanzo:
Io sono già morto e tu vivi ancora.
E il vento, con gemiti e pianto,
fa oscillare il bosco e la dacia.
E non per proprio conto ogni pino,
ma tutti insieme gli alberi
nella loro distesa sconfinata,
come armature di velieri
sulla superficie d’una baia.
E non per tracotanza
o per vano furore,
ma per trovare nell’angoscia le parole
d’un canto di culla per te.
Lara.gif
Ma chi è Lara? Chi è l’ispiratrice dell’eroina senza tempo, bella e coraggiosa, del romanzo di Pasternak? Due donne reclamano l’esclusiva, le due donne della vita di Pasternak: la seconda moglie, Zinaida, e Olga Ivinskaja, la sua amante, destinataria della lettera di oggi, che vi propongo di seguito:

 Bambina dorata quasi cado e piango

Olga, mia bambina dorata, ti mando tanti tanti baci. Sono legato a te dalla vita, dal sole che brilla alla finestra, da un sentimento di commiserazione e di tristezza, dalla coscienza della mia colpa (oh, non di fronte a te, naturalmente), ma di fronte a tutti, dalla coscienza della mia debolezza e dell’ insufficienza di ciò che ho fatto finora, dalla convinzione che bisogna fare uno sforzo enorme e spostare montagne per non ingannare gli amici e non risultare un impostore. E quanto migliori di noi sono tutti gli altri intorno a me e con quanta più premura li tratto e quanto più cari mi sono, tanto più e tanto più profondamente ti amo, in modo tanto più colpevole e triste. Ti abbraccio forte forte, e quasi cado per la tenerezza e quasi piango.

Boris, 28 febbraio ‘ 59

Lara2.gif
Olga Ivinskaja, legata a Pasternak non solo dall’amore, ma anche dalla partecipazione a tutta l’avventurosa e dolorosa vicenda del Dottor Zivago, mandata dalle autorità sovietiche due volte in un gulag (nel 1949 e nel 1960), ha fatto riparlare, nella stampa mondiale, di tutta la sua storia, da lei stessa raccontata in un libro di memorie uscito a Parigi nel 1978, e, in particolare, della sua affinità con Lara, l’eroina del Dottor Zivago, della quale lei stessa sarebbe stata il prototipo. Olga è morta a 84 anni, nel 1995, Dopo la sua morte, Evgheni, figlio di Pasternak, racconta che il padre aveva l’abitudine di riferirsi a lei come  “la Lara del mio romanzo”.
La stessa Olga, in una commovente testimonianza in un articolo uscito sul settimanale “Ogonjok” nel 1988, racconta “Il nostro amore fiorì nel 1946, all’inizio della stesura del Dottor Zivago e continuò a crescere con il numero delle pagine che Boris scriveva”.
Anche Olga avrebbe potuto avere un figlio da Boris, come Lara aveva avuto una figlia da Zivago: incinta dello scrittore, la Musa viene arrestata dal Kgb, che voleva costringerla a piegarsi e a dichiarare che Boris stava scrivendo un romanzo antisovietico. Perde il bambino.
Quali sono gli altri punti di somiglianza con l’affascinante eroina del romanzo? Olga è forse meno bella, ma come Lara ha una lunga treccia bionda, è intrepida e coraggiosa.
Olga
Zinaida, la seconda moglie del poeta, scrive invece nelle sue memorie: “Qualcuno si stupì del fatto che Lara fosse una bionda dagli occhi chiari (alludendo così alla sua somiglianza con l’ Ivinskaja). Ma io ero sicura che di quella signora egli aveva preso soltanto l’aspetto esteriore, mentre il destino e il carattere erano la copia dei miei letteralmente fino ai più minuti particolari. Komarovskij è il mio primo amore. Boris ha descritto Komarovskij con grande malanimo. Nikolaj Militinskij era molto più elevato e nobile e non aveva qualità così animalesche. Ne parlai più volte con Boris. Ma lui non aveva alcuna intenzione di mutare qualcosa in questa figura, dopo che se ne era fatta una simile immagine, voleva rinunciare a questo personaggio”.
Facciamo un passo indietro. Lara, all’inizio del romanzo, ha una relazione col bieco Komarovskij, in precedenza amante di sua madre, Madame Guichard. Lara, fondamentalmente pura, prova repulsione per Komarovskij, che ha fondamentalmente abusato di lei, giovanissima; al tempo stesso, una particella segreta del suo essere la costringe ad essere succube dell’uomo, e oggetto del suo piacere.
Forse proprio questo rende Lara una “mescolanza di timidezza virginale e grazia ardita”.
Per vendicarsi di Komarovskij e liberarsi dallo strano ascendente che esercita su di lei, Lara, elegantemente vestita, si introduce ad una festa elegante nella Mosca natalizia e gli spara, ferendolo.
Zinaida

Un altro elemento che avvicinerebbe Lara a Olga è lo spirito ribelle e rivoluzionario di entrambe. Personalmente, preferisco attenermi a quanto dichiarato dallo stesso Pasternak durante una conversazione con la moglie: “Lara è una figura collettiva, e in essa c’è molto che proviene da te (Zinaida) e da altre donne”.

E voi, che ne pensate? Chi è Lara, davvero? O forse è solo l’eterna Lara che vive nelle pagine dell’immortale romanzo, portata sullo schermo da Julie Christie nel famosissimo film di David Lear?

Ultima piccola curiosità, nonché punto a favore di Olja: la stessa Christie ha dichiarato

“Se lo rifacessi oggi, il Dottor Zivago, reciterei quella parte in modo del tutto diverso. La farei più intelligente, più intensa, questa povera Lara. Lui, Pasternak, dev’ essere stato sublime, bello, intelligente, come ci si aspetta da un poeta. S’ innamoravano tutti di lui…Allora sapevo ben poco di tutto questo, della Russia sovietica, di Stalin, eccetera; sapevo poco di qualsiasi cosa e quando David mi propose la parte era lui – e non io – a vedere nella mia persona qualche cosa di Olga/Lara che io non sapevo di avere. Certo che mi piacerebbe rifarlo quel film: ma ci penserà certamente qualcuno un giorno, e Zivago e Lara verranno interpretati in modo diverso e forse più vicini alla forza dei personaggi reali raccontati dal grande Boris Pasternak. Credo che se Olga lo avesse visto, quel film, non le sarebbe piaciuto. Alla gente non piace mai come viene interpretata”.

Per saperne di più:

Il dottor Zivago, Boris Pasternak

dall’archivio storico del Corriere della Sera:

In compagnia di Lara e Zivago per ritrovare il silenzio dell’anima
Pasternak. Due donne per una Lara.
Olga e Boris. Una relazione pericolosa.
Lara, Zivago e l’eternità. La rivincita di Pasternak
Il dottor Zivago, cinquant’anni dopo

La seduzione innocente di Connie, Emma e Lara, l’intrigo di Casanova nella pittura di Giancarlo Ferruggia

lara3.gif

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8 thoughts on “Addio Lara, mio amore, mia eterna gioia infinita

  1. Anonimo says:

    Dal carteggio tra Dino Campana e Sibilla Aleramo.

    Rina mia
    come descriverti lo sguardo idiota di questa gente dopo esser stati baciati dal tuo! Rina io potrei rinunciare a te, ma per sempre. Cosi bella come un réve potrei dimenticarti solo per andare molto lontano e non tornare più. Davanti alle cose troppo grandi sento l'inutilità della vita. Il mare ieri era discretamente bello. Sono andato di notte al mare. Avevo visto i monti pisani velati da cui sorge la luna di D'annunzio senza foco di cui leggemmo e due aeroplani che volavano sul treno. Mia vergine perché leggemmo d'Annunzio prima di partire? Nessuno come lui sa invecchiare una donna o un paesaggio. Mio amore come vuoi che ti ami? Pallida, con una vita senza foco come col suo diritto il macchinista stinge il paesaggio e viola il ciclo che non conquista? Sciocchezze? Ma sai quanto ne ho sofferto!

    Ecco quello che ci divide. Non ho visto e non vedrò nessuno. Non troppe cose dimmi. Pensa che per vivere l'assurdità del nostro amore hai bisogno di tutta la tua grazia. Quando sempre mai forse parole giravano nel soffitto del mio cervello. La città è una serie di cassoni balordi. Appiccicato alla spallina del passeggio guardo il mare senza parole come io sono senza pensiero.

    Mio amore mio amore La Gorgona è un dosso lontano sul mare abbandonata laggiù nei tramonti. Tu ora mi conosci e potremmo abitare lontani se non mi abbandoni col pensiero. Una volta in Sardegna entrai in una casa con fuori una vecchia lanterna di ferro che illuminava la parete di granito. Fuori la via metteva sulla costa pietrosa che scendeva dall'altipiano al mare. Questo ricordo che non ricorda nulla è cosi forte in me! La costa bianca di macigni aveva bevuto il tramonto cupo e rosso che chiudeva l'isola e ora colla lanterna rugginosa solo le stelle sull'altipiano brillavano a me a Garcla. Io baciai la parete di granito senza pensare e non so ancora perché. Ricordo che in quella casa stava la sarda moglie dell'alcoolizzato amico dell'amico del nostro amico. Bevemmo il moscato bianco salmastro di Sardegna ed è idiota come mi ricordo di tutto questo. La mia padrona e dell'Isola del Giglio dove io farei certamente bene ad andare ad abitare per un anno almeno. Tu non ne vedi la possibilità?

    Dovremmo ancora vedere le Alpi. Nietsche scendeva di là al mare colla sua sfida. Aimè Rina perché non mi lasci morire? La Fedelweis non è d'Annunziano e la Dora scende in tumulto e il più leggero dei baci crea ancora forse come quando dicevo

    Come delle torri d'acciaio
    Nel cuore bruno della sera II mio spirito ricrea
    Per un bacio taciturno.

    Ah miseria di questi ritorni. Puoi amarmi? ancora? ancora? ancora? Non ti scriverò. Le mie lettere sono fatte per essere bruciate.

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