Keep calm and find yourself a Mr Darcy

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Lo confesso: due sono i libri che ho letto e riletto, in lingua originale e traduzione, fino a consumarli: Wuthering Heights (Cime tempestose) e Pride and Prejudice (Orgoglio e pregiudizio).
Avendo già parlato delle vicissitudini appassionate e tormentate di Cathy e Heathcliff qualche giorno fa, ho deciso di regalarmi una serata austeniana in piena regola…e mi sono ritrovata, nell’ordine:
– a prendere un tè con Jane nel bellissimo blog omonimo, esperienza che vi consiglio;
– a fare un test sulle eroine austeniane, scoprendo, non senza una certa sopresa, di essere Marianne Dashwood di Sense and Sensibility (Ragione e sentimento) – avrei giurato di essere una Lizzie Bennet al 100%…
– ad ascoltare i consigli di Aunt Jane, navigare tra i gruppi di lettura (tra cui uno fantastico dedicato a Bridget Jones, moderna eroina Austen-style con il suo bel Mr Darcy da pelare, che invita a trovare somiglianze e discrepanze tra Che pasticcio Bridget Jones, Persuasione e Orgoglio e pregiudizio…brilliant) e innamorarmi dei giveaway austeniani;
– indagare sul termine Janeite, che a quanto pare designa forte dipendenza da Jane Austen.
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Scherzi a parte, apprendo che il termine è stato coniato da George Saintsbury nel 1891 in un’introduzione a Pride and Prejudice, in riferimento a quei lettori che guardavano alle opere di Jane Austen con un sentimento di assoluta devozione, devoti sia all’autrice, sia a tutti gli eroi e le eroine che popolano le sue opere. Modificandone successivamente la grafia (da Janite a Janeite), Kipling ne fece il titolo di una storia ambientata durante la Prima Guerra Mondiale, in cui i soldati che leggevano i libri di Aunt Jane formavano una sorta di “setta dei poeti maledetti” e, addirittura, coniavano parole in codice basandosi sulla sua produzione letteraria. Claudia Johnson, studiosa delle opere di Jane Austen, definisce il termine Janeite come “the self-consciously idolatrous enthusiasm for ‘Jane’ and every detail relative to her”, l’entusiasmo consapevole, che confina nell’idolatria, per Jane e per ogni dettaglio che si riferisca alla sua persona e alla sua produzione.
Ultimo consiglio alle vere Janeite, prima di passare alla nostra lettera e a Pride and Pregiudice: fatevi un giro in queste deliziose on-line boutiques che vendono prodotti ispirati a Jane, come The Pemberley Pond Online Shop o la Jane Austen Tea Series di Bingley’s tea, dove potrete scegliere la miscela di tè più adatta a voi in base al personaggio austeniano in cui vi rispecchiate (per la serie, io berrei un Marianne’s Wild Abandon alternandolo con uno Sweet Jane)…

Bingley’s tea Limited
From The Pemberley’s Pond Online Shop
Jane Austen’s teapot cookies
From the Pemberley Pond Online Shop

Bando alle ciance, passiamo alla nostra lettera (la verità è che mi sto divertendo troppo a scrivere questo post!)

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Penso che la trama di P&P sia nota a tutti..quindi la accenno brevemente. Il romanzo, nalla sua prima stesura, era stato intitolato First Impressions: si tratta infatti di una storia di equivoci, di prime impressioni sbagliate, e di tanto – troppo – orgoglio.
Il signor Bingley affitta una residenza in campagna, non lontano dalla dimora delle sorelle Bennet ( Jane, Lizzie, Mary, Kitty e Lidia) e dei loro genitori. Fra tutte, le due maggiori spiccano, Jane per bellezza e bontà d’animo, Lizzie per charme, intelligenza…e per quellache all’epoca poteva essere definita una buona dose di impertinenza.

 

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Bingley si innamora immediatamente della bella Jane, ma il suo amico, il cupo, ombroso, orgoglioso Mr Darcy, lo convince ad allontanarsi da lei, convinto che Jane non lo contraccambi con la stessa intensità  e che, comunque, le buone qualità e la bellezza delle due sorelle non siano sufficienti a cancellare il fatto che appartengano ad una famiglia di modeste origini e modeste risorse, i cui comportamenti – specie quelli della signora Bennet e delle tre figlie minori – si contraddistinguono per la loro volgarità. Tutto ciò non fa che aumentare l’antipatia che Lizzie prova nei confronti di Darcy, nata a causa di due prededenti episodi: durante un ballo, Darcy definisce Lizzie “tolerable, but not handsome enough to tempt me” (appena passabile, ma non bella abbastanza da tentarmi); Lizzie prende una cotta per Wickam, che la convince del fatto che Darcy, geloso dell’affetto di suo padre, di cui Wickam era il pupillo, lo abbia privato dell’eredità che gli era stata lasciata (apprenderemo in seguito che Wickam è un losco figuro, cacciatore di dote, che alla fine scappa con Lidia Bennet ed acconsente ad un matrimonio riparatore solo dietro lauta ricompensa offerta da Darcy).

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Stando così le cose, la prima proposta di matrimonio di Darcy a Lizzie la coglie di stucco e la umilia, dal momento che egli confessa di amarla contro il suo stesso volere e di avere serie riserve a sposarla, a causa della famiglia di lei….niente romanticismo, niente passione. Oh, Mr Darcy.

Questa è la lettera che segue la prima, sfortunata proposta di matrimonio, in cui Darcy illumina Lizzie su un bel po di misunserstandings. Ve la propongo nella traduzione italiana di Giuseppe Ierolli.

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Non abbiate timore, Signora, nel ricevere questa lettera, che contenga una qualche ripetizione di quei sentimenti, o un rinnovo di quelle proposte che ieri sera vi sono state così sgradite. Scrivo senza nessuna intenzione di affliggere voi o di umiliare me stesso, insistendo su desideri che, per la felicità di entrambi, non saranno mai troppo in fretta dimenticati; e lo sforzo richiesto per concepire e per leggere questa lettera avrebbe potuto essere risparmiato, se non fosse la mia reputazione a esigere che essa sia scritta e letta. Dovete quindi perdonare la libertà con la quale chiedo la vostra attenzione; i vostri sentimenti, lo so bene, la concederanno a malincuore, ma lo chiedo al vostro senso di giustizia.
Ieri sera mi avete mosso due accuse di natura molto diversa, e assolutamente non della stessa importanza. La prima è stata che, senza alcun riguardo per i sentimenti di entrambi, ho separato Mr. Bingley da vostra sorella, e l’altra che, in spregio a diversi diritti, senza tener conto dell’onore e del senso di umanità, ho rovinato l’immediata prosperità, e cancellato le prospettive future, di Mr. Wickham. Avere caparbiamente e senza alcuna giustificazione cacciato via il compagno della mia giovinezza, il ben noto prediletto di mio padre, un giovanotto che non poteva fare affidamento su nulla se non sulla nostra protezione, e che era cresciuto aspettandosi di goderne, sarebbe una perversione rispetto alla quale la separazione di due giovani, il cui affetto si era sviluppato in sole due settimane, non può certo essere oggetto di confronto. Ma dalla severità di quel biasimo che ieri sera mi è stato così largamente elargito, per entrambe le circostanze, spero in futuro di essere sollevato, una volta che avrete letto di seguito il resoconto delle mie azioni e i motivi che le hanno determinate. Se, nel chiarimento che sento mi sia dovuto, sarà necessario riferirsi a sentimenti che potranno essere offensivi per i vostri, posso solo dire che me ne dispiace. Bisogna inchinarsi alla necessità, e porgervi ulteriori scuse sarebbe assurdo. Non ero da molto nell’Hertfordshire, quando mi sono reso conto, insieme ad altri, che Bingley preferiva la vostra sorella maggiore a qualsiasi altra signorina nei dintorni. Ma è stato solo durante la serata del ballo a Netherfield che ho cominciato a temere che lui provasse un’attrazione seria. Lo avevo spesso visto innamorato prima di allora. A quel ballo, mentre avevo l’onore di ballare con voi, capii per la prima volta, da una frase pronunciata per caso da Sir William Lucas, che le attenzioni di Bingley verso vostra sorella avevano suscitato l’aspettativa generale di un loro matrimonio. Ne parlò come di un evento certo, per il quale restava da decidere solo la data. Da quel momento osservai con attenzione il comportamento del mio amico, e mi resi conto che la parzialità verso Miss Bennet andava al di là di quanto mi fosse mai capitato di vedere in lui. Osservai anche vostra sorella. Il suo aspetto e i suoi modi erano aperti, allegri e affascinanti come sempre, ma senza nessun sintomo di un riguardo particolare, e dall’esame di quella sera, mi convinsi che, pur accogliendo con piacere le sue attenzioni, non le incoraggiava con sentimenti di pari natura. Se in questo voi non vi siete sbagliata, devo essere stato io a commettere un errore. La maggiore conoscenza che avete di vostra sorella rende probabile quest’ultima ipotesi. Se le ho inflitto una sofferenza perché sviato da un errore del genere, il vostro risentimento non era irragionevole. Ma non ho scrupoli nell’asserire che la serenità del contegno e dell’aspetto di vostra sorella era tale da convincere anche il più acuto degli osservatori che, per quanto amabile fosse il suo comportamento, il suo cuore non fosse così facile da conquistare. Che io avessi il desiderio di crederla indifferente è certo, ma mi azzardo a dire che le mie indagini e le mie decisioni non sono di solito influenzate dalle mie speranze o dai miei timori. Non ho creduto che fosse indifferente perché lo desideravo; l’ho creduto a seguito di un giudizio imparziale, con la stessa sincerità con la quale lo desideravo con la ragione. Le mie obiezioni al matrimonio non erano semplicemente quelle che ieri sera ho confessato di aver messo da parte nel mio caso solo per l’estrema intensità della passione; la mancanza di un’adeguata posizione sociale non poteva essere un ostacolo così grande per il mio amico, così come per me. Ma c’erano altri motivi di incompatibilità; motivi che, sebbene ancora esistenti, ed esistenti con pari intensità in entrambi i casi, mi ero sforzato di dimenticare, poiché non erano immediatamente di fronte a me. Questi motivi devono essere esposti, anche se brevemente. La posizione della famiglia di vostra madre, anche se criticabile, non era nulla in confronto alla totale mancanza di decoro così di frequente, quasi di continuo, dimostrata da lei, dalle vostre tre sorelle minori e talvolta persino da vostro padre. Perdonatemi. Mi fa male offendervi. Ma nella preoccupazione per i difetti dei vostri parenti più stretti, e nel dispiacere nel vederli descritti in questo modo, fate sì che ci sia la consolazione di considerare che l’esservi comportate in modo tale da evitare qualsiasi coinvolgimento in giudizi simili è un elogio che non è meno universalmente riconosciuto a voi e a vostra sorella, di quanto sia onorare il buonsenso e l’indole di entrambe. Voglio solo aggiungere che, a seguito di quello che accadde quella sera, ebbi la conferma della mia opinione su tutti loro, e fui indotto a intensificare, rispetto a quanto avevo ritenuto in precedenza, ogni tentativo di preservare il mio amico da quella che giudicavo un’unione molto inopportuna. Lui lasciò Netherfield per Londra il giorno successivo, come certamente rammentate, con l’intenzione di tornare presto. Ora resta da spiegare il ruolo che ho avuto io. L’inquietudine delle sorelle era uguale alla mia; presto scoprimmo di pensarla allo stesso modo e, ugualmente consapevoli che non ci fosse tempo da perdere nell’allontanare il fratello, decidemmo in breve tempo di raggiungerlo subito a Londra. Di conseguenza partimmo, e lì mi assunsi subito il compito di rendere evidente al mio amico la certezza dei danni di una scelta del genere. Li descrissi, e li accentuai, con fervore. Ma per quanto questa opposizione avrebbe potuto far vacillare o ritardare la sua decisione, immagino che non avrebbe definitivamente impedito il matrimonio, se non fosse stata appoggiata dall’assicurazione, che non esitai a fornirgli, dell’indifferenza di vostra sorella. Lui era convinto che il suo affetto fosse ricambiato da un sentimento sincero, anche se non pari al suo. Ma Bingley è per natura molto modesto, e si fida molto più del mio giudizio che del suo. Convincerlo, quindi, che si era ingannato, non fu un’impresa molto difficile. Una volta convinto di questo, persuaderlo a non tornare nell’Hertfordshire fu questione che non richiese più di qualche istante. Non posso biasimarmi più di tanto per averlo fatto. C’è però una parte della mia condotta in tutta la faccenda alla quale non penso con soddisfazione; è di essermi abbassato fino a ricorrere allo stratagemma di nascondergli che vostra sorella fosse in città. Io lo sapevo, come lo sapeva Miss Bingley, ma il fratello lo ignora ancora adesso. Che potessero incontrarsi senza conseguenze negative forse è probabile, ma il suo sentimento non mi sembrava abbastanza spento da riuscire a rivederla senza rischi. Forse questo stratagemma, questa dissimulazione è stata indegna di me. Ma è cosa fatta, e fatta per il meglio. Su questo non ho altro da dire; nessun’altra giustificazione da offrire. Se ho ferito i sentimenti di vostra sorella, l’ho fatto inconsapevolmente; e sebbene i motivi che mi hanno guidato possono naturalmente sembrarvi insufficienti, io non mi sento ancora di condannarli. Riguardo all’altra, più pesante, accusa di aver offeso Mr. Wickham, posso confutarla soltanto esponendovi per intero i suoi rapporti con la mia famiglia. Di che cosa mi abbia accusato in particolare lo ignoro, ma sulla verità di ciò che riferirò posso invocare la testimonianza di più di una persona di indubbia attendibilità. Mr. Wickham è il figlio di un uomo molto rispettabile, che per molti anni ha amministrato tutte le proprietà di Pemberley, e la cui ottima condotta nell’adempiere alle sue funzioni indusse naturalmente mio padre ad aiutarlo, e nei confronti di George Wickham, del quale era padrino, la sua benevolenza fu perciò concessa generosamente. Mio padre sostenne le spese per la scuola, e poi a Cambridge; un aiuto della massima importanza, dato che il padre, sempre in ristrettezze per la prodigalità della moglie, non sarebbe stato in grado di fornirgli l’educazione di un gentiluomo. Mio padre non amava soltanto la compagnia di questo giovanotto, i cui modi sono sempre stati accattivanti; ne aveva anche una grandissima stima e, nella speranza che la chiesa potesse diventare la sua professione, aveva intenzione di provvedere a lui in questo senso. Quanto a me, sono passati molti, moltissimi anni da quando ho cominciato ad avere un’opinione molto diversa su di lui. La propensione al vizio, la mancanza di principi, che ebbe sempre cura di nascondere alla persona che gli era più affezionata, non potevano sfuggire a un giovanotto che aveva quasi la sua stessa età, e che aveva l’opportunità di vederlo in momenti di libertà, cosa che Mr. Darcy non poteva fare. Qui vi farò di nuovo del male, in che misura potete dirlo solo voi. Ma quali che siano i sentimenti suscitati da Mr. Wickham, un sospetto di tale natura non mi impedirà di svelarvi il suo vero carattere. Anzi, è un motivo in più. Il mio eccellente padre morì circa cinque anni fa, e il suo affetto per Mr. Wickham fu fino alla fine così saldo, che nel suo testamento mi raccomandò in modo particolare di promuoverne la carriera nella sua professione nel modo migliore possibile, e se avesse preso gli ordini, chiedeva che gli venisse concesso un ricco beneficio ecclesiastico, non appena si fosse reso vacante. C’era anche un lascito di mille sterline. Il padre non sopravvisse a lungo al mio e, nel giro di sei mesi da questi eventi, Mr. Wickham mi scrisse per informarmi che, avendo alla fine deciso di non prendere gli ordini, sperava che non pensassi che fosse irragionevole da parte sua aspettarsi un qualche vantaggio pecuniario immediato in luogo della nomina, della quale non era in grado di approfittare. Aveva una vaga intenzione, aggiunse, di studiare legge, e io dovevo di certo essere consapevole che l’interesse di mille sterline sarebbe stato un sostegno davvero insufficiente a quei fini. Io desiderai, più che credere, che fosse sincero; ma a ogni modo fui assolutamente pronto ad aderire alla sua proposta. Sapevo che Mr. Wickham non sarebbe potuto diventare un pastore. L’affare fu quindi presto sistemato. Lui rinunciò a tutti i diritti di essere aiutato per la carriera ecclesiastica, anche ove si fosse trovato in futuro nella situazione di poterne godere, e accettò in cambio tremila sterline. Tutti i rapporti tra di noi sembravano troncati. Lo giudicavo troppo male per invitarlo a Pemberley, o per accettare la sua compagnia a Londra. Credo che sia vissuto soprattutto a Londra, ma l’intenzione di studiare legge era un mero pretesto, ed essendo ormai libero da ogni costrizione, la sua fu una vita di ozio e dissipazione. Per circa tre anni seppi poco di lui; ma alla morte del titolare del beneficio che era stato assegnato a lui, si rivolse di nuovo a me con una lettera per la nomina. La sua situazione economica, mi assicurò, e io non ebbi difficoltà a credergli, era davvero pessima. Aveva scoperto che studiare legge era molto poco redditizio, ed era ormai assolutamente deciso a prendere gli ordini, se gli avessi concesso il beneficio in questione, cosa per la quale non nutriva il minimo dubbio, dato che si era assicurato che non c’era nessun altro a cui assegnarlo, e che non potevo aver dimenticato le intenzioni del mio riverito padre. Non potete certo biasimarmi per aver rifiutato di accettare questa richiesta, o per averlo respinto ogni volta che l’ha ripetuta. Il suo risentimento fu proporzionato alle difficoltà della sua situazione, e fu senza dubbio altrettanto violento nell’ingiuriarmi con gli altri che nel rimproverarmi direttamente. Dopo questo periodo, anche l’apparenza di un rapporto venne a cadere. Come visse non lo so. Ma l’estate scorsa si impose di nuovo, e molto dolorosamente, alla mia attenzione. Ora devo menzionare una circostanza che avrei desiderato dimenticare, e che nessun obbligo meno importante di quello presente mi avrebbe indotto a rivelare ad anima viva. Avendo detto così tanto, non ho dubbi sulla vostra discrezione. Mia sorella, che ha più di dieci anni meno di me, era stata affidata alla tutela del nipote di mia madre, il colonnello Fitzwilliam, e alla mia. Circa un anno fa, lasciò la scuola e si stabilì a Londra, e l’estate scorsa si recò, con la signora che si occupava della casa, a Ramsgate; là andò anche Wickham, senza dubbio intenzionalmente, poiché è stato dimostrato come ci fosse una precedente conoscenza tra lui e Mrs. Younge, sulla cui reputazione eravamo stati sfortunatamente ingannati; con la connivenza e l’aiuto di lei, riuscì a rendersi talmente gradito a Georgiana, il cui animo affettuoso aveva mantenuto un forte ricordo della gentilezza che le aveva dimostrato quando era una bambina, che lei si lasciò convincere a credersi innamorata, e ad acconsentire a una fuga d’amore. Allora era appena quindicenne, il che può giustificarla; e dopo aver esposto la sua imprudenza, sono felice di aggiungere che ne venni a conoscenza proprio da lei. Li raggiunsi inaspettatamente un giorno o due prima della data prevista per la fuga, e allora Georgiana, incapace di sopportare l’idea di far soffrire e di offendere un fratello al quale guardava come a un padre, mi mise al corrente di tutto. Potete immaginare quello che provai e in che modo agii. Il riguardo per l’onore e i sentimenti di mia sorella impedirono qualsiasi pubblicità, ma scrissi a Mr. Wickham, che partì immediatamente, e Mrs. Younge fu ovviamente rimossa dall’incarico. Il principale obiettivo di Mr. Wickham era indiscutibilmente il patrimonio di mia sorella, che è di trentamila sterline; ma non posso fare a meno di immaginare che la speranza di vendicarsi di me sia stato un forte incentivo. La sua vendetta sarebbe stata davvero completa. Questo, signora, è il fedele racconto di ogni evento che ha riguardato entrambi; e se non lo rifiuterete completamente come falso, spero che mi assolviate d’ora in avanti dall’accusa di crudeltà nel confronti di Mr. Wickham. Non so in che maniera, con quale genere di menzogne abbia approfittato di voi, ma forse non ci si può meravigliare del suo successo, ignara come eravate di tutto ciò che ci riguardava. Smascherarlo non era in vostro potere, e il sospetto non è certo nella vostra indole. Potrete forse chiedervi perché non vi abbia detto tutto questo ieri sera. Ma allora non ero padrone a sufficienza delle mie azioni da capire quello che potevo o dovevo rivelare. Per quando riguarda la veridicità di tutto ciò che è qui riportato, posso appellarmi in modo particolare alla testimonianza del colonnello Fitzwilliam, che, vista la stretta parentela e la costante intimità, e ancora di più come uno degli esecutori testamentari di mio padre, è venuto inevitabilmente a conoscenza di tutti i particolari di queste transazioni. Se la vostra avversione verso di me dovesse farvi ritenere prive di valore le mie asserzioni, lo stesso motivo non dovrebbe impedirvi di avere fiducia in mio cugino; e affinché abbiate la possibilità di consultarlo, farò di tutto per trovare l’occasione di mettere questa lettera nelle vostre mani nel corso della mattinata. Aggiungerò soltanto, Dio vi benedica.
Fitzwilliam Darcy
(Traduzione a cura di Giuseppe Ierolli)

Segue il lieto fine: Darcy, come abbiamo visto prima, procura una dote a Lidia per il suo matrimonio riparatore, fa’ in modo che Bingley si dichiari – con successo – a Jane e ottiene egli stesso la mano della sua Lizzie. Ci piace pensare che vivano tutti felici e contenti 🙂

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Scelti per voi

Orgoglio e Pregiudizio, il film, diretto nel 2005 da Joe Wright, con Keira Knightley e Matthew MacFayden

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Pride and Prejudice, Wordsworth Classics
Me & Mr Darcy, Alexandra Potter
The Jane Austen Book Club, Karen J. Fowler

The Jane Austen Book Club, film del 2007 diretto da Robin Swicord

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14 thoughts on “Keep calm and find yourself a Mr Darcy

  1. Martina A. - LES FASHION SECRETS says:

    Oh, adoroooooooooooooo questo post! P&P è assolutamente uno dei miei libri preferiti, se non addirittura il mio preferito in assoluto.
    Vado subito a vedere i siti che ci hai consigliato, sono troppo curiosa di fare il test. Ti dirò il risultato. E poi devo dire a mia sorella, fan scatenata di Come Tempestose, di leggere il tuo post ad esso dedicato.

    Baci e a presto!

    ps direi che io sono malata di jeinite cronica!

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  2. ros says:

    “TO THE CELESTIAL AND MY SOUL'S IDOL, THE MOST BEAUTIFIED OPHELIA' That’s an ill phrase” (Polonius,Amleto – Act 2, Scene 2)

    Cio' che è stato nascosto verà rivelato… questo è il peggior dramma di una lettera d'amore, il blasfemo rivelare le parole d'amore, scandite come mistiche formule magiche quando affidate ad una lettera, e così impedire 'che vivano e crescano':

    LOVE LETTERS
    (di Josephine Delphine Henderson Heard)

    Dear Letters, Fond Letters,
    Must I with you part?
    You are such a source of joy
    To my lonely heart.

    Sweet Letters, Dear Letters,
    What a tell you tell;
    O, no power on earth can break
    This strange mystic spell!

    Dear Letters, Fond Letters,
    You my secret know—
    Don’t you tell it, any one—
    Let it live and grow.

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  3. Ophelinha says:

    @ros: e si ritorna al dilemma del post sulle lettere d'amore…meglio rendersi ridicoli scrivendo una lettera, svelando i propri sentimenti e la propria intimità, o è meglio tenerseli per sè?

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