Things We Forget: #301: vivocity, singapore
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“Ho preso la sua mano nella mia, e siamo andati fuori del luogo in rovina…e non ho visto l’ombra di un altro distacco da lei”. (Charles Dickens, Great Expectations – Grandi speranze)

Bernard Shaw su Grandi Speranze: “The novel is too serious a book to be a trivially happy one. Its beginning is unhappy; its middle is unhappy; and the conventional happy ending is an outrage on it.”

Non potevo non iniziare il post di oggi se non ricordando che duecento anni fa nasceva un genio della letteratura, inglese e non solo: Charles Dickens (per A Christmas Carol leggere qui)

 

Great Expectations, Penguin Popular Classics


Dall’amore felice, all’amore contrastato, all’amore dannato, all’amore come ossessione. Vi propongo qui di seguito alcuni estratti di un libro che mi ha molto colpito, Melancholia di Jon Fosse, una sorta di lunga lettera – sfogo – introspezione del pittore Lars Hertevig. Prendete Jon Fosse, il massimo scrittore norvegese vivente. Prendete Lars Hertevig, uno dei più grandi paesaggisti norvegesi dell’Ottocento, le cui malattie nervose gli valsero l’internamento in manicomio. Metteteci dentro pure la bella quindicenne Helene, nipote del proprietario della pensione presso la quale Lars alloggiava, e shakerate bene. Il risultato? Un fiume di colori e parole, una tensione costante, tra amore e ossessione, tra sprazzi di lucidità e follia, del pittore verso la sua bella. Il tutto è narrato dal punto di vista psicotico e visionario del pittore norvegese, che dà vita a pagine davvero intense, e davvero belle. Leggere per credere.

“Lui, Lars da Hattarvagen sta abbracciando Helene Winckelmann ed è così
tranquillo, colmo di qualcosa che non sa cosa sia. Lars Hertervig è con
Helene Winckelmann.E non è più se stesso, è con lei. Si trova dentro
qualcosa che non sa cosa sia. È con lei. La cinge con le braccia e ora
lei lo abbraccia.
Lui preme il suo viso nei suoi capelli, sulle sue spalle.Si trova
dentro qualcosa che non ha mai conosciuto prima, qualcosa che non sa
cosa sia e lui, il paesaggista Lars Hertevig, non ha idea di cosa sia,
ma all’improvviso se ne rende conto, ed è in quel momento che capisce, è proprio in quel momento che sa di trovarsi dentro qualcosa verso cui il suo quadro tende, qualcosa che è nel suo quadro, quando sta
dipingendo al meglio, è lì che si trova lui ora, lo sa, perchè ci è
già stato prima nelle vicinanze di questo qualcosa all’interno del
quale ora si trova, mai ci era entrato prima, mai come adesso, lì dove
il pittore Lars Hertevig respira attraverso i capelli di Helene
Winckelmann. E non fa altro che restare nella sua luce, in qualcosa
che lo colma.

E ora, sdraiato sul letto, non riesce a ricordare quanto tempo è
rimasto abbracciato a lei, alla sua cara, carissima Helene, ma certo
deve essere stato parecchio, magari quasi un’ora era stato ad
abbracciarla, mentre adesso se ne stava seduto sul letto con il suo
abito malva ad ascoltare una bellissima musica”.

 

“Ed è la mia amata Helene che sta suonando. E io, Lars de Hattarvagen,
ho visto Helene sciogliersi i suoi bei capelli, l’ho vista in piedi
davanti alla finestra della mia stanza e ho visto i suoi capelli
biondi caderle ondeggianti lungo le spalle.E ho visto la luce dei suoi
occhi. E sono stato dentro la sua luce. Sono entrato dentro la sua
luce.Mi sono alzato dalla sedia, sono andato verso di lei e davanti
alla sua luce…
Tu sei come cielo e luce in me. Mi manchi così tanto, Helene. e adesso
tu mi hai chiesto di venire da te. E io vado via dal Malkasten, mi
avvicino alla via dove abiti tu, insieme a tua madre, con i tuoi
fratellini.Vengo da te, mia cara Helene.Perchè tu sei in me. Tu sei in me. Io vengo da te. E tu sei in me.Tu sei me. Senza di te io sono solo un movimento, senza di te sono solamente un movimento vuoto, una curva. Una svolta verso di te. Un movimento verso di te, Helene. Verso di te, verso di te. Helene.
Da quando mi sveglio a quando mi corico, sempre sono un movimento
verso di te. Sono rivolto verso di te,sono un movimento verso di te.Ti
vengo incontro perché mi hai chiesto di venire da te, e ora magari non
vuoi vedermi, non vuoi che io venga, magari vuoi solo che io sparisca
e non venga mai da te, forse non mi vuoi più vedere, magari i tuoi
occhioni, così azzurri, così luminosi, non mi vogliono più vedere,
magari tu non vuoi più avere niente a che fare con me, magari non mi
vuoi più vedere, perché tua madre mi ha detto che non puoi più
vedermi, un paesaggista norvegese, uno studente di belle arti, un uomo
strano, appena un uomo.
Cammino lungo la strada. Vado verso al casa dove tu abiti, verso il
tuo volto alla finestra.
I tuoi capelli biondi, ondeggianti.
I tuoi occhi così azzurri, così chiari.
E il tuo vestito bianco.
E la tua voce che pronuncia il mio nome.
Da quando mi sveglio fino a sera, posso sentire la tua voce.
Posso vedere i tuoi occhi.
Dentro di me, sei tu”.

Melancholia 1, Jon Fosse, Fandango Libri

Come può questo delirio amoroso non richiamare il destino turbolento di Cathy e Heathcliff, i protagonisti di Wuthering Heights, Cime tempestose, di Emily Brontë?
L’amore come dannazione. L’amore oltre la vita. L’amore oltre la morte.
L’amore che non ha il coraggio di sfidare le convenzioni sociali, ma finisce per sfidare addirittura il concetto di mortalità umana. La storia è ben nota: il padre di Cathy prende con sé il trovatello Heathcliff e lo alleva in seno alla sua famiglia; tuttavia, una volta morto il suo benefattore, Heathcliff viene degradato al rango di servo. Già dall’inzio è connotato come incarnazione stessa del male: la pelle scura, sporco, gli occhi come carboni, le marachelle più o meno ingenue combinate insieme alla sua compagna di giochi, Cathy.
Tuttavia, pur amando Heathcliff, Cathy sposa il vicino di casa, il mite ed agiato Linton.
Ecco come Cathy descrive il suo amore per Heathcliff:

Le mie grandi sofferenze in questo mondo sono state quelle di Heathcliff, e le ho viste e vissute tutte fin dal principio; il mio pensiero principale nella vita è lui. Se tutto il resto morisse, e lui rimanesse, io continuerei ad esistere; e se tutto il resto continuasse ad esistere e lui fosse annientato, l’universo si trasformerebbe in un completo estraneo: non ne sembrei parte. – Il mio amore per Linton è come il fogliame nei boschi: il tempo lo cambierà, ne sono consapevole, come l’inverno cambia gli alberi. Il mio amore per Heathcliff somiglia alle rocce eterne che stanno sotto quegli alberi: una fonte di piacere ben poco visibile, ma necessaria. Nelly, io SONO Heathcliff! Lui è sempre sempre, sempre nella mia mente: non come una gioia, non più di quanto io lo sia per me stessa, ma come il mio stesso essere. Quindi non parlare più di separazione: non è possibile.” (cap. IX)

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Ma i due si separano: dopo aver sentito le prime parole di Cathy, Heathcliff scappa, senza dare alcuna notizia di sé, deciso a riscattarsi e a diventare degno dell’orgoglio di classe e dell’amore di Cathy. La sua vendetta è lunga e dolorosa: sposa la sorella di Linton, Isabella, solo per rendere Cathy gelosa, spezzando il cuore a Linton e rendendo la vita impossibile alla moglie, che finisce con lo scappare; gode della sua nuova condizione di ricco asservendo Hindley, fratello di Cathy, dedico all’alcool e al gioco dopo la morte della moglie, e il di lui figlio, Hareton, che costringe ad abbruttirsi. Cathy, malata e infelice, muore dando alla luce una figlia. Tuttavia, prima della sua morte, i due riescono a dichiararsi eterno ed imperituro amore:

 

Cathy:
– Vorrei tornare a essere una ragazza, quasi una selvaggia, e aspra e libera, che ride delle offese e non ne impazzisce! Perché sono tanto mutata? perché il mio sangue si agita tumultuosamente per poche parole? (cap. XII)
– Ma, Heathcliff, se io ora ti sfidassi a farlo, ne avresti il coraggio? Se lo avrai ti terrò con me. Non giacerò là da sola. Possono seppellirmi dodici piedi sotto terra, e gettarmi sopra la chiesa intera; ma non riposerò fino a quando tu non starai con me. Mai! (cap. XII)

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Heathcliff:
– Ora dimmi come hai potuto essere così crudele con me, crudele e falsa. Perché mi disprezzasti? Perché ingannasti il tuo stesso cuore, Cathy? Non mi viene una sola parola di conforto. Tu meriti questo. Ti sei uccisa da sola. Sì, puoi baciarmi, e piangere; e strapparmi baci e lacrime; essi saranno la tua rovina… la tua dannazione. Tu mi amavi; che diritto avevi di lasciarmi? Che diritto? Rispondimi. Lasciarmi per quel misero capriccio che ti prese per Linton? Giacché né la miseria, né la degradazione, o la morte, né qualunque pena che Dio o Satana potessero infliggere, avrebbero potuto separarci, tu lo facesti di tua volontà. Non ho infranto il tuo cuore, tu l’hai infranto; e nell’infrangerlo, hai spezzato il mio. Tanto peggio per me che sono forte. Se voglio vivere? Che vita sarà quando tu… oh, Dio! Piacerebbe a te vivere con la tua anima nella tomba? (cap. XV)
– È duro perdonare, e guardare codesti occhi, e toccare codeste mani consunte. Baciami ancora; e non farmi vedere i tuoi occhi! Ti perdono per quello che mi hai fatto. Io amo la mia assassina; ma il tuo assassino, come potrei perdonarlo? (cap. XV)
– Ha mentito fino alla fine! Dov’è ora? Non è là, non in paradiso, non fra i morti, dov’è? Oh dicesti che non ti importava delle mie sofferenze! E io elevo una sola preghiera, la ripeterò fino a che la lingua non si sia seccata – Catherine Earnshaw, possa tu non trovare pace finché io avrò vita; dicesti che io ti avevo uccisa; perseguitami allora! Gli assassinati PERSEGUITANO i loro assassini, credo. So che dei fantasmi hanno vagato sulla terra. Sii sempre con me, assumi qualsiasi forma, fammi impazzire! Solo non lasciarmi in questo abisso dove non riesco a trovarti! Oh Dio! Non ci sono parole per dirlo! NON POSSO vivere senza la mia vita! NON POSSO vivere senza la mia anima! (cap. XVI)

I propositi di vendetta del disperato Heathcliff non si attuano: alla fine del libro, Hareton e Cathy, figlia della sua amatissima Catherine, si innamorano, mettendo così fine alla faida e riportando risate e colori a Wuthering Heights.
Si racconta che, dopo la morte di Heathcliff, due spiriti siano stati visti aggirarsi tra le brughiere innebbiate e desolate. D’altro canto, come scrisse la Brontë:
 

 

There is not room for Death,
Nor atom that his might could render void:
Thou -Thou art Being and Breath,
And what Thou art may never be destroyed.

 

(No coward soul is mine)

 

Non c’è spazio per la Morte,
Non c’è atomo che la sua volontà
 possa annullare:
Tu – Tu sei Vita e Respiro,
Possa quello che sei mai essere distrutto!

“What do they know of heaven or hell, Cathy, who know nothing of life ?”

da Wuthering Heights (1939) regia di William Wyler con Merle Oberon (Cathy Linton), Laurence Olivier (Heathcliff), David Niven (Edgar Linton)

 


“Ora mi degraderebbe sposare Heathcliff, così non saprà mai quanto io lo ami: e non perché sia bello, Nelly, ma perché lui è più me stessa di quanto non lo sia io. Di qualsiasi cosa siano fatte le nostre anime, la mia e la sua sono la medesima cosa; e quella di Linton è diversa quanto un raggio di luna da un lampo, o il gelo dal fuoco”. (cap. IX)