Protect me from what I want

Protect me from what I want

It’s that disease of the age
It’s that disease that we crave
Alone at the end of the race
We catch the last bus home

Corporate america wakes
Coffee republic in case
We open the latch on the gate
Of the hole that we call our home

Protect me from what I want
Protect me protect me

Maybe we’re victims of fate
Remember when we’d celebrate
We’d drink and get high until late
And now we’re all alone

Wedding bells ain’t gonna chime
With both of us guilty of crime
And both of us sentenced to time
And now we’re all alone

Protect me from what I want
Protect me protect me
Protect me from what I want
Protect me protect me

Protect me from what I want
Protect me protect me
Protect me from what I want
Protect me protect me

(@Placebo)

Protect me from what I want – requiem for a dream

Prima di partire

Andare dal parrucchiere
Quello che ti conosce da sempre
A fare una messa in piega
Che costa anche di meno.

Salutare i vicini
quelli che ti hanno visto nascere
dove vivi ora? Londra non più,
inizia con la B, Boston? Ah no in Europa
(ha poca importanza)

Sei felice lì?
Rispondere amabilmente,
Commentare in modo vago il costo della vita
L’effetto della crisi sul mercato del lavoro
(tutto il mondo è paese)

Lottare con la valigia
I pezzi di casa che vorresti portare,
Una casa che non è più la tua
Ma che diamine, si dovrà pure appartenere a qualche posto
(la non appartenenza è il male del nostro secolo,
insieme a insonnia e depressione)

Cose da evitare
(assolutamente).

Parlare del grigiore
Di quel colore senza colore che ti penetra la pelle e le ossa
Che ti impregna l’anima
Che non riesci a scrollarti di dosso.

Aprire quel cassetto
(si proprio quello: quello dei ricordi)
Guardarsi indietro e fare elenchi
Persone che abbiamo avuto
Persone che abbiamo perso
Che si sono portate via pezzi di noi
Discorsi in sospeso
Come eravamo
Come volevamo essere
Come siamo cambiati
Come non volevamo cambiare
(e cito: volevamo cambiare il mondo, ma il mondo ha cambiato noi)

Appena partiti
Girarsi a guardare.

(Bruxelles, 09/01/2012)
@OphelinhaPequena

Probabilmente il nuovo anno non è iniziato nel migliore dei modi. Probabilmente ho paura. Probabilmente c’è troppo grigio intorno a me, e nelle mie ossa, e non riesco a liberarmi di questo freddo. Probabilmente ho paura di guardarmi allo specchio e continuare a non riconoscermi, paura che la lista dei buoni propositi finisca nel dimenticatoio condita con una buona dose di rassegnazione.
Qualcuno una volta mi ha scritto “Le parole fanno innamorare, le parole fanno ammalare, le parole fanno guarire”. Era una persona di poche parole, ma sapeva trovare quelle giuste, per me. In questo caso, per rispondere alla mia preoccupazione di innamorarmi delle parole e non delle persone, di amare con la testa e non col cuore. Ma non dimentico. E per questo leggo e scrivo, scrivo, scrivo, anche se nessuno legge, anche se nessuno leggerà mai, sperando che sia catartico, sperando che mi aiuti ad addomesticare i miei desideri, a rimetterli a posto nel dimenticatoio, ad etichettarli e a non toccarli mai più, ad ipnotizzarli ed addormentarli. Protect me from what I want protect me from what I want. Because I am not who I would like to be, and because I am neither here nor there. I am not. Stuck in a moment and I can’t get out of it. Nay I cannot.
Protect me from what I want protect me from what I want.

Icaro
mille sogni in un cassetto

diventato troppo stretto

(troppo tempo non lo apro più)
la valigia sempre pronta,

dove, non conta

voglia di scappare

incubi da dimenticare

agonia di ricominciare

imparare di nuovo a sognare

l’uomo sogna di volare

(Parigi, 19/04/2009)
@OphelinhaPequena

Non sono pazzo, fratello. Non siamo pazzi quando troviamo il sistema per salvarci. siamo astuti come animali affamati. Non c’entra nulla la pazzia. E’ genio, quello. E’ geometria. Perfezione. I desideri stavano strappandomi l’anima. Potevo viverli, ma non ci sono riuscito.
Allora li ho INCANTATI. E a uno a uno li ho lasciati dietro di me. Geometria. Un lavoro perfetto.

(Alessandro Baricco, Novecento. Un monologo)

la leggenda del pianista sull’oceano

Guariscimi dall’ansia di volere essere chi non sono e non posso essere. Allevia la mia inquietudine, la mia continua ricerca di un posto nel mondo, di uno spazio di un tempo che possano essere miei soltanto.

Protect me from what I want. Because I am not gonna get it. No way.

PS: note to self: smettila di surfare siti bellissimi ma non adatti alla mia attuale nonchè perenne inquietudine esistenziale tipo Mollaretutto e Voglioviverecosì.  Protect me from what I want.

Advertisements

4 thoughts on “Protect me from what I want

  1. Anonimo says:

    Pedro Salinas – No rechaces los sueños por ser sueños

    No rechaces los sueños por ser sueños.
    Todos los sueños pueden
    ser realidad, si el sueño no se acaba.
    La realidad es un sueño. Si soñamos
    que la piedra es la piedra, eso es la piedra.
    Lo que corre en los ríos no es un agua,
    es un soñar, el agua, cristalino.
    La realidad disfraza
    su propio sueño, y dice:
    «Yo soy el sol, los cielos, el amor.»
    Pero nunca se va, nunca se pasa,
    si fingimos creer que es más que un sueño.
    Y vivimos soñándola. Soñar
    es el modo que el alma
    tiene para que nunca se le escape
    lo que se escaparía si dejamos
    de soñar que es verdad lo que no existe.
    Sólo muere
    un amor que ha dejado de soñarse
    hecho materia y que se busca en tierra.

    Like

  2. Anonimo says:

    Consiglio a tutti la lettura dei libri di Giorgio Bettinelli, un musicista/cantante che, alla soglia dei quarant’anni, dopo essere entrato in possesso per caso di una vecchia Vespa, ha girato il mondo in lungo e in largo su due ruote per quasi 15 anni, fino alla sua prematura scomparsa nel 2008.
    Un viandante su due ruote, che finanziava i suoi peripli con una sponsorizzazione della Piaggio e scrivendo libri (per la Feltrinelli) e articoli per le riviste specializzate (i suoi testi sono molto di piu’ che non semplici resoconti di viaggio).
    Bettinelli, da vero viaggiatore (Mais les vrais voyageurs sont ceux-là seuls qui partent
    Pour partir; coeurs légers, semblables aux ballons, De leur fatalité jamais ils ne s'écartent,Et, sans savoir pourquoi, disent toujours: Allons!,) ci insegna che un’altra vita e’ sempre possibile, anche senza tatuarsi il polpaccio e aprire un chiosco per prostitute e narcotrafficanti su una spiaggia di Cuba.
    Anche l’uomo di successo sogna un’altra vita. Guardatevi dalla persone che non coltivano sogni, passioni. Diffidate da chi cerca di soffocare bambino che vive dentro ciascuno di noi.

    PS
    La mia Vespa rossa e’ qui con me, ed e’ sempre pronta a partire…

    Like

  3. Ophelinha says:

    Caro Anonimo, ti auguro di continuare a sognare, e di fare come Bettinelli con la tua Vespa rossa. Il tuo commento mi fa pensare al finale di Caterina va in citta' di Virzi': un finale un po'amaro, ma sarebbe bello pensare che alcuni sogni e alcune fantasie si possano realizzare senza arrivare ad estremi (o forse no?)
    Grazie di aver raccolto il mio messaggio nella bottiglia.

    Like

  4. Anonimo says:

    Anche a me e' venuto in mente quel film, e quella moto, che forse arriva proprio fino a Cuba. Poi ho pensato a Forrest Gump, un altro dei miei eroi, che a un certo punto inizia a correre, correre, correre…

    Like

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s