Tutte le lettere d’amore sono ridicole

    Todas as cartas de amor são
    Ridículas.
    Não seriam cartas de amor se não fossem
    Ridículas.

    Também escrevi em meu tempo cartas de amor,
    Como as outras,
    Ridículas.

    As cartas de amor, se há amor,
    Têm de ser
    Ridículas.

    Mas, afinal,
    Só as criaturas que nunca escreveram
    Cartas de amor
    É que são
    Ridículas.

    Quem me dera no tempo em que escrevia
    Sem dar por isso
    Cartas de amor
    Ridículas.

    A verdade é que hoje
    As minhas memórias
    Dessas cartas de amor
    É que são
    Ridículas.

    (Todas as palavras esdrúxulas,
    Como os sentimentos esdrúxulos,
    São naturalmente
    Ridículas.)

    Tutte le lettere d’amore sono
    ridicole.
    Non sarebbero lettere d’amore se non fossero
    ridicole.

    Anch’io ho scritto ai miei tempi lettere d’amore,
    come le altre,
    ridicole.

    Le lettere d’amore, se c’e’ l’amore,
    devono essere
    ridicole.

    Ma dopotutto
    solo coloro che non hanno mai scritto
    lettere d’amore
    sono
    ridicoli.

    Magari fosse ancora il tempo in cui scrivevo
    senza accorgermene
    lettere d’amore
    ridicole.

    La verita’ e’ che oggi
    sono i miei ricordi
    di quelle lettere
    a essere ridicoli.

    (Tutte le parole sdrucciole,
    come tutti i sentimenti sdruccioli,
    sono naturalmente
    ridicole).

    (Fernando Pessoa)

Quando si tratta di emozioni e sentimenti, è meglio tacere o sforzarsi di esprimersi, anche se fa male, anche se il groppo in gola fa da tappo, anche se non ci si sente all’altezza?

Quante volte si vorrebbe prendere carta e penna (o il portatile) e scrivere, scrivere…fino a sentirsi svuotati. Quante volte si rinuncia, perché non ci si sente bravi abbastanza, perché non si sa scrivere. Perché non si e`bravi a parlare. Allora ci si affida alle parole di altri, scrittori, poeti, cantanti. E il peso delle parole mai dette si aggiunge al vuoto delle cose mai fatte.

le lettere d`amore/che avevo immaginato/ma mi facevan ridere/magari fossi in tempo/per potertele scrivere

canta Roberto Vecchioni nella bellissima canzone ispirata alla poesia di Nininho. Siamo noi ad essere ridicoli o le nostre parole? Ci rendiamo più ridicoli cercando di sforzarci di esprimere quello che proviamo, a rischio di scivolare dolcemente ma inesorabilmente verso un pastrocchio, o affidandoci a surrogati?

Eppure c’è chi ha scritto, e ha amato attraverso le parole.
Penso a due esempi: David Grossman e André Gorz. Entrambi scrittori, è vero: David Grossman ci racconta una storia d`amore intensa tanto da far male, appassionata, quasi d’altri tempi, stile Abelardo ed Eloisa. Yaris vede Myriam tra la gente. Eppure percepisce in lei il fascino discreto di chi, in un mondo pervaso dal rumore, riesce ancora a sentirsi solo. Le scrive una lettera e le chiede di accettare un rapporto che superi le normali congetture, i normali schemi e rigori, che vada al di là di qualsiasi altra relazione lei abbia mai vissuto. Le chiede di accettare un rapporto fatto solo di parole. E le chiede di affidare alla parola scritta solo ciò che lei di volta in volta si sentirà libera di voler raccontare.

Anche Yaris è consapevole dei suoi limiti di scrittore:

Come mi piacerebbe scriverti diversamente.Come mi piacerebbe essere uno che scrive in un altro modo.Le mie parole sono così pesanti.

In fondo avrebbe potuto essere anche semplicissimo, no?Come quando si chiede: “Dimmi piccino, dov’è che ti fa male?”
Allora chiuderei gli occhi e scriverei in fretta: volesse il cielo che due estranei vincessero l’estraneità.
Il principio stesso dell’estraneità, carico di prescrizioni e conseguenze – il vertice del Cremlino, soddisfatto e sazio, che ci si è assestato nelle profondità dell’anima.
Come vorrei pensare a noi come a due persone che si sono fatte un’iniezione di verità, per dirla, finalmente la verità.
Sarei felici di poter dire: “Con lei ho stillato Verità!”
Si, è questo quello che voglio. Voglio che tu sia per me il coltello, e anche io lo sarò per te, prometto.
Un coltello affilato ma misericordioso …
Le tue paure addormentale con me.

 

La lunga lettera di André  Gorz è dolorosamente commovente. Gérard Horst, questo il suo vero nome, viennese, incontra Dorine, giovane attrice inglese, nel 1947 in Svizzera dove lui si era rifugiato e dove lei faceva teatro. Da quel momento non si sono più lasciati. Cinquantotto anni dopo ripercorre gli anni della giovinezza e della militanza, dai primi incerti inizi parigini dove Gorz inizia la carriera di traduttore, di giornalista, poi di filosofo. E’ una confessione senza veli, in cui il Gorz ammette di non aver sempre tenuto la moglie nella giusta considerazione, salvo poi riconoscere come l’intera sua opera porta il segno della presenza di Dorine, del suo sostegno, del dialogo sempre vivo tra loro. André e Dorine Gorz hanno attraversato insieme la seconda metà del Novecento, vivendo da comprimari le idee, le battaglie, le sfide sociali e personali di quest’ultima metà del secolo. Un racconto che è la storia di una vita, dell’impegno politico e intellettuale, ma anche il ritratto di un’epoca,

Stai per compiere ottantadue anni. Sei rimpicciolita di sei centimetri, non pesi che quaranta chili e sei sempre bella, elegante e desiderabile.
Sono cinquantotto anni che viviamo insieme e ti amo più che mai.
Porto di nuovo in fondo al petto un vuoto divorante che solo il calore del tuo corpo contro il mio riempie.
[…]
Hai appena compiuto ottantadue anni. Sei sempre bella, elegante e desiderabile.
Sono cinquantotto anni che viviamo insieme e ti amo più che mai.
Recentemente mi sono innamorato di te un’altra volta e porto di nuovo in me un vuoto divorante che solo il tuo corpo stretto contro il mio riempie.
La notte vedo talvolta la figura di un uomo che, su una strada vuota e in un passaggio deserto, cammina dietro un carro funebre. Quest’uomo sono io.
Sei tu che il carro funebre trasporta.
Non voglio assistere alla tua cremazione Sento la voce di Kathleen Ferrier che canta “Die Welt ist leer, Ich will nicht leben mehr” e mi sveglio.
Spio il tuo respiro, la mia mano ti sfiora.
Ciascuno di noi vorrebbe non dover sopravvivere alla morte dell’altro.
Ci siamo spesso detti che se, per assurdo, avessimo una seconda vita, vorremmo trascorrerla insieme.

 

Gorz ha messo fine ai suoi giorni, insieme a sua moglie Dorine afflitta da una grave malattia, il 25 settembre 2007.
C’è anche un altro aspetto da non sottovalutare.. quando si scrive una lettera, dall’altra parte del fiume c’è un destinatario ad aspettarla… pieno di aspettative, di paure, di speranza. Un destinatario che potrebbe ridere di quelle parole scritte con tanto sforzo, con tanta fatica. Forse anche questa persona ha paura. Di aspettare invano. Di covare illusioni. Di sentirsi ridicola. (Il ridicolo è il nemico dell’amore, insomma).

Non raccontarmi storie d’amore infelici

(Dopo aver visto Avanti! di Billy Wilder)

Non mandarmi storie d’amore infelici.

Voglio amori felici

in cui la gente sorride, e ride, e sorride,
e ride di se stessa.

Non raccontarmi di amori infelici.

Non enumerarmi amanti separati contrastati contestati
divisi.

Inventa per me un mondo nuovo,
fatto solo di amori felici
dove ci sia spazio per me – per te – per un povero amore
vilipeso, vituperato, aborrito,
nascosto, celato, rinnegato
(tre volte l’hai rinnegato,
tre volte l’ho rinnegato).

Dargli acqua o lasciarlo appassire

Dargli cibo o lasciarlo perire d’inedia.

Non mandarmi storie d’amore infelici.

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