"We’ll always have London"

Ogni anno è un appuntamento fisso: man mano che l’autunno avanza, le foglie cambiano colore, le giornate diventano più corte ed il grigio diventa il leitmotiv quotidiano, anche a livello di umore..sento la nostalgia di Londra, la “mia” Londra, la storia d’amore più lunga della mia vita, che dura da tredici anni con ben pochi alterchi durante il cammino.
È iniziata così, quasi per caso, durante la mia prima vacanza studio, a tredici anni, nel corso di una gita in battello sul Tamigi. Improvvisamente, scorgo uno scorcio di città che mi squarcia il cuore: lungo la riva del Tamigi, una dimessa ed abbandonata casetta di pietra, con i gradini sul fiume, rivestita di muschio, probabilmente dimora di pescatori (quando il fiume conosceva tempi migliori); una casa bianca, in stile vittoriano; un grattacielo ultramoderno. Come non innamorsi di questa città voluttuosamente decadente, dai mille volti e dalle mille anime, gloriosamente crepuscolare.
Mi mancano i pigri pomeriggi domenicali alla National Gallery, uscire quando era già buio e passeggiare lungo il fiume, accarezzando con lo sguardo il fido Ben, il London Eye, la sagoma della Westminster Abbey. I sabato mattina a Notting Hill, le cupcakes di Portobello, il cappuccino pret-à-porter. I double-decker rossi, che mi fanno sempre venire voglia di cantare quella canzone degli Smith:

Take me out tonight

Because I want to see people and I

Want to see life

Driving in your car

Oh, please don’t drop me home

Because it’s not my home, it’s their

Home, and I’m welcome no more

 

And if a double-decker bus

Crashes into us

To die by your side

Is such a heavenly way to die

And if a ten-ton truck

Kills the both of us

To die by your side

Well, the pleasure and the privilege is mine

 

There is a light that never goes out

500 Days of Summer

Hyde Park
Hyde Park
Hyde Park
Life. Death. Passion. Beauty. The National Gallery
The London Eye..upside down

La spirale di flash-back è illogica e vorticosa: una giornata di maggio troppo calda per la primavera londinese (26 gradi!), un pic-nic improvvisato ad Hyde Park, una bottiglia di bianco gelato. Il rumore delle mie ballerine sulla strada di casa. L’odore della pelle dei sedili di un taxi nero, diretto ad un ristorante marocchino in centro, quel bicchiere di troppo. Il terzo piano della Tate Modern, con la mia sezione preferita, Surrealism and Beyond. Andare a correre per le strade di Islington per scaricare rabbia e dolore, con How to Save a Life di The Fray o Chasing Cars degli Snow Patrols come colonna sonora. Capodanno ad Oxford Street.
Home is where your heart is: se così è, il mio Heimat è e rimarrà per sempre lì.
Perchè Londra è una città cosi viva che ti costringe a sentirti viva, anche quando non lo vorresti, anche quando credi di non esserlo più, quando soffri di mean reds, quando vorresti solo stare chiusa al buio con la testa sotto il piumone. Ti cerca, ti seduce, ti trascina con sè in questo swing di aperitivi-eventi-mostre-concerti-opera-teatro-gente.
A Londra mi sono innamorata. A Londra mi sono dovuta confrontare con l’arte di perdere, come la definirebbe Elizabeth Bishop. A Londra mi sono persa e mi sono ritrovata, ma, soprattutto, mi sono conosciuta.

Questo racconto è dedicato a te, insieme ad un brindisi con una tazza di Lady Grey.

…c’era una volta (tutte la fiabe iniziano con un c’era una volta, no? è la prassi) una ragazzina ribelle che voleva girare il mondo. Non voleva mai fermarsi, non voleva mai affezionarsi a nessuno, non voleva legami: i legami fanno soffrire, e i piccoli principi dai capelli biondi prima o poi abbandonano le volpi x tornare dalle loro rose nei loro microscopici pianeti.

Un giorno per caso arrivò in una città sempre grigia e dove pioveva sempre. A lei non importava: quella città la affascinava, aveva un fascino decadente e crepuscolare che le donava uno strano senso di felicità….Aprile è il più crudele dei mesi (chi l’ha detto?T.S.Elliot) pensava la ragazzina, a volte c’è bisogno di sfumature di grigio per placare gli ardori del cuore.

Ma mentre camminava lungo un fiume grigio, continuava a piovere e nessun passante si fermava. Nessun passante le prestava attenzione. Nessuno si accorgeva di lei, con le sue trecce tutte bagnate.

La ragazzina si mise a piangere: ma le gocce di pioggia, si sa, altro non sono che lacrime di cielo, e si confondono facilmente, oh, tanto facilmente!con le lacrime vere.

All’improvviso, si avvicinò un passante: un uomo come tanti, né giovane né vecchio, né alto né basso, né magro né grasso, né bello né brutto. Ma sorrideva, dietro gli occhiali appannati dalla pioggia, e aveva con sé un enorme girasole.

Il girasole divenne il riparo della ragazzina. Divenne quasi la sua casa, ed era felice, perchè sotto ai suoi petali, anche la pioggia più grigia assumeva mille bagliori di giallo e di arancione. Un giorno, l’uomo tornò. La ragazzina era stupita e preoccupata. non le piaceva far avvicinare la gente a sé, perchè prima o poi se ne sarebbe andata, e si supera tutto, oh si, si dimentica tutto, il freddo, il caldo, la fame, la sete, ma quel senso di mancanza, quel buco nel cuore, quello non te lo riempie nessuno. Le persone che perdi aprono voragini profonde.

Ma l’uomo era gentile, e continuava a sorriderle. Le fece ascoltare una canzone triste, triste ma bella, che parlava di una rosa, una rosa tanto amata da essere unica… come la rosa del piccolo principe…ma alla fine la rosa restava sola ed ingannata, e la ragazzina si intristì.

Allora, il giorno dopo, alla stessa ora, l’uomo gentile tornò, e le portò un’altra canzone, che parlava di un uomo che voleva prendere per mano una ragazza e scappare con lei per i tetti; ma lei era una farfalla, e voleva volare via. La ragazzina sorrise.

Da quel giorno, ogni giorno, alla stessa ora, l’uomo tornò sotto il girasole, a farle visita. La ragazzina fremeva di impazienza. Ogni giorno portava con sé una storia, un libro, il resoconto della trama di un film, una poesia.

Una di queste poesie le piacque particolarmente, perchè le si addiceva:

“Ma, veri viaggiatori sono quelli che partono per partire; cuori leggeri, simili a palloncini, non si staccano mai dal loro destino, e senza sapere perché dicono sempre: Andiamo!

I loro desideri hanno forme di nuvole, e come il coscritto il cannone, sognano grandi, cangianti, ignote voluttà, il cui nome lo spirito umano non ha mai conosciuto.”

Tuttavia, per la prima volta nella sua vita, la ragazzina si chiese: voglio davvero ripartire? E si rese conto, senza avere il coraggio di ammetterlo a se stessa, che lui le sarebbe mancato. Allora si mise a correre, e fuggì, fuggì lontano, fin quando non ebbe più forza nelle gambe e più lacrime negli occhi. Allora fece l’unica cosa che avrebbe potuto fare: tornò indietro. Lui era lì, sotto il girasole, questa volta con una buffa piéce teatrale, in cui un uomo parlava del suo gusto per la vita, di come non gli bastasse mai. Le prese la mano, la guardò negli occhi e le disse “Unica rosa”. In quegli occhi, la ragazzina vide il mondo che aveva sempre cercato, che aveva sempre anelato, che non aveva mai trovato. In quel momento, la ragazzina rivisse il rumore di tanti treni, il silenzio perfetto di notti stellate nel deserto. In quelle mani, la ragazzina risentì le mani callose della povera mendicante indiana che le aveva predetto una vita breve ma piena di saggezza.

Il giorno dopo, la ragazzina attese l’uomo. Stranamente, ritardava. Arrivò, due ore dopo, le lasciò una lettera, non la guardò negli occhi, se ne andò.

Nella lettera c’era scritto che lui era un uomo grande ed importante, che aveva una famiglia a cui pensare, un lavoro, degli affari. Non aveva tempo per posti segreti e magici sotto girasoli giganti. Non aveva tempo per ragazzine innamorate.

Si, perchè nei suoi occhi, il giorno precedente, l’uomo aveva visto amore, e speranza, e fiducia. Roba scomoda, insomma.

La ragazzina non poteva crederci. Continuò ad attenderlo, giorno e notte. Lo attese invano. Intanto, il girasole sfioriva, petalo dopo petalo.

Passarono i giorni. Passarono le settimane. Una sera, una coppia di innamorati, appartatisi per cercare un pò di intimità, trovò un lungo stelo piantato nel suolo. Che cosa stramba, pensò lui. Gli uomini sono sempre più pratici.

Un amore infelice, pensò lei, sentendosi in bocca quel sapore di mandorle amare. Le donne hanno sempre le testa tra le nuvole.

 

And if a double decker bus crashes into us to die by your side it’s such a heavenly way to die…
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